Venezia 2016. Brimstone

Brimstone poster

Brimstone **

Una storia di resistenza contro la crudeltà di un inferno terrestre. Liz (Dakota Fanning), è una bellezza selvaggia ma trattenuta, un cuore sensibile e un animo irruento. L’antieroe che la perseguita è Preacher (Guy Pearce), un fanatico vendicativo e diabolico. Liz è una sopravvissuta, un cuore puro, tuttavia non una vittima, ma una donna capace di sprigionare una forza terribile, che risponde con stupefacente coraggio alla voglia di una vita che, sia lei che sua figlia, meritano di vivere.

Quattro capitoli e un’epilogo, nel magniloquente e crudo western diretto da Martin Koolhoven a distanza di otto anni da Winter in Wartime, presentato a Roma.

Il primo è intitolato Retribution: siamo nell’America di metà ottocento, verosimilmente, in una piccola comunità dove Liz vive assieme al marito e a due figli. Quando un nuovo predicatore prende possesso della chiesa locale, la vita della giovane che si esprime solo con la lingua dei segni diventa un inferno in terra. Tra le sue braccia di levatrice muore il figlio dello sceriffo locale, che ora pretende la sua testa. Il predicatore si offre di portare giustizia, ma il suo diritto è quello dell’antico testamento.

Il secondo capitolo è intitolato Exodus. Una giovane donna di noem Joanna fugge a piedi e crolla stremata. Un gruppo di cinesi la vende come prostituta a Frank, che possiede un locale chiamato Inferno. L’amicizia con una compagna di sventure, porterà le due ragazze a ipotizzare la fuga, prima che un cliente particolare si presenti alla locanda, pagando per avere tutte le ragazze di Frank…

Il terzo capitolo è la Genesis, nella quale ritroviamo il predicatore, moti anni prima, alle prese con le resistenze della moglie alla sua violenza dissennata. Sarà la figlia tuttavia a fare le spese della furia dell’uomo di chiesa.

Il quarto capitolo è intiolato ancora Retribution: Liz è in fuga dal suo aguzzino su un calesse assieme ai due figli.  Si rifugia in un capanno immerso nella neve.

Il film di Koolhoven usa i panorami del western, per mettere in scena un racconto che affonda le sue radici in un puritanesimo crudele e senza possibilità di perdono.

In una Mostra che sinora ha alternato film grande romanticismo ad altri in cui la spiritualità e la religione hanno poco a che fare con il Vangelo, Brimstone si posiziona decisamente nel secondo gruppo.

Il predicatore è un villain senza sfumature: il male assoluto e inesorabile, capace di sopravvivere alle ferite e agli scontri, con qualità sovrumane.

Certo, il punto di vista questa volta è tutto femminile, ma il film è complessivamente piuttosto debole, perpetuando un immaginario ormai consunto e una morale della violenza fr.

La scelta della divisione in capitoli che scompongono la cronologia del film consente almeno di mescolare un po’ le carte e mantere alta l’attenzione per i 150 minuti della sua durata.

L’unica vera nota positiva è l’interpretazione delle due protagoniste: la giovanissima e intensa Emilia Jones e Dakota Fanning, che si sta lentamente emancipando dal ruolo di bambina prodigio, che a partire da Mi chiamo Sam ha incarnato nei primi anni del nuovo secolo.

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