Oltre il muro

Oltre il muro **

Un uomo che sta perdendo la vista, chiuso in una casa che sembra essere diventata improvvisamente una prigione.

Una donna in fuga dalla polizia, testimone involontaria di un incidente che ha coinvolto la camionetta su cui era trasportata assieme ad altri operai arrestati, durante una manifestazione per il loro salario.

Sono loro, Ali e Leila, i due protagonisti del terzo film del regista e montatore iraniano Vahid Jalilvand (Il dubbio – Un caso di coscienza), di nuovo a Venezia, questa volta in concorso.

Oltre il muro è una storia di apparenze e inganni, con che si muove in modo concentrico attorno ai suoi personaggi.

Nella prima scena Ali fuma una sigaretta, mentre ascolta con le cuffie un musica che bruscamente interrompe. Si avvolge la testa con una maglietta bagnata e un sacchetto di plastica, nel tentativo apparente di suicidarsi, in un bagno talmente spoglio, che sembra quello di una prigione.

Improvvisamente sente bussare insistentemente alla sua porta e desiste. Il proprietario di casa e un agente della polizia cercano una donna in fuga, che si è rifugiata nel loro condominio.

Ali non ne sa nulla. Nel frattempo arriva il Dott. Nariman, per accertarsi che l’uomo continui a prendere le gocce necessarie ad evitare che diventi completamente cieco.

Il racconto si riavvolge su se stesso e torna a mostrarci la stessa scena dal punto di vista della donna, Leila, che è fuggita da un incidente stradale e si è rifugiata a casa di Ali, a sua insaputa, per fuggire dai servizi segreti che la cercano. Durante la manifestazione ha perso di vista sui figlio Taha, di cui non sa più nulla.

Pian piano tra i due fantasmi che abitano la casa di Ali, avviene una sorta di riconoscimento silenzioso: Ali riceve delle lettere da parte di una donna misteriosa. Leila è bloccata a casa sua, ma pensa solo a scappare per sapere se suo figlio è salvo.  La polizia e il dottore torneranno più volte, così come Leila che non può fuggire finchè la polizia circonda l’edificio.

Ma quello che stiamo vedendo è davvero la storia che lega Ali e Leila? O è una manifestazione del mondo interiore del protagonista?

Il film di Jalilvand costruisce un meccanismo narrativo piuttosto complesso, che semina false piste, deviazioni e indizi, che ci spingono a mettere costantemente in discussione quello che stiamo vedendo.

Chi è Ali? Perchè sta perdendo la vista? E chi è davvero Leila e perchè rimane bloccata a casa di Ali? Di chi sono quelle lettere che vengono recapitate aperte, sotto la porta dell’appartamento del protagonista?

Oltre il muro lavora sulla distinzione tra fabula e racconto, mescola realtà e fantasia, rompe la linearità temporale, costringendo gli attori a rivivere continuamente la loro storia, in una spirale che solo alla fine chiarisce davvero i suoi confini e i ruoli che i due protagonisti sono chiamati ad interpretare.

La storia di Jalilvand è la storia di due personaggi uniti in un solo momento dal destino e legati poi per sempre dalle conseguenze di quell’incontro.

Anche se la dimensione politica del suo film sembra marginale, pian piano assume invece un ruolo più centrale, quando l’immaginazione cede il passo alla verità e lo spazio occupato da Ali mostra i suoi veri confini.

Jalilvand non riesce a gestire fino in fondo il carico emotivo e melodrammatico di alcuni momenti, che sembrano estranei ad una struttura tanto cesellata e minimale. E’ forse questo il limite di un film che tuttavia brilla per originalità di scrittura ed essenzialità della messa in scena, utilizzando il set della casa di Ali con grande intelligenza, per alimentare il nostro spaesamento, oltre a quello del protagonista.

Il titolo originale del film che suona come un’indicazione di sceneggiatura – Notte, interno, muro – è più esplicita nel raccontare la condizione di Ali e la necessità di evadere con l’unica arma rimasta, quella del sogno, della fantasia. 

“Senza speranza, non troveremo mai la forza di alzarci… non c’è aria fresca da respirare… non c’è più vita da vivere”.

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