Dreamin’ Wild

Dreamin’ Wild **

Il secondo film da regista del produttore Bill Pohlad (The Tree of Life, 12 anni schiavo, Brokeback Mountain, Into the Wild) è un nuovo viaggio musicale, questa volta in una piccola storia di provincia, ambientata a Fruitland, Washington.

Alla fine degli anni settanta, assecondando la passione del figlio più piccolo Donnie, Don Emerson costruisce all’interno della sua fattoria un piccolo studio di registrazione.

Assieme al fratello Joe e ad un amico bassista, Donnie registra un album, intitolato Dreamin’Wild. Il padre ne finanza la stampa del 33 giri. Un impresario intravvede il talento del ragazzino e lo vuole a Los Angeles a registrare da solo nuove canzoni.

Le spese costringeranno gli Emerson ha vendere gran parte della loro proprietà, ma l’album da solita di Donnie non vedrà mai la luce.

Quarant’anni dopo, grazie alla scoperta di un collezionista e ad un etichetta specializzata nel recupero di meteore musicali, Donnie e Joe trovano un nuovo successo insperato con la ristampa del loro album d’esordio.

Ma mentre Donnie ha continuato a cercare di sbarcare il lunario suonando e componendo, senza fortuna, Joe è rimasto nella fattoria di famiglia, aiutando il padre.

Il successo tardivo mette Donnie di fronte alle ombre del suo fallimento, alle responsabilità e al senso di colpa che sente nei confronti del padre e del fratello.

Il film di Pohlad è ispirato all’articolo che il New York Times dedicò ai due fratelli, una decina di anni fa, in occasione della loro riscoperta.

Dreamin’ Wild è un piccolo film dallo spirito indie in cui Casey Affleck può struggersi come suo solito, tra l’autocommiserazione e lo spleen esistenziale: al fratello di Ben, premio Oscar per Manchester By The Sea, piace interpretare sempre ruoli tormentati, personaggi battuti, perdenti che anelano una seconda possibilità.

Il suo Donnie è esattamente così, sempre sdrucito, con la barba incolta, i capelli arruffati, lo sguardo basso. Pohlad tuttavia ne sfrutta bene il contrasto con Noah Jupe che interpreta lo stesso ruolo da ragazzino, con la consueta energia ottimistica, che abbiamo imparato a conoscere in A quiet place, The Undoing e Honey Boy.

Lo scarto tra i due segna il peso della vita sulle ambizioni del protagonista.

Ottimo il cast di supporto con Beau Bridges nei panni del padre amorevole, Walton Goggins in quelli fratello coi piedi per terra e Zoey Deschanel nel ruolo della moglie Nancy.

Il film racconta una seconda occasione nello stile del più idilliaco dei sogni americani ed è piccolo, minimalista e affettuoso, un po’ come i pezzi del duo, figli di quella tradizione pop, capace di mescolare il soul con il country, l’R&B col funky.

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