Venezia 2020. Mandibles

Mandibles ***

Il nono film del produttore musicale e regista Quentin Dupieux/Mr.Oizo è certamente il suo più riuscito: un’avventura kafkiana con due sbandati e una mosca gigante, tra nonsense, scambi di persone, cani e banane.

Doppia pelle aveva aperto con successo la Quinzaine solo l’anno scorso, ma qui siamo davvero oltre, perchè il pastiche di generi e gli elementi surreali si inserisce perfettamente in una commedia degli equivoci dai tempi comici sempre esatti e dalle infinite trovate, che riempiono i suoi 77 minuti senza un attimo di tregua.

Il film si apre sulla spiaggia in cui dorme Manu, all’interno di un sacco a pelo, che sta scivolando nel mare. Un uomo misterioso gli affida un compito semplice: deve trasportare una valigetta, da un venditore ad un compratore. Per l’incarico riceverà 500 euro.

Rubata una macchina, una vecchia Mercedes gialla, Manu coinvolge l’amico Jean-Gab, che gestisce di malavoglia una stazione di servizio di famiglia.

I due amici squattrinati partono assieme, per un compito che promette soldi facili, ma presto si accorgono che nel bagagliaio dell’auto c’è intrappolata una mosca gigante. Jean-Gab decide così di lasciar perdere la missione di Manu e di addestrare l’animale, per trasformarlo in un’attrazione, una sorta di drone vivente, per farci un sacco di soldi.

Lungo la strada si imbattono in un camperista, a cui mandano in fumo la roulotte e poi in una ragazza, che crede di riconoscere in Manu, un vecchio amico di scuola e un flirt adolescenziale.

I due sono invitati nella villa della ragazza, che è in vacanza con due amiche e il fratello, cercando di nascondere la grossa mosca, soprannominata Dominique.

Il film è uno spasso, che accumula simpaticamente ironia e crudeltà, facendosi beffe di ogni cosa e restando sempre dalla parte dei due amici e della grande mosca Dominique, un trio improbabile e vincente.

L’avventura picaresca, nonostante le tante deviazioni, porterà Manu e Jean-Gab anche sulle tracce della loro missione originale, sempre all’insegna di un’amicizia genuina, disinteressata, complice.

L’elemento fantastico non è mai davvero tale per i due spiantati protagonisti, del tutto incapaci di accorgersi dell’eccezionalità della loro scoperta.

La cura con cui sono tratteggiati i diversi personaggi, rende unica ogni presenza, anche la più marginale, ma è indimenticabile l’amica disturbata, interpretata da Adele Exarchopoulos, chef impeccabile che parla solo urlando a squarciagola, a causa di una caduta traumatica con gli sci.

Dire di più sarebbe un peccato, perchè il piccolo Mandibles è un grande film da gustarsi sino in fondo, una farsa piena di tenerezza e umanità, che secondo Dupieux dovrebbe rappresentare la fine della sua ossessione per la morte e l’inizio di un percorso diverso, sia pure nello stesso panorama dissacrante e contorto, nel quale tutte le sue storie sono ambientate.

Da non perdere.

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