Mr.Mercedes 3: la nuova stagione sceglie tonalità più scure

Mr. Mercedes 3 ***

Mr. Mercedes è la storia di Brady Hartshield, un killer sociopatico che con una Mercedes rubata compie una strage ad una fiera del lavoro a Bridgton in Ohio. Dopo diversi anni dalla strage il detective del caso, Bill Hodges, cerca ancora di catturarlo anche se ormai in pensione. E’ ossessionato dal caso irrisolto e molestato dallo stesso killer che vuole spingerlo al suicidio, sfruttando uno stadio depressivo causato dal ritiro dal lavoro e dalla mancanza di affetto da parte della sua famiglia. Bill riuscirà però a superare il momento difficile, a sventare un’altra strage e anche a catturare il killer grazie alla collaborazione di Holly, una ragazza con disturbi dello spettro autistico e Jerome, un ragazzo abilissimo nell’informatica.

Nonostante sia costretto in stato vegetativo in un letto di ospedale nella seconda stagione vediamo Brady riuscire ad essere ancora minaccioso, grazie ad un farmaco sperimentale che gli viene somministrato in maniera illegale da un medico disposto a tutto pur di ottenere fama e successo. Grazie alla cura Brady riesce ad uscire dal coma ed evadere dall’ospedale per poi decidere di consegnarsi alle autorità ed affrontare un processo dall’esito molto incerto: la particolarità della sua esperienza e la miracolosa guarigione fanno di Mr.Mercedes un oggetto di studio per il governo federale che quindi ne acquisirebbe la custodia evitandogli la pena capitale. Lou, una delle sue vittime, per anni collega ed amica di Brady, decide quindi di sparargli proprio in tribunale, al termine della deposizione, lasciandolo accasciato e sanguinante sul banco degli imputati.

All’inizio della terza stagione siamo quindi consapevoli di aver perso il nostro cattivo, ma Lou che ora si trova al posto di Brady sul banco degli imputati, è ossessionata dall’uomo che le ha rovinato la vita e continua a vederlo ed a sentirlo. Lou sembra perfino parlare come Brady in diverse occasioni: nella definizione della strategia difensiva, quando testimonia al processo e perfino durante un’intervista in una trasmissione televisiva. Sembra perfino rendere omaggio alle capacità di quello che l’opinione pubblica vede solamente come un mostro del male.

Ma Brady è veramente andato? Sullo sfondo di questo inquietante interrogativo assistiamo alle indagini condotte da Bill Hodges (Brendan Gleeson), Holly (Justine Lupe) e Jerome (Jharrel Jerome) sulla morte del famoso scrittore John Rothstein (Bruce Dern) che viene trovato assassinato nella sua casa tra i boschi. Dalla cassaforte di Rothstein sono stati rubati dei soldi e dei manoscritti che valgono diversi milioni di dollari. L’interesse dei media è rivolto al caso Rothstein, ma anche al processo in cui Lou (Breeda Wool) si trova a dover rispondere dell’omicidio di Brady. A difenderla ci penserà l’avvocato Finkelstein (Brett Gelman) che nel corso del processo si prenderà una cotta, ricambiata, per Holly.

A livello narrativo l’elemento rilevante è che, in questa terza stagione, si è liberata la casella del cattivo e quindi serve un sostituto. Anzi due. La scelta di una coppia di cattivi è molto efficace perché permette di variare tonalità molto più di quanto finora avvenuto. Se Alma Lane (Kate Mulgrew) rappresenta la cattiva fredda e calcolatrice, dotata di intelligenza organizzativa e di crudeltà senza rimorsi, Morris (Gabriel Ebert) rappresenta invece il prototipo del cattivo per caso che si ritrova immerso in cose più grandi di lui. Inadeguato, impacciato, sfortunato, Morris deve gestire diversi imprevisti e le cose gli sfuggono di mano in più di un’occasione: non vuole uccidere il suo scrittore preferito, Rothstein e nemmeno l’uomo che lo ha raccolto per strada e portato in ospedale dopo l’incidente stradale in cui ha perso la borsa con i manoscritti ed i soldi, Stan The man: in sostanza la differenza da Alma sta proprio nell’intenzionalità del male oltre che nella determinazione a raggiungere gli obiettivi prefissati.

