Occhio per occhio

Occhio per occhio **

Distribuito in Italia grazie a Netflix, il nuovo film di Paco Plaza Quien a Hierro Mata (ovvero Chi di spada ferisce) si allontana dalle atmosfere horror della serie REC, che l’hanno fatto conoscere al pubblico del nostro paese, rimanendo tuttavia altrettanto inquietante e ambiguo.

Come molti dei film acquistati e distribuiti dalla piattaforma di streaming, le premesse drammatiche e l’incipit narrativo sono piuttosto originali.

L’anziano boss del narcotraffico galiziano Antonio Padin comincia a manifestare i sintomi di una malattia neurodegenerativa. Viene così trasferito dal carcere, da dove continua a gestire i suoi affari sporchi con la Colombia, in una casa di cura, dove stringe un rapporto particolare con il barbuto infermiere Mario, che si occupa di lui.

C’è qualcosa, nel passato di Mario, che pian piano emerge e lega i due protagonisti in modo inestricabile.

Nel frattempo i due figli di Antonio cercano di convincerlo ad entrare in una partita, con un gruppo di trafficanti cinesi, ma Antonio è restio e diffidente.

Inoltre la moglie di Mario è incinta e sta per dare alla luce il loro primo figlio.

Il film di Plaza innesta così due fragilissime sottotrame, a dare corpo ad un racconto, che era già perfettamente definitivo nel rapporto di cura tra Antonio e Mario.

Scritto da Juan Galiñanes e poi dallo stesso Plaza con Jorge Guerricaechevarría, Quien a Hierro Mata finisce così per soffrire di un sovraccarico di elementi narrativi non tutti adeguatamente sorvegliati, che forse servono a Plaza per creare una dimensione meno statica del racconto e per consentirgli una chiusa scioccante ed di grande presa emotiva, ma che scontano sempre il loro ruolo posticcio, rispetto al rapporto ambiguo e sadico tra paziente e infermiere.

Gli stessi flashback nel passato di Mario sono gestiti con una certa faciloneria.

Se l’avvio intrigante e originale è una caratteristica di molti prodotti Netflix, una scarsa attenzione allo sviluppo narrativo e alla credibilità dei personaggi è caratteristica altrettanto risaputa, ormai.

E Quien a Hierro Mata non sfugge al clichè, anche per l’interpretazione sopra le righe dei due figli del boss, sempre al limite della parodia, con i modi da gangster senz’arte nè parte.

Si può comprendere il tentativo di Plaza di non idealizzare i trafficanti e di dipingerli nella loro feroce stupidità, tuttavia qui si è fatto un po’ prendere la mano.

E’ un peccato poi che Plaza dedichi energie mal spese alle due sottostrame, che restano fragilissime e sottragga tempo ad approfondire il rapporto tra i due protagonisti, che nella sua crudeltà sadica sconfessa ogni obiettivo di cura, alimentando tuttavia la spirale della vendetta, che non sembra riuscire mai a confortare davvero le vittime.

E’ interessante il meccanismo narrativo, che disattendendo le premesse con cui sono definiti i personaggi principali, porta a parteggiare per quello che diventa, sostanzialmente, il villain della storia.

Luis Tosar (Ti do i miei occhi, Miami Vice, Cella 211) è come sempre particolarmente inteso e credibile nel tormento di Mario. Nelle sue ambiguità, nei suoi silenzi, nel peso di un passato che lo tormenta, nello stesso potere assoluto di vita e di morte, che finisce per avere nel rapporto di cura con Antonio, il film gioca le sue carte più interessanti e complessivamente originali.

Paco Plaza ha raccontato di aver ricevuto la prima sceneggiatura e di aver deciso subito di dover raccontare questa storia: “ho pensato che il personaggio interpretato da Luis Tosar avesse un arco insolito, essendo affascinante e figlio di puttana allo stesso tempo”.

Xan Cejudo, morto poco dopo le riprese del film, è un boss terribile e spietato, ma che scivola, giorno dopo giorno, nella malattia e nell’afasia.

Attorno a loro si muovono personaggi mal scritti, di puro servizio: tuttavia il film si riscatta nell’epilogo, che ha la forza di chiudere con una nota non riconciliata, mettendo in scacco il senso dell’operato di Mario e lasciando lo spettatore a riflettere sulle conseguenze delle sue scelte.

Insolito e disturbante.

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