Venezia 2016. Il cittadino illustre

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Il cittadino illustre **1/2

Un premio Nobel per la letteratura, che vive in Europa da decenni, accetta un invito dalla sua città natale in Argentina per essere premiato. In un viaggio nel cuore della letteratura stessa, l’uomo ritroverà l’affetto e le affinità che ancora lo uniscono al suo popolo, così come le differenze inconciliabili che daranno vita a un crescendo di violenza, con un risultato inaspettato. I personaggi dei suoi libri provengono da quella terra, proprio da lì infatti riprendono vita e si ribellano al loro stesso autore. Salas è il paese che lo scrittore porta nel cuore, quello che ha descritto con forse eccessiva sincerità, quello che oggi gli si rivolge contro.

Daniel Mantovani è un grande scrittore argentino. Vive in europa da quarant’anni, ma le sue storie nascono sempre dai suoi ricordi d’infanzia, dal suo paese natale, dalle esperienze sentimentali della sua giovinezza a Salas, una cittadina a 700 km da Buenos Aires.

Dopo aver ritirato polemicamente a Stoccolma il Premio Nobel, Mantovani si è chiuso in un silenzio creativo lungo quasi cinque anni. La crisi d’ispirazione coincide con il rifiuto di apparire in pubblico, di partecipare a nuove celebrazioni: come ha chiarito sul palco del Nobel, per uno scrittore che ha sempre interrogato la realtà e si è sempre tenuto lontano dall’ossequio al potere, la canonizzazione coincide con una prematura dipartita dal mondo dell’arte.

Quando però nella sua magnifica villa di Barcellona, arriva l’invito del sindaco del suo paese natale, perchè accetti la cittadinanza onoraria e tenga tre lezioni pubbliche, Mantovani decide di accettare, ritornando nella terra abbandonata dopo la morte della madre.

L’arrivo in Argentina è piuttosto traumatico. Un autista corpulento lo accompagna su una vecchia fiat, bucano una ruota e rimangono in mezzo ad una strada di campagna, perchè nessuno dei due possiede un telefono cellulare.

Salvato dal sindaco che l’indomani si mette sulle loro tracce, Mantovani si accorge che l’apparente calorosa ospitalità rivela risvolti assai poco piacevoli. Gli esclusi da un concorso di pittura a cui gli chiedono di fare da giurato cominciano a perseguitarlo, l’amico d’infanzia che ha sposato la fidanzata di Daniel ha sentimenti contrastanti e minacciosi, una groupie giovanissima si infila nel suo letto, uno uomo che pensa di aver riconosciuto suo padre in uno dei personaggi dei romanzi di Mantovani insiste per invitarlo a pranzo, mentre il padre di un ragazzini in carrozzina gli chiede una donazione di 10.000 dollari.

Nonostante Daniel si presti volentieri alla curiosità impicciona dei suoi concittadini, derogando il rigido protocollo che la sua assistente aveva preparato per lui, la cappa assillante di una città perduta e ignorante si stringe attorno a lui, con sempre maggiore violenza, spingendolo a rispondere con il suo spirito caustico e anticonformista alle loro richieste.

Il film dei due registi Cohn & Duprat è un divertito e intelligente pamphlet sul ruolo dell’intellettuale nella società, sui pericoli della fama e sulla mediocrità soffocante delle istituzioni e del politicamente corretto.

Con il tono lieve della commedia umana, El ciudadano ilustre è capace di proporre una riflessione affilata sul lavoro del suo protagonista e sui suoi riflessi pubblici.

Sembra quasi di sentire il De Gregori di Guarda che non sono io, nelle parole di Daniel Mantovani sul suo surreale soggiorno a Salas.

I due registi scelgono un registro dimesso, assai poco autoriale, privilegiando la direzione degli attori.

Straordinario il lavoro di Oscar Martínez, già visto in Storie Pazzesche, nei panni dell’intellettuale incapace di venire a patti con la mediocrità di chi si riempie la bocca con la parola cultura, ma è incapace di un vero progresso, di una vera originalità, di un pensiero non conformista o interessato.

Non ci stupiremmo di ritrovarlo con la Coppa Volpi, sabato prossimo.

Una delle belle sorprese del concorso.

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