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Cannes 2017. Okja

Okja **1/2

For 10 idyllic years, young Mija has been caretaker and constant companion to Okja—a massive animal and an even bigger friend—at her home in the mountains of South Korea. But that changes when a family-owned multinational conglomerate Mirando Corporation takes Okja for themselves and transports her to New York, where image obsessed and self-promoting CEO Lucy Mirando has big plans for Mija’s dearest friend.

With no particular plan but single-minded in intent, Mija sets out on a rescue mission, but her already daunting journey quickly becomes more complicated when she crosses paths with disparate groups of capitalists, demonstrators and consumers, each battling to control the fate of Okja…while all Mija wants to do is bring her friend home.

Dopo l’esperimento in chiaroscuro di Snowpiercer, che ha portato Bong Joon ho a lavorare e scontrarsi con Harvey Weinstein ad Hollywood, il regista coreano ci riprova, questa volta grazie al gigante dello streaming Netflix, che non ha badato a spese, per assecondare la sua straordinaria fantasia, in quella che, a tutti gli effetti, e’ una bellissima favola ecologista e anticapitalista.

Il film e’ la pietra dello scandalo al Festival di Cannes, il primo ammesso in concorso, senza una distribuzione nelle sale francesi.

L’apparizione del logo Netflix viene accolta alla proiezione stampa da una selva di fischi: il pubblico del Palais ha gia’ individuato il villain di questa edizione.

Eppure le qualita’ cinematografiche del lavoro di Bong meriterebbero davvero un passaggio nei cinema: l’illuminazione di Darius Khondji, la composizione del quadro in un cinemascope capace di abbracciare i sogni di una piccola ragazzina coreana e del suo improbabile amico a quattro zampe, e il ritmo grande e maestoso della messa in scena, sono quanto di piu’ lontano si possa immaginare da un prodotto televisivo.

Il film racconta la storia di un curioso esperimento posto in essere dalla Mirando, una multinazionale con molti interessi, gestita ancora dagli eredi del terribile fondatore.

L’ultima CEO, Lucy, sta cercando di cambiare il volto della societa’, mostrandosi sensibile all’ambiente e coniugando le necessita’ industriali ad un nuovo modello di sviluppo sostenibile.

In una conferenza stampa spettacolare, Lucy annuncia al mondo che – in seguito alla miracolosa scoperta in Cile di una particolare razza di maiali giganti – la Mirando ha organizzato un concorso lungo dieci anni, assegnando questi animali a 26 allevatori sparsi per il mondo, con l’obiettivo di scegliere il migliore, dopo un lungo svezzamento.

Il realta’ si tratta solo di bieco marketing: la specie e’ stata selezionata geneticamente, dopo lunghi e mostruosi esperimenti e la taglia gigante promette di arricchire la societa’ ancora di piu’.

Eppure uno dei grandi animali, quello affidato ad un allevatore coreano e alla sua nipotina Mija, sembra particolarmente intelligente. Tra l’enorme mammifero, chiamato Okja, e la piccola ragazzina, orfana dei genitori, si e’ creato un rapporto del tutto speciale.

Quando dopo dieci anni e’ giunto il momento di trasportare Okja a New York, per la premiazione del concorso – e per farlo diventare carne da macello per succose bistecche e filetti – Mija si ribella ai propositi della Mirando e trova un inatteso alleato nell’Animal Liberation Front, un gruppo di vegani piuttosto sgangherati e velleitari, guidati dal risoluto Jay.

L’ALF vuole rapire Okja e farne un’esca, per svelare l’orrendo allevamento intensivo gia’ in atto presso la multinazionale. Le avventure di Mija e Okja sono appena cominciate…

Con lo stesso spirito anti-sistema che gia’ animava Snowpiercer, che tuttavia lo appesantiva di un marxismo fuori tempo massimo, Bong Joon Ho questa volta costruisce una favola assai piu’ lieve, eppure risoluta, con poche cadute di tono e un racconto che segue sapientemente il viaggio di Mija a Seul e poi a New York sulle tracce di Okja.

Se la prima parte bucolica e’ quella in fondo piu’ riuscita, per felicita’ espressiva, senso dello stupore e sincera tenerezza, quella successiva, ambientata a New York, che segue le lotte interne alla Mirando, e’ un po’ troppo pasticciata, nel tentativo di essere esemplare e politica assieme.

Nel complesso tuttavia il film ha una sua grazia, assomigliando in fondo proprio al corpo del suo protagonista: grande e grosso nelle intenzioni, ma capace di muoversi con insospettabile leggerezza.

Tilda Swinton si ritaglia un doppio ruolo in cui eccellere, sia pure apparendo sullo schermo per pochissimi minuti. Debole e fastidiosamente sopra le righe invece il personaggio interpretato da Jake Gyllenhaal, l’esploratore televisivo, mentre Paul Dano, nei panni del capo degli animalisti e’ come sempre impeccabile e lunare. Ma la sorpresa e’ la giovanissima An Seo Hyun, volto che trasmette tutta la determinazione e l’innocenza necessari al ruolo.

Film spielberghiano per eccellenza, eppure perfettamente coerente con il cinema del suo autore, almeno da The Host in poi, Okja e’ un’opera in cui l’infanzia si fa carico di responsabilita’ e compiti che i piu’ grandi sembrano aver dimenticato, chiusi nel loro mondo di opposizioni radicali: non mi stupirei se Okja diventasse un manifesto intelligentemente animalista.

Perche’ pur con qualche caduta di tono, l’onesta’ dei suoi intenti e la genuinita’ delle sue ragioni, non possono che colpire.

Il finale in particolare, ambientato in una sorta di macello lager, spezza il cuore e non si dimentica facilmente.

CREDITS

BONG Joon Ho – Director

BONG Joon Ho – Script / Dialogue

Jon RONSON – Script / Dialogue

Darius KHONDJI – Cinematography

Yang JINMO – Film Editor

CASTING

Tilda SWINTON – Lucy Mirando

Paul DANO – Jay

AN Seo Hyun – Mija

BYUN Heebong – Heebong

Steven YEUN – K

Lily COLLINS – Red

YOON Je Moon – Mundo Park

Shirley HENDERSON – Jennifer

Daniel HENSHALL – Blond

Devon BOSTICK – Silver

Giancarlo ESPOSITO – Frank Dawson

Jake GYLLENHAAL – Dr Johnny Wilcox

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