Venezia 2017. Downsizing

Downsizing **

Dopo il rigoroso bianco e nero di Nebraska, che flirtava con le commedie amare degli anni ’70, recuperandone uno dei volti simbolo, Alexander Payne ci propone un salto nel futuro, alle prese con un paradosso originale e intelligente, i cui limiti e le cui conseguenze però rimangono in gran parte inesplorate.

Quando uno scienziato norvegese capisce come rimpicciolire gli esseri viventi sino a ridurre gli uomini a miniature alte una dozzina di centimetri, l’esperimento suscita gli entusiasmi degli ambientalisti e di coloro che vogliono sperimentare il mondo nuovo, con la promessa di uan vita di ricchezze e agi senza fine.

Con i risparmi di una modesta famiglia, nelle comunità di dowsizing si può comprare un minuscolo castello e vivere di rendita per sempre.

Solo che i vantaggi per chi si sottopone all’operazione irreversibile nascondono molte insidie: non solo la disapprovazione sociale di chi vede diminuire la produzione e il consumo, il valore dei beni e delle case, oltre alle tasse e alle imposte. Ma anche l’allontanamento dai propri cari e dal proprio mondo.

Paul Safranek è un fisioterapista, vive una vita modesta ad Omaha, assieme alla moglie Audrey. Vorrebbero comprare una nuova casa, ma non se lo possono permettere. Quando una coppia di loro amici si presenta al ritrovo degli ex alunni minaturizzata e trasportata in una scatola di vetro, decidono di far visita a Leisureland, un centro che promette una vita da nababbi: i loro pochi risparmi si trasformeranno in oltre dodici milioni di dollari, in una vita a 12 cm.

Paul e Audrey decidono di fare il grande passo: dicono addio agli amici e ai familiari, ai colleghi di lavoro e ad un mondo, che sta rapidamente avvicinandosi all’implosione.

Solo che, durante la trasformazione, qualcosa va storto e Paul si ritrova a dover ricominciare tutto da capo. E’ costretto a lavorare in un call center e poi con un’impresa di pulizia, sperimentando così l’altra faccia del sogno libertario e ambientalista: l’egoismo e la noia di chi non fa nulla, la solitudine e la nostalgia di chi si sente sempre fuori posto, il settarismo millenarista, il contrabbando di beni di lusso, il mondo degli esclusi, che vive appena fuori da Leisureland.

Si affezionerà ad una dissidente vietnamita e penserà di aver finalmente trovato la sua strada in un bunker sotterraneo in Norvegia, ma sarà davvero così?

Il film di Payne, scritto assieme al fidato Jim Taylor, è curioso e indovinato nella prima parte, quando l’idea della miniaturizzazione e le sue dinamiche da commedia sociale sembrano accogliere placidamente i desideri dell’uomo qualunque, interpretato da un Matt Damon imbolsito e credibile.

Nella seconda parte tuttavia il film comincia a girare a vuoto e non riesce a salvarlo neppure la verve del solito grande Christopher Waltz, qui nei panni di un vicino slavo, grande viveur e affarista senza scrupoli, che sembra aprire gli occhi a Paul sulle contraddizioni di quel mondo, apparentemente idilliaco e sulle motivazioni vere di chi vi ha aderito.

Dopo la prima svolta narrativa, che rompe il nucleo familiare originale di Paul e lo costringe ad abbandonare presto la promessa iniziale di Leisureland, la deriva sentimentale e buonista soffoca tutta la seconda parte, che il viaggio in Norvegia finisce per appesantire ulteriormente.

Se il contrappunto sociale lascia intravvedere il ripetersi di dinamiche eterne tra sommersi e salvati, in un universo in qualche modo concentrazionario, Payne scivola su un romanticismo e un pauperismo un po’ troppo di maniera, incapace di fare di Paul un personaggio vero, protagonista di un’evoluzione drammatica e identitaria credibili.

Se Paul infatti sembra essere sempre spinto dagli eventi e sempre in balia del destino, anche l’ultima svolta appare più subita, che davvero cercata.

Payne non sembra interessato ad esplorare sino in fondo il mondo downsizing, le sue implicazioni etiche, ambientaliste, sociali, culturali. Il suo film si limita a suggerire qualche linea di frattura, ma la gioca sempre all’interno di meccanismi drammatici tradizionali ed in funzione di questi ultimi.

E così il suo film rimane a mezza strada, un’esperimento curioso e tecnicamente impeccabile, ma senza il coraggio di osare.

Una mezza delusione.

Usa / 135’
lingua Inglese
cast Matt Damon, Christoph Waltz, Hong Chau, Kristen Wiig
sceneggiatura Alexander Payne, Jim Taylor
fotografia Phedon Papamichael
montaggio Kevin Tent
scenografia Stefania Cella
costumi Wendy Chuck
musica Rolfe Kent
suono Mark Stoeckinger, Patrick Cyccone, Tony Lamberti, Greg Chapman
effetti speciali Michael Innanen

 

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