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Cannes 2015. Inside Out

Inside_Out_Poster

Inside Out ***1/2

Pete Docter aveva aperto il Festival di Cannes nel 2009 con il meraviglioso Up.

Dopo sei anni torna sulla Croisette, per presentare Inside Out, un viaggio nelle emozioni di una bambina di 11 anni.

E la Pixar, che sembrava in una lunga fase di appannamento, seguita al trittico dei capolavori della maturita’ – Wall E, Up e Toy Story 3 – si conferma, ancora una volta, la piu’ straordinaria fabbrica dei sogni, per adulti e bambini, assieme allo Studio Ghibli.

I nuovi progetti, annunciati da Docter e Stanton, i registi e sceneggiatori di punta della factory, apparivano come l’ultima speranza di rinverdire i fasti del passato.

Quella speranza era ben riposta, perche’ Inside Out e’ un gioiello tra i piu’ fulgidi della storia della Pixar. Magari non stupefacente dal punto di vista dell’animazione pura, ma capace di muovere davvero, sullo schermo e nella platea, emozioni primarie, ancestrali, profondissime.

Il film immagina di poter entrare nella testa di una ragazzina di 11 anni, Riley, costretta a trasferirsi dall’amato Minnesota a San Francisco. Il padre cerca nella California nuove opportunita’ e Riley abbandona amici e sicurezze in un momento chiave della sua vita.

Nel quartier generale delle emozioni, la gioia, la paura, il disgusto, la rabbia e la tristezza giocano ognuno la sua parte, costruendo ricordi essenziali e passeggeri, creando isole di interesse e gestendo i sogni e le speranze, fino a quando un incidente tra di loro porta gioia e tristezza in esilio, lasciando il quartier generale in mano solo alle altre emozioni, incapaci di gestire l’ingresso di Riley nella nuova classe e nella squadra di hockey.

Mentre gioia e tristezza cercano di tornare al loro posto, attraversando i meandri della mente, Riley perde tutte le sue sicurezze…

La personificazione dei sentimenti e la loro continua interazione, nella costruzione del carattere e della personalita’, sono giocati da Docter con una sapienza invidiabile ed un’ironia travolgente.

Il film stesso ci porta sulle montagne russe delle emozioni, assegnando a ciascuna la sua importanza.

Ma se il film è ad una prima lettura assolutamente godibile e trasversale, adatto ad un pubblico di tutte le età, questo non vuol dire che il suo regista non lavori sottotraccia sull’immaginario che la Pixar ha costruito film dopo film, sin da Toy Story.

Ritornano qui, come nei film seminali del gruppo fondato da John Lasseter, le immagini suggestive dell’archivio, del deposito, della discarica, dove i personaggi ad un certo punto finiscono e da cui devono riemergere, simbolo di un processo creativo che nasconde lati oscuri, inevitabili fallimenti e capacità di risollevarsi.

Al contempo Docter si spinge ancora un passo oltre, esplicitando sullo schermo meccanismi percettivi, ideativi, mnemonici, che fanno parte del regno delle neuroscienze e delle teorie dell’affettività, con una semplicità ed un’efficacia commoventi.

I due livelli del racconto, quello realistico sulle difficoltà di inserimento della piccola Riley in una nuova città e quello parallelo del viaggio nella mente sono intrecciati con un equilibrio ed un sapienza narrativa che lasciano senza fiato.

Docter non ha paura della complessità, della vertigine dei livelli e della riflessione sul cinema e sull’uomo: avanguardia, astrazione e cromatismi che richiamano l’arte del primo novecento, si fondono, soprattutto nella seconda parte, con un racconto d’avventura, capace di parlare a tutti.

Molti i momenti memorabili del film, dall’oscurita’ dell’inconscio, alla stanza dei pensieri astratti, fino alla fabbrica dei sogni (indovinate un po’…), in un viaggio che conquista, grazie al crescendo di invenzioni drammatiche. Per non parlare dei titoli di coda, che mostrano la stessa centrale operativa dei sentimenti, al lavoro nella testa di altri personaggi: insegnanti, autisti… cani e gatti.

Il lavoro di Docter e del co-regista Ronaldo Del Carmen e’ superlativo. Inside Out e’ gia’ un classico, per ogni eta’.

Applausi scroscianti e risate al Grand Theatre Lumiere. Da non perdere per nessun motivo.

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