Venezia 2020. Salvatore – Shoemaker of Dreams

Salvatore – Shoemaker of Dreams **

La storia di Salvatore Ferragamo, ciabattino originario di un piccolo paese dell’Irpinia, che a diciassette anni vola negli Stati Uniti, prima a Boston, poi a Santa Barbara e Hollywood, diventando un divo in mezzo ai divi del cinema, è un grande racconto di talento, determinazione, artigianalità, cultura italiana.

Il film curato da Luca Guadagnino a partire dalla sua autobiografia, da immagini private e d’archivio e da nastri registrati, quando Salvatore era ancora in vita, è purtroppo un lavoro di commissione e autocelebrazione della maison fiorentina.

Il valore documentario si perde per strada, in un racconto che non ha mai un’ombra e che infila le testimonianze della moglie, dei tanti figli e degli infiniti nipoti, in una carrellata che sembra pensata col manuale Cencelli e alla fine diventa piuttosto stucchevole e non necessaria.

Salvatore, grande storyletter di se stesso, non ne avrebbe avuto bisogno, considerato che il suo lungo viaggio da Bonito a Palazzo Spini Feroni, passando per la California dei ruggenti anni ’20 è già talmente eccezionale e unico, da rendere superfluo qualsiasi surplus celebrativo.

A soli dieci anni Salvatore, orfano di padre, dopo aver imparato il mestiere in una bottega posta di fronte casa, si trasferisce a Napoli per affinare la sua pratica, due anni dopo ritorna e apre a Bonito il suo primo negozio, ma una volta fatte le scarpe a tutte le signore del piccolo paese, a sedici anni, nel 1914, decide di emigrare negli Stati Uniti dove già vivono i suoi fratelli più grandi, prima a Boston, in una fabbrica automatizzata da cui si allontanerà assai velocemente, quindi in California, a Santa Barbara, dove la sua fortuna arriva con l’American Film Co., una delle major dell’epoca, per cui realizza stivali e scarpe.

E’ l’epoca d’oro del cinema muto e i divi si innamorano della comodità delle sue scarpe. Gli studi di anatomia alla USC sull’arco plantare, aumenteranno le sue conoscenze specifiche e, di brevetto in brevetto, Ferragamo costruisce il suo grande Sogno Americano.

Quando la American Film Co. si trasferisce a Hollywood nel 1923, Ferragamo capisce subito di doversi spostare nella città degli angeli e qui apre il suo celeberrimo Hollywood Boot Shop, che diventerà tappa obbligatoria per Gloria Swanson, Mary Pickford, Lilian Gish e tutte le star dell’epoca.

Il ritorno in Italia nel 1927, a Firenze, non va come sperato, anche perchè i suoi clienti sono tutti americani e la crisi del 1929 manda in frantumi il suo sogno d’indipendenza. Dopo il fallimento ricomincia da capo e acquista il Palazzo Spini Feroni, la sede finalmente adatta per il glamour e la storia italiana, che le sue calzature dovevano raccontare.

Il resto è storia.

Come detto, il film di Guadagnino soffre dei limiti di una commissione, che imbriglia le buone intenzioni e i contributi esterni, soprattutto quelli che nella prima parte raccontano l’avventura hollywoodiana di Ferragamo.

Attraverso le parole di Martin Scorsese, Jay Weissberg, Todd McCarthy Guadagnino cerca di fare del suo film un ritratto inconsueto e laterale della Hollywood prima di Hollywood, quella terra che era ancora frontiera e che sarebbe diventata la quinta dei sogni più grandi.

E’ qui, in questa parte iniziale gloriosa e pionieristica, in cui la leggenda di Ferragamo e quella del cinema compiono assieme i primi decisivi passi, che Salvatore – Shoemaker of Dreams funziona magnificamente.

La voce di Michael Stuhlberg legge i passi dell’autobiografia di Ferragamo, quando non è la stessa voce del protagonista ad accompagnare le immagini. I contributi di Laboutin, Blahnik, di professori, storici e giornalisti di moda ci aiutano a capire il valore innovativo delle sue creazioni, nonchè l’ingegno tecnico e l’audacia commerciale, che lo stilista aveva importato dagli Stati Uniti nel Vecchio Continente.

Morto prematuramente nel 1960 è toccato alla più giovane moglie Wanda, una vera forza della natura, conosciuta in uno dei suoi rari ritorni a Bonito, e poi ai sei figli ereditare il marchio e le idee.

Pur con tutti i limiti che abbiamo già evidenziato e che non ci saremmo attesi da un film di Guadagnino, il valore testimoniale di Salvatore – Shoemaker of Dreams resiste anche ai suoi difetti.

Per fashion addict, ma anche per coloro che vogliono scoprire le origini della grande industria dei sogni.

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