Morris è un cattivo per caso, Alma invece per scelta. Il ragazzone dell’Ohio sembra succube della donna che si scopre averlo addirittura violentato quando era un adolescente: insieme creano una coppia diabolica che alterna momenti horror ad altri di natura grottesca, se non comica, proprio per le differenze che li contraddistinguono. Da loro giungono i brividi più tradizionali, quelli che scaturiscono dalla violenza: efferati delitti, dita tagliate, corpi fatti a pezzi, crani perforati. Un’altra coppia invece ci regala brividi psicologici, cioè Lou e Brady. Lo spettatore si chiede a più riprese se Brady se ne sia veramente andato o se invece sia ancora presente e possa in qualche modo controllare i pensieri di Lou ed i suoi comportamenti, proprio come nella seconda stagione era riuscito a fare con Al, trasformando un uomo buono con problemi cognitivi in un assassino senza scrupoli.

La stagione è nel complesso più horror delle precedenti in cui dominava la tonalità hard boiled. Anche se il sangue scorre in abbondanza, permangono comunque gli altri due filoni principali: quello romantico e quello onirico. La trattazione dei temi sentimentali è stata spostata dal detective Hodges alla sua collaboratrice Holly.

Se nella prima stagione era la relazione di Bill con Janey a svolgere un ruolo rilevante, mentre nella secondo era piuttosto il riavvicinamento all’ex moglie Donna a catalizzare l’attenzione, ora la storia d’amore di Holly con l’avvocato di Lou, Roland Finkelstein è la parte ‘rosa’ più importante dello show. A noi è piaciuta soprattutto perché si inserisce perfettamente all’interno di un percorso di crescita del personaggio di Holly che nelle stagioni precedenti ha trovato la forza di allontanarsi dalla madre e di scegliere di lavorare con Bill in un’agenzia investigativa privata.

Ora questo percorso raggiunge nuove tappe: da un lato l’assunzione di responsabilità con la decisione di testimoniare a favore di Lou al processo, dall’altro la storia con Finkelstein ed il primo bacio dato ad un uomo. La crescita di Holly è credibile, graduale, tutt’altro che semplice o scontata come si vedrà proprio negli sviluppi di questa storia d’amore. Il tema onirico è invece spesso inframmezzato agli accadimenti, ma in genere si trova soprattutto all’inizio di ogni episodio, quando Bill si trova solo nel letto ad affrontare i propri incubi.

Nelle stagioni precedenti questi scorci sull’inconscio avevano soprattutto la funzione di farci vivere direttamente tutto il disagio di Bill, mettendoci in contatto con la parte più riposta delle sue paure. Bill ha superato la crisi esistenziale della prima stagione, ma si porta dentro ancora tante cicatrici ed il persistere di queste finestre sul suo inconscio è utile a ricordarcelo. Forse lo strumento può apparire spuntato a livello narrativo, ma mantiene le proprie qualità visive.

Anche se in modi e contesti differenti sia Holly che Lou sono intervenute per fermare Brady, raggiungendo un risultato che la polizia e la legge non sembravano in grado di conseguire. I loro gesti, così estremi e violenti, sebbene con diversa rilevanza penale, hanno dato libero sfogo a rabbia ed odio verso la persona che ritenevano responsabile di molteplici sofferenze per la propria persona (Lou) e per la propria famiglia (Holly). Ma quando ed in quali circostanze è lecito intervenire da soli per farsi giustizia? E’ questo l’interrogativo che aleggia durante tutto il processo e che emerge a più riprese tra le rughe del volto iconico del detective Hodges.

Proprio lui che per tutta la vita ha combattuto il crimine come poliziotto confrontandosi con i limiti della legge e che si è trovato almeno in due occasioni sul punto di uccidere Mr. Mercedes, ma non lo ha fatto “per non lasciarlo vincere, per non diventare come lui”: Bill Hodges rappresenta paradossalmente l’altra opzione del dilemma morale che si dipana lungo gran parte della stagione.

