Venezia 2013. The Armstrong Lie

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The Armstrong Lie ***

Bellissimo appassionante fortunato documentario di Alex Gibney su uno degli uomini più controversi dello sport mondiale.

Il film arriva ora in sala, ma ha avuto una vita lunga e travagliata.

Gibney si era deciso a seguire Armstrong nel 2009, quando il ciclista, ritiratosi quattro anni prima, annunciava il suo ritorno, per fugare le voci sempre più forti e chiare, che lo accusavano di aver sempre fatto uso di Epo, ormone della crescita e di altre sostanze dopanti per vincere i suoi sette Tour de France.

Gibney decide di seguire Armstrong nella preparazione, a casa durante i frequentissimi controlli delle istituzioni internazionali e poi sulle strade del Giro d’Italia e del Tour, dove arriverà terzo, battuto dal compagno di squadra Contador.

Quel risultato non trionfale fece naufragare una prima volta il documentario di Gibney che, partito in maniera oggettiva, per fornire un ritratto equidistante dell’uomo accusato di essere un baro e di aver costruito una carriera prodigiosa sull’inganno, pian piano, sui tornanti del Mont Ventoux, si trasforma inevitabilmente in tifoso, manipolato anche lui dal diabolico ciclista.

Poi accade l’imprevedibile: Armstrong stretto dalla pertinenza delle accuse e dalle squalifiche comminategli dalla federazione americana finisce per confessare nel salotto di Oprah tutti i suoi inganni. E da lì il documentaario di Gibney riprende daccapo, con una nuova intervista a lui ed ai suoi grandi accusatori: compagni di squadra, avversari, giornalisti. E con un dialogo del tutto inedito con Michele Ferrari, l’uomo nero del doping mondiale, il medico di Ferrara che aveva messo a punto un cocktail efficacissimo per Armstrong.

Il film è un capolavoro di suspense, che alterna magnificamente presente e passato, che si giova della sua doppia vita, per fornire un quadro straordinariamente efficace sull’atleta, sull’uomo, sul filantropo.

Ne esce fuori un ritratto in chiaroscuro: la determinazione eccezionale di chi è riuscito a tornare a correre dopo un tumore devastante, la sua voglia di vincere feroce e tipicamente america, il suo lavoro eccezionale sulla strada e anche in laboratorio, dove l’alleanza con Ferrari gettò le basi per sette anni di incredibili trionfi.

Il successo nella sua capacità di narrare una versione edulcorata della sua storia l’ha reso popolare e ricchissimo. Ha consentito alla sua fondazione di raccogliere e distribuire 300 milioni di dollari per i bambini malati di cancro e gli ha consentito di perpetuare la menzogna sino a pochi mesi fa, grazie alla forza delle cause intentate ai suoi accusatori ed alla connivenza di alcuni giornalisti, sponsor e istituzioni che hanno avuto solo benefici dal fenomeno Armstrong.

La realtà di quegli anni ci dice che tutti o quasi usavano sostanze illecite: il palmares del tour è ormai una lunga macchia bianca di vittorie cancellate.

Questo non sposta il giudizio su un uomo controverso e vendicativo, ma capace di sfruttare a suo vantaggio un sistema che non aspettava che di farsi corrompere.

Da non perdere.

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