His Dark Materials: la nuova serie fantasy non delude le aspettative

His Dark Materials ***

His Dark Materials è una coproduzione BBC-HBO tratta dall’omonima trilogia fantasy di Philip Pullman pubblicata nella seconda metà degli anni novanta. Ancora una volta HBO punta sulla trasposizione di romanzi di successo, rinsaldando lo speciale legame tra serialità televisiva e cartacea. E ancora una volta  l’esito è convincente.

La protagonista è una ragazzina, Lyra (Dafne Keen) che vive in un mondo distopico che assomiglia all’Inghilterra degli anni ’50 del secolo scorso, dove gli uomini sono controllati dal Magisterium, una misteriosa e totalitaria istituzione religiosa che limita la libertà ed i diritti della popolazione mondiale. Solo le regioni più a Nord, tra i ghiacci e le nevi perenni, non sono del tutto soggiogate al controllo di questo regime totalitario e le streghe che abitano questi territori tramandano la profezia secondo cui sarà una bambina a restituire la libertà agli uomini. La prima stagione corrisponde ai fatti narrati nel volume ‘La bussola d’oro’ ed è soprattutto lo spazio in cui Lyra diventa consapevole di essere la bambina di cui parla la profezia, grazie ad un viaggio iniziato dal Jordan College di Oxford, dove la ragazza vive, a seguito della misteriosa scomparsa dell’amico Roger (Lewin Lloyd).

Durante la ricerca di Roger Lyra scoprirà di non essere un’orfana, come aveva sempre creduto, e affronterà pericoli di varia natura in compagnia di una popolazione nomade, i Gyziani, di Iorek Byrnison, un orso corazzato e di un avventuriero del cielo, Lee Scorseby (Lin-Manuel Miranda). Da sempre sopportati a fatica dal regime, i Gyziani sono un popolo di pescatori e mercanti, impegnati nella ricerca dei bambini scomparsi, tra cui appunto Roger. Sembra che siano stati rapiti proprio dal Magisterium, ma nessuno ne comprende il motivo.

His Dark Materials ha il grande merito di trasportarci in un mondo (anzi per essere precisi in diversi mondi) descritto nei minimi particolari, per molti aspetti simile e per altri dissimile dal nostro. E’ un’esperienza immersiva di grande fascino in cui i paesaggi estremi dove vivono orsi corazzati e si possono evocare le streghe si alternano a città e campagne civilizzate dall’uomo, ordinate e funzionali alla vita sociale; il cielo è solcato da aerostati ed i fiumi sono battuti da grandi chiatte; ogni essere umano è accompagnato da un animale che rappresenta la manifestazione fisica della propria anima.

Quest’ultimo elemento è uno dei più caratterizzanti perché ciascun personaggio ha una relazione diversa con l’animale che rappresenta il proprio daemon e per tutti questa relazione è vitale al punto che gli umani non possono mai stare lontani più di qualche metro dai propri daemon. Non è un caso che ogni daemon abbia un nome: quello di Lyra si chiama Pantalaimon ed ha l’aspetto di una martora.

Per queste ragioni l’esperimento compiuto dal Magisterium di separare i bambini dal proprio daemon (intervisione) prima che si sia stabilizzato in una forma definitiva (fino alla pubertà può cambiare aspetto, come Pantalaimon che vediamo assumere le sembianze, oltre che di una martora, di una falena e di un gatto) appare intollerabile a Lyra. Impegnata nella ricerca dell’amico Roger, la ragazza viene infatti catturata e condotta a Bolvangar, un centro di ricerca tra i ghiacci che assomiglia molto ad un carcere dove vengono portati i bambini rapiti per subire la procedura di intervisione. Già sul punto di iniziare la procedura, Lyra viene salvata dalla responsabile del progetto, Mrs. Coulter (Ruth Wilson già in The Affair) che la ragazza ha scoperto in precedenza essere sua madre.

Una madre con cui Lyra non riesce a costruire un vero rapporto, esattamente come avviene per suo padre e cioè l’accademico Lord Asriel (James McAvoy). Diversi anni prima l’ardente passione tra i due aveva scandalizzato il mondo. Mrs Coulter era infatti sposata e, quando Lyra nacque, finse che la bambina fosse morta perché la somiglianza con Asriel non rivelasse al marito chi era veramente il padre. Asriel consegnò Lyra ad una tata gyziana, ma questo non bastò a metterla al riparo da Mr Coulter che, scoperto il tradimento della moglie, cercò di vendicarsi sulla piccola. Asriel lo sfidò quindi a duello e lo uccise.

Ne seguì un ignominioso processo conclusosi con la confisca delle proprietà dell’accademico, mentre Lyra fu affidata ad un convento, soluzione che non piacque ad Asriel che la portò al Jordan College di Oxford confidando nell’immunità data dall’asilo accademico. Una storia travagliata che però non giustifica agli occhi della bambina l’abbandono subito da parte di entrambi i genitori. Le figure genitoriali non escono in modo positivo da questa prima stagione; Asriel e Mrs Coulter sembrano egoisti, riluttanti ad assumersi le proprie responsabilità, capaci di mostrare slanci di tenerezza solo per Lyra, considerando gli altri bambini sacrificabili per raggiungere i propri obiettivi scientifici. Ma anche altri genitori appaiono inadeguati e distanti, anche se animati da buone intenzioni, come la madre di William Parry.

