Venezia 2016. Animali notturni

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Animali notturni **

Il tempo si fonde con lo spazio. Un libro inscena storie così reali da sembrare vere. La prima parte è incentrata su una donna di nome Susan (Amy Adams) che riceve un manoscritto dal suo ex marito, da cui si era separata vent’anni prima. La seconda parte racconta la storia contenuta nel manoscritto, intitolato appunto Nocturnal Animals, riguardante le tragiche disavventure di un uomo in vacanza con la famiglia, Tony (Jake Gyllenhaal).

L’opera seconda dello stilista-star, Tom Ford, debutta a Venezia come il suo esordio, A single man.

Anche questa volta siamo di fronte ad un adattamento, scritto dallo stesso regista, a partire dal romanzo Tony & Susan di Austin Wright.

Difficile tuttavia comprendere cosa può aver spinto Tom Ford a trarre una sceneggiatura dalla storia di una coppia di giovani ragazzi del Texas, lontani per estrazione culturale e retaggio familiare, che si ritrovano per caso a New York e vivono una passione bruciante, ostacolata dalla famiglia conservatrice di lei, per poi lasciarsi dopo pochi anni, nel tentativo di percorrere strade lontanissime.

Tony infatti tornerà ad insegnare letteratura in Texas, mentre Susan sposerà il finanziere Walker Morrow e aprirà una sua galleria di successo nella Grande Mela.

Dopo quasi vent’anni, mentre gli affari di Walker vanno malissimo e Susan appare insoddisfatta del mondo asettico e vuoto che si è costruita, Tony le spedisce il manoscritto del suo nuovo libro, Nocturnal Animals, un revenge thriller che assomiglia a Cane di Paglia e che Susan legge nel corso di un paio di giorni, alternando i ricordi personali agli eventi raccontati nel romanzo e messi in scena nel film.

Ford procede quindi su piani temporali e narrativi differenti, alternando passato e presente, realtà e finzione, con note di humor nero, tutte riservate ad un mondo, quello dei ricchi e famosi di New York, che probabilmente conosce molto bene.

Il film tuttavia, nonostante il prezioso lavoro fotografico e di montaggio, capace di alternare il calore soffocante della sabbia del Texas al bianco e alle trasparenze degli interni metropolitani newyorkesi, è piuttosto lineare nel raccontare la storia di un amore passato, che ha lasciato molti rimpianti e altrettanti rimorsi, assieme ad un senso di rivalsa, mai davvero sopito dal tempo.

Quanto al film nel film, o meglio al romanzo all’interno della cornice realistica, è una crudele odissea nella cultura della violenza e nella giustizia da antico testamento, che ancora pervade il Texas rurale e le sue istituzioni.

Il manoscritto vorrebbe assumere un valore metaforico: accusato di essere un uomo debole, incapace di sostenere le ambizioni di Susan, Tony estremizza le paure della moglie – e le proprie – in un racconto, che piuttosto modesto e prevedibile, inutilmente crudo e sopra le righe, nonostante i colpi di scena vengano sempre sollecitati da Ford con un sound design esagerato e con bruschi stacchi di montaggio.

Perchè poi questo raccontino raffazzonato e rivoltante dovrebbe convincere Susan a riallacciare i rapporti con Tony resta un mistero, tutto nella testa degli sceneggiatori.

Nel complesso, Nocturnal Animals sembra avere una sola idea forte, quella di una malinconica storia d’amore tra due artisti, in cerca della conferma del proprio talento, occultata da troppe parole, troppe immagini, troppo sangue.

Ford vuole forse dimostrare di essere un regista vero, capace di mettere da parte l’elegante formalismo a cui viene spesso accostato, ma finisce per controllare poco il magma narrativo del suo film.

La direzione degli attori è certamente matura, ma il talento dei tre protagonisti sembra parlare da solo. Amy Adams è formidabile, Jake Gyllenhal appare sofferente e battuto sia fuori che dentro il romanzo, ma è il poliziotto malato di tumore di Michael Shannon che ruba spesso la scena ad entrambi.

E’ probabile, tuttavia, che non trascorreranno altri sette anni prima di ritrovare Ford ancora sul set. Il cinema sembra interessarlo sempre di più.

In fondo il finale, con la protagonista seduta da sola ad un tavolo elegante, aspettando un incontro che non avverrà mai, può essere letto come una metafora perfetta dello spettatore di fronte al film di Tom Ford: il whisky on the rocks, consumato durante le due ore di attesa, sarà stato anche ottimo, ma quello che rimane, alla fine, è solo il sapore di una mezza delusione.

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