Omicidio a Easttown: una grande Kate Winslet

Omicidio a Easttown *** 1/2

Marianne è una detective quarantenne della polizia di Easttown, nei sobborghi di Philadelphia. Ex campionessa della squadra di basket del liceo, Mere conosce ed è conosciuta da tutti in città. La sua vita non sembra però aver sviluppato le brillanti premesse della giovinezza e, dopo il successo nel campionato nazionale di basket, ricordato anche a distanza di 25 anni come qualcosa di straordinario, ha dovuto affrontare sfide dall’esito deludente. In particolare una grave perdita, quella del figlio Kevin, morto suicida a 19 anni, ha segnato in modo irreversibile la sua vita, rovinato il matrimonio con Frank (David Denman)e compromesso i rapporti con la figlia Siobhan (Angourie Rice). Kevin (Cody Kostro)  era un tossicodipendente, così come la compagna Carrie (Sosie Bacon), che ora sta facendo di tutto per disintossicarsi e ottenere l’affidamento del piccolo Drew che nel frattempo vive con Mare, Siobhan ed Helen (Jean Smart), la madre di Mare.

Mare (un’intensa Kate Winslet), non più giovane, ma nemmeno vecchia e pure già nonna, si porta sulle spalle il peso di una famiglia complicata. Il lavoro è una responsabilità, ma anche una valvola di sfogo, sebbene la routine provinciale di Easttown non offra occasioni di crescita professionale. L’unico caso di rilievo su cui sta indagando da più di un anno, senza risultati apprezzabili, è la scomparsa di Katie Bailey, figlia adolescente di una sua ex compagna della squadra di basket. In questa quotidianità frustrante, immersa in un orizzonte cupo e senza speranze di riscatto, Maresi ritrova coinvolta in un altro caso delicato, l’omicidio di una giovane ragazza madre, ErinMcMenamin (CaileeSpaeny), ritrovata senza vita in un bosco.

Data l’eco sollevata dal caso, Mare viene affiancata nell’indagine da un giovane collega della Polizia della Contea, Colin Zabel (Evan Peters), molto diverso da lei, ma la cui collaborazione risulterà determinante.

La miniserie, prodotta da HBO, si sviluppa nell’arco di sette episodi che ci permettono: dal punto di vista crime, di seguire lo sviluppo parallelo di due indagini, una relativa all’omicidio di Erine una sulla scomparsa di alcune ragazze adolescenti, tra cui Katie; dal punto di vista drammatico, di ricostruire la vita di Mare, il suo passato, i rapporti con il figlio, con l’ex marito e più in generale con la comunità che vede in lei un punto di riferimento, senza però amarla, anzi piuttosto sopportandola per necessità. Proprio come del resto sembra fare Mare con se stessa. La mancata elaborazione del lutto ha chiaramente inghiottito il suo passato e condiziona il suo presente. Mare non riesce a perdonarsi per quanto accaduto al figlio e riversa questo odio per se stessa su chi le sta accanto. Forse solo l’amica Lori (Julianne Nicholson) è in grado di lenire il suo dolore, di donarle tranquillità, grazie ad un contatto umano che sembra impossibile con gli altri membri della comunità e della famiglia. Gli unici con cui Mare riesce a stabilire un rapporto personale (Richard Ryan) e professionale (Colin Zabel) sono infatti esterni, persone che vengono da fuori. Con il prosieguo delle indagini il muro che Mare ha costruito per sopravvivere, ma che l’ha inevitabilmente separata dagli altri, finisce per sgretolarsi, anche e soprattutto dopo la morte di Zabel, innamorato di lei. L’aspetto sentimentale del loro rapporto in realtà è superfluo e a tratti poco riuscito: la coppia riveste un interesse tutto investigativo nell’economia della vicenda. Se è per questo anche la storia con Richard non convince fino in fondo, poco incisiva a livello emotivo, troppo leggera per spazio e contenuto.

Kate Winslet, parlando dello show, si è spinta ad asserire che non si tratta di un thriller: in realtà la parte investigativa è rilevante, come dimostrano i colpi di scena con cui si chiudono la maggior parte degli episodi e che trovano uno sviluppo imprevedibile anche nel finale, ma la contaminazione di generi ha la meglio e la parte drammatica è paritetica rispetto a quella crime. Potremmo presentare la serie come il racconto dell’elaborazione di un lutto o come il racconto della provincia americana, senza alcuna forzatura. Non è un caso che il titolo originale non faccia alcun riferimento a omicidi, ma si focalizzai sulla protagonista: Mare of Easttown, storpiato e forzato nella versione italiana verso una soluzione di genere ritenuta più accattivante per lo spettatore. Il racconto della provincia a cui assistiamo è da subito svelato, senza il riferimento a segreti nascosti dietro una patina di felicità borghese: è chiaro a tutti di trovarsi in una specie di purgatorio, senza apparenti possibilità di redenzione. Quello che si può evitare – e per cui è impegnata Mare – è che il purgatorio, per qualcuno, si trasformi in inferno.

