Venezia 2020. The Human Voice

The Human Voice **1/2

Scritto e girato durante i mesi del lockdown spagnolo, il nuovo film di Almodovar è un cortometraggio di trenta minuti, tratto dalla pièce di Jean Cocteau, La voce umana, che già Rossellini e la Magnani avevano portato sullo schermo nel 1948, nel film collettivo L’amore, come una sorta di chiusura sulla scena del loro rapporto umano e professionale.

Questa volta è Tilda Swinton ad interpretare il ruolo dell’amante abbandonata, che aspetta un’ultima volta di poter parlare con l’uomo che l’ha tradita e che non si rassegna a lasciar andare.

Almodovar gioca con il set, ricostruendo una delle sue case memorabili, che ricorda quella di Donne sull’orlo di una crisi di nervi o l’ultima di Dolor Y Gloria: coloratissima, piena di quadri e di libri e di film, che sembrano usciti proprio dal salotto del regista mancheco.

Ma qui la finzione è esposta, vediamo le quinte, il teatro di posa, il legno delle pareti, un terrazzo che si affaccia sul nulla.

Non solo, ma grazie alla tecnologia la telefonata fa a meno del telefono e dei fili, bastano due auricolari wireless e la protagonista recupera mobilità e gestualità.

E’ un’attrice la protagonista, che prima compra un ascia per accanirsi su un vestito dell’amato, quindi tenta il suicidio, poi si racconta in una lunga telefonata d’addio, che Almodovar ha detto di aver riscritto, perchè non è più il tempo delle suppliche d’amore, della sottomissione femminile, delle pene d’amor perduto.

Che pure ci sono, ma si risolvono in un grande fuoco in cui brucia e rinasce una fenice.

Trenta minuti che Almodovar dedica a Tilda Swinton, quasi sempre da sola in scena, introdotta dai titoli tra i più belli visti nell’ultimo decennio, a confrontarsi con l’ombra della Magnani e delle altre grandi attrici che hanno interpretato il testo di Cocteau.

Luci impeccabili di Alcaine, abiti con una dominante rossa, che la Swinton cambia vorticosamente, accompagnata dalla macchina da presa sinuosa e complice del maestro.

Tuttavia, al netto dell’infinito product placement, quello che resta è una gustosa madeleine passionale, per lui e per lei, un esperimento riuscito di riprendersi la vita sulla scena e sul set.

Dopo il magnifico Dolor Y Gloria aspettiamo però Almodovar con qualcosa di meno laccato e di maniera.

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