Le buone stelle – Broker

Le buone stelle – Broker ***1/2

In un notte quieta e silenziosa una giovane donna che porta in grembo un neonato si avvicina alla baby box della Chiesa della Famiglia di Busan: non ha il coraggio il metterlo all’interno e lo lascia a terra, proprio lì davanti, perchè i volontari possano prendersi cura di lui.

Due poliziotte sorvegliano a distanza la donna. Nel frattempo i volontari Sang-hyun e Dong-soo recuperano il bambino.

Tra le fasce c’è un biglietto: “Woo-sung tornerò a prenderti”.

Come spesso accade nei film di Kore-Eda le apparenze ingannano: i volontari sottraggono il bambino alla chiesa, per venderlo a ricche famiglie che possono permetterselo, in modo da salvare la propria attività di lavanderia e dare un futuro al bambino, che altrimenti finirebbe in orfanotrofio.

Quando il giorno dopo la madre, So-yung, torna davvero alla chiesa per riprenderlo, il bambino non c’è più. Dong-soo le spiega l’inganno e assieme a Sang-hyun i tre si mettono in viaggio per incontrare le coppie che hanno fatto un’offerta per il piccolo.

Sulle loro tracce ci sono sia due agenti di polizia, che vogliono arrestare in flagranza i due “broker” di bambini, sia i galoppini incaricati dal padre del piccolo, un gangster che So-yung ha ucciso, per evitare che le portasse via il bambino e lo affidasse alla nonna, per crescerlo.

Lungo il viaggio, tra un appuntamento mancato e potenziali genitori non adatti, i tre si fermano all’orfanotrofio dove è cresciuto Dong-soo: qui uno dei ragazzini, Hae-Jin, si unisce al gruppo, fuggendo dalla struttura con l’amato pallone da calcio.

Fra trappole della polizia, finti acquirenti e agguati dei criminali inviati dalla famiglia del padre biologico, i quattro fuggitivi cercando di trovare una possibile via d’uscita.

Il film di Kore-Eda, girato per la prima volta in Corea, sull’onda di una legislazione che ha revocato l’anonimato alle madri che sono costrette ad abbandonare i propri bambini, è il nuovo magnifico ritratto di una famiglia imperfetta, costruita dal caso e tenuta assieme dalla volontà e dall’umanità dei suoi componenti.

C’è sempre un affare di famiglia, al cuore di Broker, che coerentemente ritorna sulle ossessioni del suo autore, aggiornandole ad una nuova malinconia variazione.

Anche questa volta siamo di fronte ad una famiglia improbabile, messa alle strette dalla vita: la prostituta So-young, oggetto della brutalità degli uomini, che cerca di garantire al suo bambino un futuro diverso dal suo, lontano dalla violenza della famiglia paterna. Sang-hyun, abbandonato dalla moglie e dalla figlia, che manda avanti una lavanderia con un unico amico, l’orfano Dong-soo, tra debiti e bambini.

La stessa detective Su-jin che mostra insolita durezza, anche quando le buone intenzioni del gruppo sono ormai chiare, è in fondo colei che si fa carico di garantire che il piano alla fine in qualche modo riesca, in attesa che ciascuno paghi il conto con la giustizia e il tempo rimetta a posto i sospesi.

Broker si mantiene in magnifico equilibrio tra commedia e dramma, aiutato dall’umanità straordinaria dei suoi interpreti: Song Kang-ho è semplicemente perfetto, ancora una volta in un ruolo paterno dopo quello di Parasite.  Scopriamo il passato del Sang-hyun solo alla fine e solo allora capiamo forse meglio perchè abbia scelto di risolvere i suoi problemi cercando una famiglia vera ai bambini abbandonati nella baby box della chiesa.

La sceneggiatura di Kore-Eda rivela lentamente intenzioni e identità dei suoi personaggi: come sempre nessuno è davvero chi dice di essere, questa volta persino i nomi sono falsi. Ma è nella faticosa conquista della verità delle cose che i personaggi del film ritrovano se stessi e danno un senso al loro stare al mondo.

Broker è un altro piccolo film toccato dalla grazia e se forse non ha la stessa capacità di ribaltare le attese di Un affare di famiglia, nè la stessa chiarezza d’intenti, resta in ogni caso un film maiuscolo, che nella sua struggente leggerezza ci invita a guardare con compassione alle nostre debolezze e ad aver fiducia nel futuro.

Alla fine, la famiglia del piccolo Woo-sung si allargherà ancora: i legami di sangue scolorano, rispetto alla volontà degli uomini. Stare assieme, prendersi cura, è una conquista.

Da non perdere.

 

E tu, cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.