Kate Winslet rende in modo memorabile le sfumature emotive di una donna che sembra non aver trascorso un’intera notte di sonno e non essersi fatta una doccia calda da troppo tempo: un personaggio scostante, respingente, pieno di contraddizioni, che fatica a tenere insieme i pezzi della propria vita, come gran parte degli abitanti di Easttown. Per questi aspetti potrebbe essere paragonata a un detective degli anni d’oro del noir, ma la maternità e il rapporto di amore-odio con la sua comunità, le conferiscono una prospettiva identitaria sociale e non a-sociale, come i corrispettivi maschili del passato. I protagonisti della vicenda sono tutti carichi di fragilità, divisi tra ruoli e contesti in cui manifestano parti di sé molto diverse. C’è anche una spiccata solidarietà di genere che quasi nessuno sembra voler minare, soprattutto tra gli uomini. La detection si muove nel solco di True Detective, dove pure venivano sfruttate diverse linee di indagine, a tratti convergenti, a tratti sovrapposte, ma con esiti divergenti. Lo spettatore segue le due  indagini in parallelo e si interroga a più riprese sulla possibilità che ci sia un collegamento, senza mai crederci fino in fondo, ma cercando segnali che possano confermare o meno questa interpretazione. Una ricerca che lo porta a mantenere alta la soglia dell’attenzione, per cogliere qualche elemento che confermi o smentisca l’ipotesi investigativa. Nel frattempo si seguono piste false, si percorrono strade chiuse, si fanno ipotesi e congetture destinate a cadere, almeno fino all’ultimo episodio in cui Mare si spinge ad un punto estremo, in cui tutto crolla prima di poter essere ricostruito.

La regia è stata affidata a Craig Zobel (Westworld, American Gods, The Hunt), per tutti i sette episodi della stagione. Zobel è abilissimo nelle scelte espressive, sfruttando i primi piani per le emozioni, gli spazi chiusi e le inquadrature angolari per il senso oppressivo del microcosmo cittadino. La scrittura è di Brad Ingelsby (The Way Back, Out Of The Furnace) che ha gestito con sapienza i tempi del racconto, a cominciare da un pilot preparatorio e di atmosfera, passando per cinque episodi senza sbavature e giungere ad un finale ricco di colpi di scena, sia per la parte crime che per quella drama. La regia e la sceneggiatura risultano quindi solide ed equilibrate, non cedono a deviazioni irrilevanti, ma restano centrate su Mare. Un dato non banale perché le diverse ipotesi e piste investigative verso cui la narrazione sembra a più riprese spingere lo spettatore avrebbero potuto tramutarsi in spinte centrifughe in grado di slabbrare il tessuto narrativo, che invece resiste e mantiene compattezza.

Un appunto potrebbe essere mosso in termini di originalità: è tutto ben fatto, ma secondo una ricetta che possiamo definire piuttosto tradizionale nel panorama narrativo della TV complessa degli ultimi anni. Il finale poi si spinge molto in là a livello emotivo, puntando chiaramente a lasciare un segno nello spettatore e questo comporta qualche scelta discutibile (la storia della pistola è poco credibile, il rapporto tra Padre Mark ed Erin è forzato) e qualche punta retorica di troppo (il discorso di Padre Mark alla comunità).

Una visione accattivante e incisiva, una serie solida che ha pochi punti deboli. Merita il vostro tempo per l’atmosfera, la messa in scena e l’interpretazione di Kate Winslet.

L’ottimo successo di pubblico e di critica, nonché il reale coinvolgimento della Winslet nel personaggio, rendono probabile una seconda stagione: per quanto questa storia sia conclusa, Ingelsby non esclude di poter mettere Mere ed il suo mondo al centro di una seconda stagione.

Titolo originale: Mare of Easttown
Durata media degli episodi: 55 minuti
Numero degli episodi: 7
Distribuzione streaming: Sky, Now TV
Genere: crime, drama

Consigliato: a quanti cercano storie vere, capaci di emozionare al di là del genere narrativo.

Sconsigliato: a chi si aspetta una storia crime tradizionale, magari ingannato dalla versione italiana del titolo.

Visioni parallele: Happy Valley, serie BBC One, per la descrizione di una piccola comunità e di un personaggio femminile forte, la detective Catherine Cawood, interpretata da Sarah Lancashire, lacerata dal trauma per il suicidio della figlia. La serie avrà a breve una terza stagione.

True detective, la serie crime culto dello showrunner Nick Pizzolato. Rimandiamo in particolare alla prima stagione, per l’elaborazione psicologica e il taglio narrativo.

Un’immagine: Mare letteralmente significa giumenta, la femmina dell’asino, del mulo o comunque di una bestia da soma. E’ così che la vediamo, caricata di dolori e responsabilità, stanca sia fisicamente che psicologicamente, ma con  la determinazione di proseguire le indagini senza accettare comode verità.

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