Sono quasi sempre figure assenti, soprattutto fisicamente, ed incapaci di capire non solo la grammatica, ma anche l’alfabeto della lingua parlata dai loro figli. La frattura generazionale è vasta come una voragine: solo la madre di Bill Costa, la gyziana Ma Costa (Anne-Marie Duff) sembra poter dialogare con i propri figli da una posizione autorevole. Che poi anche lei non venga ascoltata questa è un’altra questione e da un certo punto di vista rientra in una sana (o quantomeno normale) dinamica genitore-teenager! Il discorso sui genitori può tranquillamente venire esteso a gran parte degli adulti: sono pochi quelli che riescono ad entrare in sintonia con Lyra ed anche quei pochi finiscono per ripeterle come un mantra che deve fidarsi di loro, senza fornirle delle spiegazioni esaurienti.

Nel mondo distopico di HDM magia, scienza e religione si confrontano, mischiandosi e rimescolandosi in uno spazio delimitato da due poli, libertà e controllo. Se attorno al primo polo ruota l’iniziativa straordinaria di alcuni: bambini, avventurieri come Lee Scoresby, streghe e gyziani, il secondo è quello preponderante in una società ossessionata dal concetto di peccato inteso soprattutto come eresia, libero arbitrio e mancanza di rispetto per l’Autorità.

Siamo di fronte ad un regime teocratico in cui la religione è utilizzata come strumento di potere: il Magisterium fornisce l’unica legittima  interpretazione della dottrina e chiunque ne metta in discussione l’infallibilità è perseguito come eretico. Il peccatore non va redento, va solo condannato: tutto il contrario dell’ideale evangelico del buon pastore insomma. Lo stretto legame tra religione e stato ci rimanda alla teocrazia di Gilead descritta in Handmaid’s Tale le cui modalità attuative appaiono però molto lontane da quelle di HDM: nel lessico, nella pervasività angosciante, nell’annientamento totale di ogni forma di pensiero e di resistenza, il regime totalitario descritto nella serie tratta dai libri di Magaret Atwood è decisamente più soffocante di questa versione anglosassone. L’istituto dell’asilo accademico, giusto per fare un esempio, non sarebbe immaginabile a Gilead!

All’interno di una scrittura serrata, con poche trame secondarie emerge naturalmente il personaggio di Lyra. Altri invece ci sono parsi meno sviluppati, presentati quasi esclusivamente negli aspetti funzionali alla vicenda: l’aspettativa di una descrizione più ricca per caratteri che hanno molto da dire, come l’avventuriero Lee Scoresby, la strega Serafina (Leanne Holder) o il misterioso Carlo Boreal (Ariyon Bakare), è rimandata alle prossime stagioni. Questo però alimenta la sensazione di aver visto un lungo episodio pilota che, pur dimostrando pregevole fattura tecnica, lascia poco allo spettatore che non intenda proseguire nella visione.

Al di là delle ottime performance, tra cui merita di essere ricordata quella di Ruth Wilson, va segnalato il grande rispetto con cui Jack Thorne e la sua squadra si sono avvicinati alla trilogia di Pullman. L’unica significativa novità consiste nell’introduzione del personaggio di Will Parry (Amir Wilson) già in questa prima stagione, mentre nei libri compare nel secondo volume, ‘La lama sottile’. Agli occhi dello spettatore risalta la qualità della regia: non è una sorpresa dato che in due degli otto episodi dietro alla macchina da presa c’è Tom Hooper (premio Oscar per Il discorso del re). La fotografia e la scenografia rendono al meglio l’alternanza di spazi, luoghi e tempi, mantenendo intatto quel sapore di favoloso, quell’energia fantastica che dà organicità al mondo di Pullman, mentre la colonna sonora realizzata da Lorne Balfe (già Mission: Impossible e The Crown) mischia pezzi orchestrali con sonorità elettriche al fine di costruire un suono adatto a mondi così diversi tra loro. La sigla ha poi quel sapore epico che rimanda al Trono di spade e che ci trasporta da subito in un mondo altro.

Un mondo in cui non vediamo l’ora di rituffarci nella seconda stagione.

Titolo originale: His dark materials
Durata media degli episodi: 55 minuti
Numero degli episodi: 8
Distribuzione streaming: Sky Atlantic
Genere: adventure drama fantasy

Consigliato: per gli amanti dei fantasy d’avventura con adolescenti come protagonisti, è necessario essere disposti a dare fiducia alla narrazione e quindi accettare di spendere qualche tempo prima di capire esattamente dove siamo e cosa sta succedendo. La serie è adatta ad una visione in famiglia ed ha il sapore delle grandi storie di formazione.

Sconsigliato: a chi non vuole lasciarsi condurre senza sapere dove sta andando e che preferisce storie più crude con violenza, sesso ed azione.

Visioni parallele: se volete rivivere l’atmosfera di questa prima stagione o scoprire quello che presumibilmente accadrà nelle prossime il riferimento obbligato è la trilogia letteraria di Philip Pullman, edita in Italia per i tipi di Salani:

  • La bussola d’oro
  • La lama sottile
  • Il cannocchiale d’ambra

Un’immagine: La dama con l’ermellino di Leonardo da Vinci. Questo dipinto ad olio è uno dei capolavori dell’Alto Rinascimento italiano ed è oggi conservato al Museo Nazionale di Cracovia. Leonardo vi rappresenta una nobildonna, forse Cecilia Gallerani, feudataria di Saronno e legata a Ludovico Sforza,  in perfetta armonia con un ermellino. E’ da questa tipologia di quadri che Pullman ha avuto l’idea dei daemon. Per inciso, lo scrittore ha dichiarato che il suo avrebbe le sembianze di una gazza o di una taccola.

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