Alabama Monroe

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Alabama Monroe – The Broken Circle Breakdown **

Presentato al Festival di Berlino nella sezione Panorama, dove ha vinto il premio del pubblico, quindi al Tribeca di New York, dove si è aggiudicato i premi per la migliore attrice e la migliore sceneggiatura, il film di Felix van Groeningen è rimasto sotto traccia,  passando di festival in festival – e di premio in premio –  sino alla settimana scorsa, quando a sorpresa – ma non troppo, per chi l’aveva già visto – si è aggiudicato il maggior numero di candidature agli European Film Awards, superando La grande bellezza, La vita di Adele e Blancanieves.

The Broken Circle Breakdown è un film molto semplice. Un musicista bluegrass, che vive in campagna e coltiva il mito dell’America della frontiera, si innamora di una giovane tatuatrice: il gruppo si allarga e così anche la famiglia. Nasce la piccola Maybelle. Dopo sei anni di felicità, musica e amore incondizionato, un tumore manda in frantumi il loro equilibrio e fa emergere due personalità ed una visione della vita molto differente: il positivismo impulsivo e realista di Didier finisce per scontrarsi con il romanticismo spirituale e sognatore di Elise.

Entrambi sono alla ricerca di una spiegazione e di un colpevole che non c’è. Non ci può essere.

Siamo dalle parti di La guerra è dichiarata, ma lì c’era un’idea di messa in scena e un’etica del dolore, che qui sembra mancare. La distanza che pure la Donzelli aveva frapposto tra la tragedia personale ed il suo racconto per immagini, utilizzando il cinema ed il suo linguaggio per raccontare quello che non si può mostrare, qui è più sfumata, meno consapevole.

Avvolto nella bellissima musica scritta da Bjorn Eriksson e suonata dai protagonisti nel corso del film, destrutturato in frammenti che alternano passato e presente, intorno a tre momenti chiave nella storia di Didier ed Eloise, il film di van Groeningen è uno di quelli che mette in crisi ogni critico.

Quando si uniscono nello stesso film musica, amore, bambini malati di tumore e tentativi di suicidio, il rischio di realizzare un’opera manipolatoria, miserabilista, che sfrutta il dolore e la compassione del pubblico,  è altissimo.

Ed il film di van Groeningen lo corre in pieno e con una certa disinvoltura, accostando, in un montaggio suggestivo ed ellittico, i momenti felici della coppia, alle lunghe sedute di chemioterapia, le esibizioni felici del gruppo, al dolore di una coppia distrutta dal rancore.

Raccontando la storia di Didier ed Elise, senza seguire lo sviluppo cronologico, ma per momenti significanti, alla maniera di Blue Valentine, van Groeningen rende indubbiamente più lieve il tono generale ed evita di trasformare d’improvviso una commedia romantica in una tragedia familiare senza fine.

Il regista gioca col tempo e con i suoi protagonisti, contrappuntando in maniera quasi musicale i diversi momenti della loro storia, ma non c’è dubbio che il film sia emotivamente coinvolgente  sin dalle prime scene.

I problemi, dal punto di vista narrativo, sono tutti nel terzo atto, quando il sottotesto politico diventa inutilmente esplicito, l’anticlericalismo positivista di Didier esplode più volte, nelle mura di casa e sulla scena e van Groeningen esagera raddoppiando dolori e tragedie.

Ed è qui che l’equilibrio miracolosamente mantenuto da The Broken Circle Breakdown finisce per dissolversi rapidamente, lasciando nel finale una nota troppo amara e compiaciuta.

Johan Heldenbergh interpreta Didier, ma ha anche scritto ed interpretato con Mierke Dobbels la pièce da cui van Groeningen e Carl Joos hanno tratto la sceneggiatura del film.

Il regista ha scelto però di sostituire la protagonista teatrale con la cantante ed attrice Veerle Baetens, perfetta nel raccontare coi silenzi e gli sguardi il dolore muto di una madre.

Non sappiamo se il film uscirà nelle sale italiane, ma certamente, con il suo sguardo affettuoso verso l’America democratica e liberal ed il suo impatto emotivo travolgente, è uno dei più autorevoli candidati all’Oscar per il miglior film straniero ed ai premi di fine stagione.

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