Going Clear: Scientology e la prigione della fede

Going clear poster

Going Clear: Scientology e la prigione della fede ***

Il premio Oscar Alex Gibney (Taxi to the Dark Side, The Armstrong Lie) si spinge laddove nessuno sinora aveva osato e porta sullo schermo il mistero di Scientology, la potentissima organizzazione ‘religiosa’, fondata da Ron Hubbard negli anni ’50 e poi cresciuta a dismisura, dopo la sua morte, grazie alla guida di David Miscavige.

Il film, scritto, diretto e prodotto da Gibney per la HBO – e distribuito in italia dalla Lucky Red – prende le mosse dal saggio-inchiesta di Lawrence Wright e da un articolo del New York Times.

Ha debuttato al Sundance, facendo subito rumore nella comunità hollywoodiana, soprattutto perchè i volti simbolo di Scientology sono sempre stati quelli dei divi del cinema: John Travolta negli anni ’70 ed ’80 e Tom Cruise subito dopo.

Il documentario è diviso sostanzialmente in tre parti.

Nella prima, otto ex attivisti e dirigenti di altissimo livello di Scientology, raccontano come hanno deciso di entrare nel culto. E’ la parte più interessante curiosa dal punto di vista sociologico e psicologico, naturalmente.

Alcuni degli elementi che hanno fatto il successo di Scientology soprattutto negli Stati Uniti, a partire degli anni ’50, sono ben identificati nel film di Gibney: innanzitutto la prospettiva di far parte di una comunità di successo, quindi la spinta all’auto-miglioramento; naturalmente l’aura del fondatore, vestito da commodoro e capace di un certo fascino affabulatorio; l’idea di una religione che prometteva di rivelare verità segretissime, una volta che il percorso di purificazione – il ‘going clear’ – avesse raggiunto i suoi stadi più elevati; l’uso intensivo di un procedimento di auditing – una ‘talking cure’ che si avvicinava alla psicanalisi – ma che consentiva anche di raccogliere le confessioni più intime e personali dei propri adepti, attraverso uno strumento chiamato e-meter, per usarle eventualmente contro di loro.

Tutte queste suggestioni trovavano terreno fertile in un paese disponibile a ‘credere’, uscito dalla Seconda Guerra Mondiale, molto più fragile e traumatizzato di quanto la storia ufficiale abbia saputo raccontarci, bisognoso di risposte e di certezza, di parole d’ordine e disciplina, come ha mostrato magnificamente Anderson nel troppo sottovalutato The Master.

Su questo naturalmente si innesta l’abilità di Hubbard e della terza moglie, Mary Sue – sposata diciannovenne e incinta, poi ascesa sino al comando del potente e chiacchierato Guardian’s Office – nell’occultare perfettamente il vuoto su cui tutta l’impalcatura era costruita e nel celarlo sino a quando il condizionamento esercitato sugli adepti non fosse stato completo.

Hubbard è stato poi scaltro, fuggendo continuamente a bordo della sua piccola flotta,  quando la situazione lo richiedeva e nello sfruttare una promessa di self-empowerment, di redenzione e verità, vendendola ad un prezzo sempre più caro.

La parte centrale è dedicata alle origini e ricostruisce grazie alle immagini di repertorio, la vita di Ron Hubbard, fissato con le gerarchie militari e la marina e capace di ricostruirsi una biografia interamente fittizia, per esaltare il breve periodo di leva in Australia, nel corso della Seconda Guerra Mondiale.

Esempio tipico di quegli americani fautori del governo minimo e convinto che le tasse fossero un ingiustizia sociale capace di mandare in rovina qualsiasi attività economica, Hubbard ha sfidato il fisco americano fin dall’inizio e dopo aver scritto decine di romanzetti pulp e di fantascienza, ha fondato su uno di questi il suo credo, nella speranza di sottrarsi alle grinfie del governo federale ed alle accuse di frode, allestendo il suo quartier generale su una piccola flotta di navi, fondando la cosiddetta Sea Org.

Le navi hanno girato di porto in porto nel mediterraneo per molti anni, fino all’esilio segreto che il fondatore si è imposto nei primi anni ’80, culminato al momento della morte.

L’ultima parte del film è quella più controversa: gli otto intervistati, tra i quali il regista e sceneggiatore Paul Haggis, Mark Rathbun, che era secondo solo a Miscavige nella gerarchia di Scientology, Mike Rinder, capo dell’Ufficio Affari Speciali, l’attore Jason Beghe e Sylvia ‘Spanky’ Taylor, che convinse John Travolta a unirsi all’organizzazione, raccontano come e perchè hanno abbandonato il culto. E soprattutto quello che hanno dovuto subire prima e dopo essere usciti: allontanamento da figli e genitori ostili, tacciati di essere ‘suppressive persons’, intimidazioni fisiche, punizioni corporali, sfruttamento, lunghi periodi passati in una sorta di squallida prigione segreta, chiamata The Hole.

Ed è qui che il ruolo di John Travolta e Tom Cruise si fa più concreto e sinistro: gli attori sono mostrati in video ufficiali delle convention di Scientology e nelle interviste rilasciate in passato, mentre si fanno portavoce delle battaglie della ‘chiesa’. 

Soprattutto Cruise appare come posseduto da una fede e da una determinazione assoluta nelle parole d’ordine, che Miscavige ha sapientemente usato, per esaltare le battaglie di Scientology.

Il suo matrimonio con Nicole Kidman, secondo quanto rivelato da Going Clear fu ostacolato sin dall’inizio, perchè la diva non volle convertirsi. Gli emissari della chiesa arrivarono verosimilmente a spiarla, mettendola costantemente in cattiva luce agli occhi di Cruise.

Lasciano senza fiato le adunate nei palazzetti, le chiamate alle armi dal podio, gli abiti militari, la retorica totalitaria utilizzata senza tregua, in due direzioni: per esaltare il credo e soprattutto per annichilire i nemici, siano essi la IRS amercana o singoli membri fuoriusciti, l’opinione pubblica o la libera stampa.

Scientology avrebbe sempre usato i propri avvocati e la propria forza economica, per mettere a tacere ogni voce dissenziente: ma, secondo quanto rivelato dal documentario, spesso è andata anche molto oltre…

Eppure Going Clear non è solo un racconto drammatico, ci sono molti momenti surreali e da commedia, nelle immagini di repertorio di Hubbard, ma anche nella ricostruzione della scelta della nuova fidanzata di Cruise…

Gibney, nonostante l’organizzazione si sia mossa subito per ostacolare e screditare il film e le persone che vi hanno partecipato, ha costruito un perfetto meccanismo narrativo, che apre una finestra e fa entrare un po’ di aria fresca nelle stanze chiuse di Scientology, mostrando l’inconsistenza dei fondamenti religiosi del culto, l’assurdità e la violenza dei suoi meccanismi interni e l’ascesa del sulfureo Miscavige, che da capo del Religious Technology Center e dei Messaggeri del Commodoro, è stato capace di imporre la sua leadership litigiosa e assolutista, con metodi che definire discutibili è un eufemismo e che è il vero artefice della trasformazione di Scientology in una corporation immobiliare.

Certo sarà difficile d’ora in poi guardare Tom Cruise sul grande schermo, senza associare il suo corpo-cinema, il suo sorriso complice, agli occhi spiritati, ai gesti netti e feroci, alle parole di fuoco, che rimangono tra le cose più sconvolgenti di Going Clear.

Annunci

2 pensieri riguardo “Going Clear: Scientology e la prigione della fede”

E tu, cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.