Enola Holmes

Enola Holmes **

Enola è la sorella sedicenne di Mycroft e Sherlock Holmes. Vive con la madre vedova Eudoria nella luminosa campagna di Ferndell Hall.

La sua adolescenza è trascorsa sinora nel maniero di famiglia, dove ha imparato la letteratura, le scienze, ma anche il jujitsu e l’attività fisica.

Attenta, indipendente, perspicace, emancipata rispetto alle sue coetanee, ha ereditato dal più noto fratello maggiore e dalla madre, la passione per gli enigmi, i giochi di parole, il ragionamento deduttivo.

Quando Eudoria scompare e Mycroft e Sherlock ritornano a casa da Londra dopo molti anni, scoprono una ragazza assai diversa dalla bambina, che avevano abbandonato.

Mycroft, che ne diventa il tutore, vorrebbe educarla alle buone maniere vittoriane, costringendola alla scuola di Miss Harrison, ma Enola fugge e, vestita da ragazzo, si mette sulle tracce della madre, grazie ai soldi e ad alcuni indizi lasciati dalla madre.

Arriverà a Londra, non prima di aver incrociato un altro fuggitivo, il giovanissimo visconte Tewkesbury, che sta per entrare nella Camera dei Lord al posto del padre, prematuramente scomparso: la famiglia e mezza città lo cerca, ma sulle sue tracce sembra esserci anche un pericoloso assassino.

Enola salverà il piccolo nobile, favorirà così l’affermarsi della Riforma per l’estensione del suffragio, scoprirà le attività segrete della madre e riannoderà con Sherlock un rapporto familiare complicato.

Tra i due fratelli, che si scoprono più simili di quanto non vorrebbero ammettere e che nel ricordo del passato troveranno chiavi nuove per leggere il loro futuro, ci sarà sottotraccia anche un gustoso duello d’intelligenza dal risultato sorprendente.

Enola Holmes è tratto dal primo dei sei romanzi di Nancy Spinger, una scrittrice americana che tra il 2006 e il 2010 ha creato questo indovinato personaggio femminile, sfruttando la mitologia di Conan Doyle e facendone un’eroina femminile, perfettamente adatta ai nostri tempi, nonostante la serie sia ambientata nell’Inghilterra di fine Ottocento.

Il film, scritto dal notissimo scrittore e drammaturgo inglese Jack Thorne (This is England, His Dark Materials, The Eddy), ha forse l’unico difetto di dilungarsi un po’ troppo, superando le due ore, tuttavia appare assolutamente adatto allo scopo didattico, che verosimilmente si prefigge.

Enola Holmes si inserisce nel filone ormai molto ampio degli young adult e lo fa con una notevole perspicacia, giocando con gli elementi più tipici del romanzo di formazione, senza mai metterli in discussione, assecondando la simpatia di Millie Bobby Brown (Stranger Things) e facendone non solo la protagonista, ma anche la narratrice, capace di interloquire direttamente con il suo pubblico, come accade più volte nel film, rompendo la quarta parete.

La Brown è anche produttrice del film, che verosimilmente diventerà una serie di successo per Netflix, considerati gli altri cinque libri della Springer, da cui poter attingere. Deve essersi divertita un mondo sul set tra travestimenti, abiti maschili, bustini, cappelli, veli e crinoline. La simpatia fa gioco anche sulla troppa consapevolezza, che diventa talvolta un po’ stucchevole.

E se Enola è indubbiamente debitrice di alcune delle intuizioni di Conan Doyle e ne cannibalizza l’immaginario, fino a prenderne a prestito, in questa prima avventura, alcuni dei ruoli chiave, questo è proprio l’elemento che consente al racconto di trovare spunti di originalità, rispetto alle tante eroine femminili dei romanzi per ragazzi.

Enola si presenta subito come una smart girl, più adulta delle altre, più intelligente, addestrata dalla madre a tirare di spada e a fare a botte, almeno quanto a leggere Shakespeare e a creare piccoli esplosivi. A vivere insomma fuori dalle convenzioni della società in cui è nata, rompendo la barriera di genere: il fatto che il film sia ambientato nell’Inghilterra di fine Ottocento non fa che accentuare e semplificare il contrasto, in modo che sia chiaro e condivisibile, anche per gli spettatori dell’ultima fila.

Il film si chiude con l’invito di Enola a vivere la vita da protagonisti, perchè “il futuro dipende da noi”.

Prim’ancora un’amica della madre, istruttrice di arti marziali, l’aveva esortata a restare a Londra non per cercare qualcuno, ma per trovare se stessa.

Tutto il film è invito all’indipendenza, al pensiero critico, alla messa in discussione delle convenzioni borghesi, alla costruzione della propria identità, senza preclusioni e pregiudizi.

Nulla di nuovo, ovviamente, ma un messaggio chiaro e condivisibile, senza eccessi e forzature drammatiche, all’interno di un film che si pone esplicitamente un obiettivo educativo, oltre che di intrattenimento.

Gli unici momenti in cui la storia cede un po’ di più alla tradizione è nella parte sentimentale con il giovane lord, che segue lo schema delle più classiche screwball comedy hollywoodiane, con le scaramuccce iniziali, la comprensione dei rispettivi ruoli e la riappacificazione finale, risolta tuttavia ribaltando i ruoli del salvatore e della vittima e lasciando un finale aperto a nuovi coinvolgimenti.

Rivolto quasi esclusivamente ad un pubblico di adolescenti, Enola Holmes si rivela un intrattenimento furbo, ma trasparente nelle sue motivazioni, riuscito e godibile, che Harry Bradbeer (Killing Eve, Fleabag) conduce con mano salda e senza sbavature, assecondando il suo copione di ferro e le interpretazioni dei suoi attori.

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