Cannes 2015. Segreti di famiglia – Louder than bombs

Segreti di famiglia – Louder than bombs **

Thierry Fremaux ha deciso di promuovere al concorso principale molti nomi nuovi della scena europea, spesso alle prese con il primo loro progetto internazionale.

Louder than bombs rientra perfettamente nel gruppo.

E’ solo il terzo film del quarantenne norvegese Joaquim Trier, che si era imposto all’attenzione cinefila con il precedente Oslo, 31 agosto, presentato proprio a Cannes tre anni fa, ad Un certain regard.

Onestamente anche questo Louder than bombs avrebbe potuto trovare migliore collocazione nel secondo concorso.

Minimalista ed esistenzialista in parti uguali, afflitto da un cappa di tristezza e fatalita’, esattamente come il precedente, il nuovo film di Trier racconta l’eredita’ personale, professionale e familiare di una fotografa francese di guerra, Isabelle, deceduta da un paio d’anni in un incidente d’auto, in realta’ cercato volontariamente.

Il marito devoto che fa il professore al liceo si occupa del loro figlio piu’ piccolo, Conrad, chiuso nel suo mondo, fatto di cuffie perennemente calzate, videogames e silenzi adolescenziali.

L’altro figlio, Jonah, ha appena avuto un figlio, ma e’ scappato immediatamente dalle sue responsabilita’, tornado nella casa paterna, con la scusa di rimettere ordine nell’archivio della madre, in occasione di una nuova mostra newyorkese.

Nel frattempo il reporter che lavorava con Isabelle…

I personaggi sembrano trascinare la propria esistenza proprio come accadeva al protagonista di Oslo, 31 agosto. Solo che il dolore e la forza dirompente e anticonformista di quel personaggio, un giovane drogato appena uscito da mesi di terapia, incapace di dare un senso alla propria angoscia borghese ed alle prese con un reinserimento impossibile, qui si perdono totalmente, perche’ la vera protagonista e’ gia’ deceduta, portanto con se’ il peso del suo mistero e della sua inadeguatezza.

Isabelle appare nei sogni e nelle parole dei suoi familiari e dei colleghi di lavoro, ma e’ nella sua assenza che il film si muove.

Ed e’ un movimento confuso, erratico, frammentato: il marito cerca di rifarsi una vita, ma si scontra con l’integralismo dei figli; questi ultimi sembrano del tutto incapaci di provvedere a se stessi, ma ricalcano stereotipi visti qualche centinaia di volte nel cinema indie americano.

Conrad e’ il classico nerd che davanti a se’ ha solo due strade: o diventare ricco, fondando il nuovo Facebook o sterminare i compagni di classe come in Elephant.

Ancora piu’ esile e’ il ritratto di Jonah, che approfitta del lavoro della madre e del dolore di una vecchia compagna del liceo, per tradire la moglie e rimandare all’infinito il suo ritorno a casa.

Quanto ai due adulti, il marito Gene ed il reporter Richard ricalcano maschere gia’ indossate da molti in passato: il marito devoto e tradito, il giornalista drogato d’avventura, incapace di restare a casa.

Purtroppo quasi tutto suona telefonato e pretestuoso in Louder than bombs: la seriosita’ della confezione, il senso della perdita, esibito ad ogni curva del racconto, l’ambizione di illuminare il senso della vita.

Estenuante.

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