Cannes 2015. La legge del mercato

01-10-2015-la legge del mercato

La legge del mercato **1/2

Per una volta il titolo inglese e’ piu’ significativo di quello originale: la misura di uomo.

E’ di questo che parla il nuovo film di Stephan Brize’.

Vincent Lindon e’ Thierry, un uomo di mezza eta’, costretto senza lavoro, da oltre 20 mesi. I centri per l’impiego fanno il possibile. Gli suggeriscono corsi di formazione probabilmente inutili, gli insegnano qualche astuzia da manuali di psicologia del lavoro, su come non sbagliare un colloquio, mentre la banca vuole che venda la casa di famiglia, per far fronte alle spese, nonostante manchino solo pochi anni alla fine del mutuo. Quando lui e la moglie decidono di venedere la loro piccola casa al mare, un prefabbricato di 35mq, frutto di una vita di sacrifici, i compratori giocano al ribasso, in una trattativa tra poveri nella quale e’ la dignita’ delle cose ad aver perso ogni coordinata.

L’unico momento di sollievo, Thierry e la moglie lo trovano ballando. Ad un corso serale o a casa, davanti al loro figlio adolescente, che sogna l’universita’, ma e’ anche lui distratto forse dal cuore nero, che sta divorando il padre.

Quando finalmente il protagonista ottiene un lavoro come guardia giurata in grande magazzino, il sollievo dura pochissimo. Giusto il tempo di festeggiare una collega stimata, andata in pensione.

Thierry e’ costretto a confrontarsi con altre persone ancora piu’ disperate di lui, messe in ginocchio dalla crisi, da solitudini familiari, da dipendenze e affetti. Clienti che rubano un pezzo di carne o un caricatore del cellulare, colleghe che mettono da parte i buoni sconto dei clienti o passano la propria carta fedelta’ quando i clienti non hanno la propria.

All’occhio vigile della sorveglianza video non sfugge nulla. Thierry e i suoi colleghi della sicurezza sono costretti ad interrogatori avvilenti…

Il film di Brize’ sceglie la tecnica del pedinamento cara ai Dardenne e questo La loi du marche’ sembra infatti speculare rispetto a Due giorni, una notte, per come entra dentro la vita della piccola borghesia, travolta dalla perdita dell’unica ancora di salvezza: il proprio lavoro.

La macchina da presa di Brize’ scava nel volto di Lindon, capace di sostenere il film senza mai un’espressione di troppo. La grande economia narrativa della sceneggiatura, scritta con Olivier Gorce, trova nella recitazione controllatissima dell’attore francese la sua espressione migliore, capace di descrivere davvero la misura di un uomo.

Necessario.

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