Venezia 2017. The Devil and Father Amorth

The Devil and Father Amorth **

Fuori concorso

La fascinazione di William Friedkin con il male e le sue forme ha attraversato tutta la sua carriera. Dall’inafferrabile Alain Charnier de Il braccio violento della legge, alla piccola Regan de L’esorcista, dai tre disperati de Il salario della paura, forse il suo capolavoro, dal poliziotto infiltrato nella comunità gay di Cruising al falsario Eric Masters del definitivo Vivere e morire a Los Angeles. Per non dire di Killer Joe e dei suoi metodi assai poco ortodossi.

Questa ossessione lo ha spinto, a contattare Padre Amorth, il più famoso esorcista italiano, un uomo controverso, temuto e amato all’interno della comunità ecclesiastica.

Amorth è morto nell’estate del 2016, ma Friedkin è riuscito ad intervistarlo e ad avere il permesso di assistere al nono esorcismo, praticato su una sua giovane paziente, Cristina.

In una piccola stanza presso la compagnia di San Paolo a Roma, Amorth, Cristina, tutti i suoi familiari e Friedkin, si riuniscono per celebrare il lungo rito che William Peter Blatty aveva romanzato per il suo bestseller e poi per il film del 1973.

Sono trenta minuti circa di preghiere, urla belluine, convulsioni. Un documento difficile da maneggiare persino per uno come Friedkin, che questa volta ha deciso di esporsi in prima persona, raccontando, in fondo, la sua ossessione per il demonio, che sin dalle riprese a Georgetown nel 1972, lo accompagnato per tutta la via vita.

E allora ecco che il regista visita di nuovo il campus, la casa di Regan e mostra le immagini dell’esorcismo di Cristina a neurologi, psichiatri, medici, psicologi, vescovi per cercare una spiegazione razionale, una giustificazione medica o anche solo religiosa. E forse, più semplicemente, a trovare una conferma all’impensabile.

Se il suo lavoro è tuttavia complessivamente modesto, pasticciato, poco rigoroso e manipolatorio, proprio dal punto di vista documentaristico – se si eccettua il valore di pura testimonianza delle immagini girate con Padre Amorth – quello che resta è un film invece più interessante come diario personale, come racconto in prima persona di un’ossessione, in cui il cinema gioca un ruolo fondamentale e l’esorcismo di Padre Karras si rispecchia in quello di Padre Amorth: in fondo è stato proprio il successo de L’esorcista a ridare importanza ad una pratica, che la chiesa stessa sembra maneggiare con estrema cautela: un reperto impresentabile di una religiosità arcaica, superstiziosa.

L’unica chiave per leggere The Devil and Father Amorth è allora quella della mediazione della scrittura, del cinema, lasciando sullo sfondo istinti e sentimenti, che non riescono mai davvero ad appassionare.

Usa / 68’
lingua Inglese
sceneggiatura William Friedkin, Mark Kermode
fotografia William Friedkin
con fotografia aggiuntiva di Robert Yeoman, George Giaimo
montaggio Gary Leva
musica scritta da Christopher Rouse
diretta da Roque Banos

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