Capri-Revolution

Capri-Revolution **1/2

Con Capri-Revolution, Mario Martone chiude un’ideale trilogia, iniziata con Noi credevamo e proseguita con Il giovane favoloso, interessata a mettere in scena alcune pagine fondamentali della nostra storia politica e culturale, scegliendo un punto di vista del tutto particolare, quello di giovani, desiderosi di un cambiamento radicale.

Nella Capri del 1914, Lucia e la sua famiglia spendono le giornate occupandosi del loro casolare, delle capre e degli altri animali. A pochi passi da loro, sulle rocce impervie di Anacapri, un pittore immigrato dall’Olanda, Seybu, e decine di altri ragazzi, desiderosi di fuggire dagli effetti della rivoluzione industriale capitalistica, stanno sperimentando un vivere alternativo all’interno di una comune. Ben presto, Lucia finirà per assorbire la loro visione del mondo.

Il film sembra prendere spunto dalla comune che Karl Diefenbach ha fondato a Capri tra il 1900 e il 1913, ma anche dal lavoro e dalle idee, molto più tarde, di Joseph Beuys, figura centrale nell’arte contemporanea a cavallo tra gli anni ’60 e ’70.

L’idea di mettere in scena una storia di cento anni fa, ibridata con le voci della nostra modernità, per parlare allo spettatore contemporaneo, crea un corto circuito, che Martone non riesce a risolvere.

Novità sostanziale: la protagonista è una donna. Soprattutto, una donna che, nell’ordine, si emancipa dall’autorità della famiglia, della scienza e delle ideologie di sorta, rappresentati rispettivamente dai fratelli, dal medico di paese, dal maestro, a capo della comune. Il che non è poco, in una società in cui il patriarcato veniva considerato alla stregua di una legge di natura.

Apprezzabile poi che la lotta fra i proto hippies della comune e gli agenti del progresso venga combattuta ad armi pari e si concluda in pareggio. Evitando il più possibile stereotipi e luoghi comuni, Martone, abile in veste di giudice super partes, presenta le ragioni di entrambi, per bocca del maestro e del dottore. Non è un mistero che la storia abbia appuntato il marchio del fallimento a tentativi simili a quello del gruppo di artisti qui rappresentato, ma il regista dà più importanza alla spinta vitale in sé, che ai suoi esiti, perchè “bisogna concentrarsi sull’eruzione, non sul paesaggio spettrale che si delinea quando la lava si è solidificata”.

Di forte impatto, infine, le scene dove i membri della controcultura si sbizzarriscono dimenandosi nudi nei boschi, su coreografie di Raffaella Giordano e colonna sonora elettronica di Sasha Ring, “ripetitiva e ipnotica proprio come le nenie indiane”. Uno schema che torna nella rappresentazione del sacrificio di un cervo, da parte di alcuni dissidenti del falansterio, efficace nel trasmettere, a seconda della cornice, profonda liberazione o gretta ossessività.

Genera perplessità che Lucia, analfabeta, nel giro di qualche mese, conversi amabilmente in inglese coi colleghi della comune e nel tempo libero legga Goethe, in lingua originale. O ancora, la scelta di rappresentare la prima seduta meditativa della sua vita come uno straordinario viaggio extracorporeo, in cui la sua figura fluttua, per mari e monti.

A voler liquidare tutto come licenza poetica, rimane il peccato finale di una inquadraturasulsolechetramontaversoilmare, epidemia che ha contagiato molti film in concorso quest’anno.

Il problema di Martone è che pur facendo appello alle tipiche dissonanze rosselliniane nella messa in scena della storia, non trova mai una forma adatta a rendere chiaro ed universale lo scontro, non trova mai le parole giuste, per rappresentare le idee in campo, e non riesce a fare dei suoi tre protagonisti, il medico, il pittore e la capraia, degli archetipi capaci di superare i limiti del suo racconto.

Ed è questo, soprattutto, che non convince e che derubrica il suo lavoro al rango di un tentativo veleitario, poco più che didascalico.

Consigliabile, tra alti e bassi.

Regia:

Mario Martone

Durata: 122’
Paesi:

Italia, Francia

Interpreti: Marianna Fontana, Reinout Scholten van Aschat, Antonio Folletto, Gianluca Di Gennaro, Eduardo Scarpetta, Jenna Thiam, Ludovico Girardello, Lola Klamroth, Maximilian Dirr, Donatella Finocchiaro
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