Lav Diaz vince il Leone d’Oro di Venezia 73

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La 73° Mostra termina con un verdetto piuttosto discutibile. Leone d’Oro al filippino The Woman Who Left di Lav Diaz, Gran Premio a Tom Ford, migliore regia ex aequo a Konchalovsky ed Escalante. Solo la sceneggiatura a Jackie, mentre Oscar Martinez ed Emma Stone sono le Coppe Volpi.

Non c’è dubbio che da questo palmares manchi un nome vero: quello di Pablo Larrain, uno dei giganti del cinema del nuovo millennio, incredibilmente ostracizzato dal Festival di Cannes, che l’ha ospitato due volte, ma mai in concorso, e ora anche dalla Mostra di Venezia.

Il suo Post Mortem uscì incredibilmente senza premi nel 2010, Jackie torna a casa con un piccolo premio per la sceneggiatura di Noah Oppenheim. Davvero troppo poco, per quello che è stato certamente il miglior film della rassegna.

Pochissimo ha avuto anche Frantz di Ozon, con il Premio Mastroianni alla sua giovane protagonista.

I tre premi principali vanno a quattro film interessanti, certamente non immeritevoli, ma tutti più o meno controversi, non completamente riusciti, a nostro avviso.

Il Leone a Lav Diaz è una scelta di pura cinefilia, un inchino ad un cineasta pressochè sconosciuto a coloro che non frequentano i festival: la durata torrenziale, il ritmo ieratico, l’abuso di piani sequenza e le narrazioni ellittiche e frammentate dei suoi film hanno reso impossibile una loro distribuzione in sala, sinora.

Forse questo The Woman Who Left potrebbe essere l’eccezione, grazie a un minutaggio più contenuto, vicino alle quattro ore, a una storia più comprensibile e ad un montaggio più lineare. Il Leone d’Oro l’aiuterà a trovare una sua strada, ma restano intatti tutti i nostri dubbi, su un autore che ha sempre giocato con gli stereotipi del cinema d’essai, stressandoli, anche grazie alle possibilità del digitale, sino al limite della sopportazione: il bianco e nero naturalmente, il piano sequenza, la camera fissa, il realismo minimalista, la fascinazione per l’ambiente in cui sono immersi i suoi personaggi, la libertà narrativa che supera di gran lunga le durate canoniche.

I suoi film sembravano fatti a posta per sfidare la tolleranza anche degli adepti al suo prematuro culto, facilitando fughe anticipate, viaggi onirici e divagazioni. Il suo ultimo film sembra lasciar intravvedere una svolta verso un uso più consapevole e ‘tradizionale’ degli strumenti del cinema. E quindi un tentativo di dialogo vero con un pubblico potenziale più ampio di qualche sparuto e coraggioso cinefilo festivaliero.

In ogni caso, il premio più giusto per The Woman Who Left sarebbe stato il Gran Premio o il premio per la regia.

Assegnargli il Leone è stata una scelta piuttosto autistica da parte della giuria, interessata forse più a segnare un punto, in favore di un cinema d’autore senza compromessi, che non a segnalare l’eccezionalità di un’opera, pur riuscita.

Altrettanto controversi, se non di più, gli altri premi importanti: il Gran Premio a Tom Ford è quantomeno generoso, per un film interessante, maturo dal punto di vista della messa in scena e della direzione degli attori, ma fondamentalmente irrisolto.

Più dubbi ancora ci vengono rispetto ai due che hanno condiviso il premio per la regia: i film di Amat Escalante e Andrey Konchalovsky erano certamente coraggiosi e innovativi, ma complessivamente deboli. La region salvaje alterna senza riuscici davvero realismo metropolitano, fantascienza distopica e liberazione sessuale. Paradise ha una cornice di rara bruttezza, che mina il fondamento ideologico e morale di un film sullo sterminio nazista.

Quanto al Premio della Giuria, andato alla Amirpour per The Bad Batch, l’unica cosa che si può dire è che sia stato un abbaglio, una svista, un miraggio condiviso, da parte di una giuria forse desiderosa di premiare una giovane donna. Altri meriti il film non ne ha.

Giuste invece le Coppe Volpi a Emma Stone e Oscar Martinez. Purchè tuttavia si dimentichi che in gara c’era una Natalie Portman assolutamente sensazionale.

Si chiude così, con l’ennesimo verdetto controverso, un festival vitale, complessivamente positivo, dove molte buone cose si sono dovute confrontare con altrettanti film improbabili, deludenti. Mai come quest’anno – e lo avete visto dalle recensioni che abbiamo pubblicato – è mancato quel solido gruppo di film medi, che tradizionalmente costituisce l’ossatura dei festival.

Abbiamo dato il massimo dei voti solo a Jackie di Larrain, ma molti film, fuori e dentro il concorso ci sono andati vicino. In particolare vorremmo ricordare almeno i tre documentari One more time with feeling di Andrew Dominik con Nick Cave, American Anarchist di Charlie Siskel sul peso della memoria e la responsabilità delle parole e Austerlitz di Loznitsa, sul turismo nei campi di sterminio.

Questi sono tutti i vincitori. Seguite i link alle nostre recensioni:

Venezia 73
Leone d’Oro: The Woman Who Left di Lav Diaz
Gran Premio Speciale della Giuria: Nocturnal Animals di Tom Ford
Migliore regia ex aequo: Amat Escalante per La region salvaje e Andrey Konchalovsky per Paradise

Migliore attrice: Emma Stone per La La Land

Miglior attore: Oscar Martinez per El ciudadano ilustre

Migliore sceneggiatura: Noah Oppenheim per Jackie

Premio della Giuria: The Bad Batch di A.L.Amirpour
Premio Mastroianni al miglior giovane attore: Paula Beer per Frantz
Premio Opera Prima De Laurentiis: The Last of Us di Ala Eddine Slim

Orizzonti
Miglior film: Liberami di F.Di Giacomo
Migliore regia: Home di Fien Troch
Migliore attore: Nuno Lopes per Sao Jorge
Migliore attrice: Ruth Diaz per Tarde para la ira

Premio speciale della giuria: Big Big World R.Erdem
Migliore scenggiatura: Bitter Money di Wang Bing

 

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