Venezia 2013. Sacro GRA

Sacro Gra

Sacro GRA **1/2

Con Below Sea Level aveva vinto Orizzonti nel 2008, ora Gianfranco Rosi è in concorso con il suo ultimo documentario, che parte da una suggestione dell’urbanista Niccolò Bassetti, per raccontare la vita di alcuni personaggi, che gravitano attorno al Grande Raccordo Anulare.

Non c’è nulla di prestabilito. Rosi cerca la vita attorno ai 68 km della grande muraglia romana, trovandola in un gruppo di “personaggi inconsapevoli”.

Inconsapevoli del loro ruolo nel film e forse della loro singolarità.

Il film però lascia subito sullo sfondo la più grande autostrada cittadina d’europa, per concentrarsi su un botanico che cura le palme, su un barelliere che lavora in ambulanza, sul proprietario di un casale riconvertito a castello medievale, dove girano fotoromanzi e fiction, su un gruppo di prostitute, su un cacciatore di anguille e sugli abitanti di un condominio di periferia, vicino all’aeroporto.

Il grande lavoro preparatorio e di ricerca effettuato da Rosi ha isolato un gruppo di persone fuori norma, quasi per continuare il suo discorso sugli emarginati, sui dropouts della nostra società, che era già al centro di Below Sea Level.

In fondo il film poteva essere ambientato a Roma o da qualsiasi altra parte: il Grande Raccordo rimane pressochè inesplorato. Non è un film di viaggio il suo, nè di paesaggi. Ma è un film di uomini e donne, di esistenze ai margini. Quell’immagine sfocata delle auto, che apre il film è forse il segno di un’intenzione. Più che la strada a Rosi interessa l’umanità che la attraversa. Non ci sono suggestioni fotografiche o urbanistiche, se non in rari momenti: quando Rosi coglie una nevicata eccezionale o quando inquadra un gregge di pecore, che sopravvive all’urbanizzazione.

Il film vorrebbe forse avvicinarsi ad alcuni lavori di Errol Morris come Fast Cheap and Out of Control, nel tentativo di raccontare persone singolari, dedite al proprio lavoro, curiose, insospettabilmente argute, colte nella loro vita quotidiana, nelle loro contraddizioni. E tradisce forse un po’ di furbizia nella scelta del cast, perfettamente in parte, come in una vecchia commedia all’italiana.

La messa in scena di Rosi sembra essere fortemente legata ad un principio di causa ed effetto, tradendo quello che dovrebbe essere lo spirito del documentarista, per un un po’ di sociologia spicciola. Eppure il viaggio avrebbe meritato un ritmo diverso e uno sguardo più a fuoco, ma in un festival pieno di delusioni, il film di Rosi appare sì troppo costruito e programmatico, ma in buona parte onesto, quantomeno nella sua imperfezione.

Singolare che i due film italiani presentati a Cannes e Venezia (La grande bellezza e Sacro GRA) ritornino a guardare Roma, da due prospettive lontanissime: l’uno da una terrazza con vista sul Colosseo, l’altro con un movimento centrifugo fortissimo, dai margini della capitale.

Sacro GRA è cinema del reale, in cui i limiti tra racconto e documentario si fanno però molto labili: che il cinema italiano possa/debba ricominciare proprio da qui?  Noi continuiamo a preferire il barocco di Sorrentino.

Leone d’oro a sorpresa.

Sacro GRA

Annunci

5 pensieri riguardo “Venezia 2013. Sacro GRA”

E tu, cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.