Venezia 2019. Adults in the room

Adults in the room *

Fuori concorso

Il programma della Mostra affianca curiosamente al Joker di Phillips, il nuovo film di Costa Gavras, Adults in the Room, ovvero il racconto dei primi mesi del governo di Syriza in Grecia, dal trionfo elettorale del gennaio 2015 alle dimissioni di Varoufakis.

La scelta potrebbe sembrare controintuitiva, ma fino ad un certo punto, perchè entrambi sono film politici. Il primo si chiude su una rivolta anarchica e populista. Il secondo si apre con la vittoria elettorale di Syriza, ovvero un partito di sinistra radicale e populista, che ha governato la Grecia negli ultimi quattro anni.

Il film di Costa Gavras, ispirandosi all’autobiografia di Varoufakis, ricostruisce le trattative sul bailout greco con la troika e le istituzioni economiche e finanziarie europee.

In particolare il film si sofferma sulle infinite riunioni dell’eurogruppo, che riunisce i ministri economici della UE, che si svolsero in quelle settimane, per convincere il nuovo governo greco ad accettare il memorandum di austerità e riforme socialmente devastanti che i partner europei volevano far approvare da Tsipras.

Peccato che il lavoro di Costa Gavras, certamente interessante nelle intenzioni, si risolva in una messa in scena da sceneggiato tv di terz’ordine, sciatto, senza ritmo, mal scritto e ancor peggio interpretato da un cast imbarazzante, con un manicheismo, verso gli altri protagonisti europei, che tradisce un punto di vista troppo partigiano e senza mai una sfumatura o un dubbio.

Greci buoni e tedeschi cattivi: è tutto qui. Analisi politica da seienni.

Il film si muove con la pesantezza di un panzer, riuscendo a rendere terribilmente noiosa la storia dell’ascesa e della rapidissima caduta della stella di Varoufakis.

Adults in the room non è interessante neppure come istant movie, dato che arriva con 4 anni in ritardo, quando anche Tsipras ha abbandonato il governo, dopo la sconfitta di Syriza.

Curiosamente l’unico politico che Costa Gavras tratta con simpatia è Christine Lagarde, nuovo presidente della Banca Centrale Europea, a cui fa pronunciare la battuta che dà il titolo al film.

Se si pensa che il regista greco ci ha regalato Z, Missing, Betrayed e Music Box, gli perdoniamo volentieri questa senile caduta rovinosa.

Da dimenticare.

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