Spider-Man: Far From Home

Spider-Man: Far From Home *1/2

Il vostro adorabile Spider-Man di quartiere è tornato dalla morte, è andato nello spazio, ha sconfitto Thanos e ha visto il sacrificio supremo del suo mentore Tony Stark. Ora si ritrova di nuovo all’high school, imbranatissimo innamorato di MJ, pronto a condividere un viaggio in Europa con tutta la classe.

Qui spera di conquistare il cuore della sua amata, sulla vetta della tour Eiffel, ma Nick Fury ha un altro piano in mente, perchè dei mostruosi villain chiamati Elementali, perchè sfruttano i quattro elementi primari – aria, acqua, terra e fuoco – stanno minacciando la terra e un misterioso guerriero, che arriva da un’altra dimensione, Quentin Beck, avverte lo Shield del pericolo.

Non si capisce bene perchè Fury, avendo a disposizione ancora una squadra di eroi rimaneggiata, ma non proprio estinta, decida di affidare il compito impari di combattere gli Elementali proprio a Peter Parker, in gita con la classe, mettendo a rischio la sua vita e quella dei suoi compagni in mezza Europa, tra Venezia, Praga e Londra.

Nel frattempo Tony ha lasciato a Peter il potentissimo sistema di difesa della Stark, che ha chiamato Edith e che si comanda dai suoi occhiali.

Peter però è un teenager insicuro, privo di una figura paterna, che finisce per trovare in Beck il conforto e il mentore che ha perso prematuramente.

La sceneggiatura di questo Far From Home è quanto di più puerile e implausibile si sia visto in un film Marvel nel corso di questi 11 anni.

Non solo lo sviluppo drammatico procede per assurdità in assurdità, ma i personaggi sono così patetici e mal scritti, che sembrano spesso guardare fuori campo in cerca di un disperato aiuto, che non arriva mai.

L’incubo di dover recitare birignao, che sembrano scritti da un somaro di dieci anni, dev’essere stato particolarmente impari per un attore del calibro di Jake Gyllenhaal o la stessa Cobie Smoulders, palesemente infastidita nel riprendere i panni di Maria Hill.

Tom Holland è costantemente sperduto e senza Robert Downey Jr, il suo ruolo – che è evidentemente quello della spalla, in questa nuova incarnazione Marvel del personaggio – non trova mai il partner adatto a cui affidarsi.

Quanto a Zendaya, che interpreta MJ, ha praticamente sette battute in tutto il film: per il resto è costretta ad aggrottare la fronte e fare smorfie, in attesa di qualcosa da dire.

Per coloro che stanno seguendo la serie Euphoria della HBO, in cui interpreta una teenager tossicomane, l’idea di ritrovarla impacciata e ingenua sul grande schermo, in un ruolo che è praticamente lo stesso, provoca un corto circuito emotivo, che di certo non aiuta la credibilità di un film, che non convince mai.

Far From Home è ancora tutto ripiegato sugli Avengers, sul blip, su Thanos, sull’eredità di Stark, diventando una coda fastidiosa, al già fiacchissimo Endgame, piuttosto che un sequel del divertente e riuscito Homecoming.

La banalità triviale del viaggio europeo è perfettamente adeguata al tono scelto dal pessimo Jon Watts: l’avesse girato un software questo film, sarebbe probabilmente venuto meglio.

Persino l’ironia latita clamorosamente e molte battute cadono nel vuoto. L’unica parte che funziona davvero è l’incubo in cui piomba Spider-Man creato dalle illusioni di Mysterio: lì nella confusione di ruoli e mondi, il film perde per un momento il controllo, si disgrega felicemente.

Ma dura poco.

Una nota a parte meriterebbe l’introduzione con I will always love you di Whitney Houston, riprodotta quasi integralmente sul lungo logo animato Marvel e poi nelle primissime immagini del film, in funzione testamentaria/celebrativa, per gli eroi caduti in battaglia: stucchevole e manipolatoria oltre ogni limite.

Il successo clamoroso – americano, cinese e ora anche italiano – di questo Far From Home ci spinge inevitabilmente a parlarne anche qui su Stanze di Cinema, anche se avremmo volentieri fatto a meno di dilungarci nell’analisi di un film più vuoto di un pneumatico.

Ma è del tutto evidente che, dopo l’enorme hype costruito dalla Casa delle Idee per i suoi ultimi film – Black Panther, Ragnarok, Infinity War, Endgame e Captain Marvel – ormai qualsiasi prodotto che usi lo steso brand, richiama un successo che va ben al di là dei meriti specifici del singolo film.

Rivolto evidentemente ad un pubblico di adolescenti, questo Spider-Man sembra il modo con cui i fans della saga sono spinti ad elaborare il lutto della fine di quel mondo colorato, che li accompagnati per un’intera stagione della loro vita e che non intendono abbandonare così facilmente.

Non si spiegano altrimenti i numeri clamorosi, che stanno accogliendo il film al suo esordio in sala.

Lascia poi sconcertati che la stessa Sony Columbia ci abbia regalato, proprio prima di Natale, quel piccolo capolavoro di animazione che era Spider-Man: un nuovo universo, in cui il ruolo iconico dell’eroe era rivoltato ed amplificato, senza mai eludere il confronto con i cliché del personaggio, ma costruendo un meta-testo con le sue incarnazioni cinematografiche e non, con una competenza e una raffinatezza, sconosciute a Watts e soci.

Il fresco ricordo di quella meraviglia, rende l’odierno Far From Home ancor più inutile e molesto.

Purtroppo la scena sui titoli di coda apre la strada ad un nuovo inevitabile sequel…

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