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Cannes 2017. Lerd – A Man of Integrity

Un certain regard

Lerd – A Man of Integrity **1/2

Reza, having distanced himself from the urban quagmire, leads a simple life along with his wife and sole son, somewhere in a remote village in Northern Iran. He spends his days working in his gold fish farm. Nearby, a private company with close links to the government and local authorities, has taken control of nearly every aspect of the regional life. Its shareholders, accumulating wealth, power and economic rents, have been pushing local farmers and small owners to dilapidate their belongings, farms and estates, to the benefit of the Company’s influential network and its monopoly. It is under their pressure that many villagers have themselves become local rings of the larger network of corruption. 

Torna al festival l’iraniano Mohammad Rasoulof, che con Jafar Panahi fu arrestato nel 2010 e condannato a sei anni di prigione, poi ridotti a 12 mesi e l’interdizione a girare nuovi film per vent’anni.

In realta’ Rasoulof, cosi’ come Panahi, ha continuato a lavorare: lo straordinario Manuscripts don’t burn era ad Un certain regard nel 2013, senza titoli per tutelare coloro che vi avevano preso parte.  Il nuovo A Man of Integrity e’ di nuovo sulla Croisette, accompagnato stavolta da regista ed attori. Segno che forse qualcosa e’ cambiato nel rapporto tra il nuovo regime e gli autori.

Eppure il film di Rasoulof e’ il racconto crudele e disperato di un mondo che ha perso qualsiasi coordinata morale, in cui capitale, Stato e religione hanno costruito sulla violenza e la sopraffazione il proprio dominio assoluto.

Reza era un giovane contestatore a Teheran: espulso dall’universita’ si e’ rifugiato nel nord, dove si e’ ricostruito una famiglia con la moglie preside e con un figlio. Si occupa di un piccolo allevamento di pesci rossi, quando la Compagnia che gestisce le acque e il potere nella provincia, si mette di traverso: invece di pagare una tangente per dilazionare i soldi presi a prestito per la sua attivita’ Rexa venda la propria auto per pagare il debito. Reza rifiuta di piegarsi alla corruzione dilagante e finisce cosi’ per mettersi contro una delle famiglia piu’ potenti della zona. Il capo famiglia lo denuncia falsamente alla polizia per avergli rotto un braccio e poi avvelena le acque del suo allevamento, spingendolo sul lastrico.

Indeciso se rispondere all’accerchiamento, vendendo la sua proprieta’ o assecondando un gruppo di potere alternativo, Reza e’ combattuto tra la fede nei suoi principi e la necessita’ di salvare la propria famiglia.

L’Iran raccontato da Rasoulof e’ un girone dantesco in cui solo il piu’ forte sopravvive. Come gli ricorda un amico, si puo’ essere solo due cose:  oppressori od oppressi. Non ci sono altri ruoli.

Ed allora anche l’uomo tutto d’un pezzo, deciso a non barattare corruzione e compromessi con la propria dignita’ e’ costretto a scendere i gradini del sopruso e della violenza.

Come nelle parabole criminali piu’ classiche, e’ il destino a scegliere per Reza.

Rasoulof ci regala un altro manifesto crudele e agghiacciante del suo paese, senza fare sconti a nessuno, non agli uomini di legge, ne’ tantomeno alle donne, che hanno assimilato quella stessa perversa cultura del potere.

Un pugno in faccia.

CREDITS

Mohammad RASOULOF – Director

Mohammad RASOULOF – Script / Dialogue

Ashkan ASHKANI – Director of Photography

Mohammadreza MUINI – Film Editor

Meysam MUINI – Film Editor

Alireza ALAVIAN – Sound

Peyman YAZDANIAN – Music

CASTING

Reza AKHLAGHIRAD – Reza

Soudabeh BEIZAEE – Hadis

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