Ci penserà il giudice a trovare un compromesso che farà felici tutti (o quasi), ma che certamente non rappresenta una risposta alla questione, da sempre vissuta come rilevante per la società americana, sul sottile confine che separa giustizia e vendetta. Nei dieci episodi che compongono la terza stagione si fa strada anche un altro interrogativo di natura morale e cioè l’eredità di Brady: è possibile che abbia lasciato anche qualcosa di buono il suo passaggio sulla terra? Quell’uomo che ha rovinato così tante vite ha anche aiutato, sebbene indirettamente, proprio Bill ad uscire dalla depressione ed a trovare una ragione per vivere?

La sua vicenda, pur in modo così drammatico, ha permesso ad Holly di acquisire più autostima ed autonomia ed a Jerome di conoscere meglio le proprie potenzialità. Per quanto solo abbozzato in questa stagione l’eredità che anche un efferato assassino lascia alla società è un tema intrigante che conferma come al centro della narrativa di King ci sia il male analizzato in tutte le sue forme ed in tutte le sue conseguenze, tra cui paradossalmente anche il bene. Ex malo bonum quindi? Agli spettatori l’ardua sentenza.

Accanto al filone narrativo del processo di Lou c’è poi quello del furto dei manoscritti: l’incontro tra i due si attua perfettamente nella figura dell’avvocato Roland Finkelstein che viene coinvolto da Ida in un improbabile tentativo di mediazione con il giovane Peter Saubers, il ragazzo che ha trovato i manoscritti ed il denaro nell’auto abbandonata da Morris dopo l’incidente ed ora si trova a gestire una situazione più grande di lui. Ida (Holland Taylor), la vicina di casa di Bill ha assunto tratti meno brillanti rispetto al passato: se non fosse per la relazione in gioventù con Rothstein sarebbe più adatta ad una puntata della Signora in giallo che ad una serie come questa in cui tutti i personaggi presentano un’affascinante molteplicità di sfumature.

La serie conferma l’impianto narrativo e le scelte stilistiche delle precedenti stagioni, sempre sotto la guida esperta di David E. Kelly (Big little lies), ma la virata dal personaggio di Brady ha rinvigorito lo sviluppo narrativo e nel complesso ha reso la storia più credibile e rilevante per lo spettatore rispetto ad una seconda stagione che aveva perso smalto, soprattutto per quanto riguarda la coerenza e la tenuta dell’insieme.

La stagione può essere accessibile anche per quanti non hanno visto le prime due senza particolari criticità nella comprensione della trama: naturalmente questa scelta non consente di godere degli sviluppi dei caratteri principali. Basata sulla trilogia scritta tra il 2014 ed il 2016 da Stephen King (che è anche produttore esecutivo della serie), questa stagione dello show esplora aspetti al centro del secondo volume, “Chi perde paga”: è quindi probabile, dato anche il positivo riscontro di pubblico e di critica, una nuova stagione. I produttori sarebbero quindi intenzionati ad utilizzare il materiale presente nel terzo volume, proseguendo in una narrazione in cui il ruolo di Holly è sempre più rilevante.

Titolo originale: Mr. Mercedes
Durata media episodio: 60 minuti
Numero degli episodi: 10
Distribuzione streaming: Starz Play (In Italia visibile tramite Apple TV+)
Genere: Thriller, Horror, Mystery, Fantasy

Consigliato: a quanti amano i thriller con forte profumo horror e che si sono affezionati ai protagonisti della vicenda, in particolare ad Holly il cui ruolo viene ad assumere maggior spessore e rilevanza rispetto alle stagioni precedenti.

Sconsigliato: a quanti hanno amato soprattutto lo spirito hard boiled delle prime due stagioni: ora il personaggio di Bill è meno rilevante, sia dal punto di vista psicologico che investigativo.

Visioni parallele:

La serie è basata sulla trilogia di romanzi di Stephen King edita in Italia da Sperling & Kfuper:

Mr. Mercedes, 2014 – Chi perde paga, 2015 – Fine Turno, 2016

Un’immagine: Alma e Morris che leggono avidamente ad alta voce il manoscritto di Rothstein, senza curarsi troppo della donna che geme legata nella loro vasca del loro bagno. Cosa può fare l’amore per la letteratura!

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