Venezia 2013. Still Life

Still life

Still Life **

Uberto Pasolini è stato il produttore di Full Monty e poi il regista della commedia Machan, presentata al Lido qualche anno fa. Ritorna alla regia con questo Still Life, verso il quale proviamo un sentimento diviso.

Sino a cinque minuti dal termine il film era un piccolo gioiello di messa in scena e sentimento, ma il doppio finale che lo chiude è quanto di meno appropriato ci fosse per concludere le avventure del piccolo John May, impiegato comunale addetto alla ricerca dei familiari dei cadaveri non rivendicati da nessuno.

Il municipio intende far a meno di lui dopo 22 anni di scrupoloso e onorato servizio e gli resta il tempo per cercare di concludere un solo caso, quello di un barbone ritrovato in un appartamento di fronte al suo, dopo molti giorni dal decesso.

Da un album fotografico ritrovato in casa sua, sembra esserci una figlia. Pian piano John ricostruisce la vita dello sconosciuto Billy, grazie agli incontri con un compagno di lavoro, con una donna che l’ha conosciuto, con una guardia carceraria, un parà che ha condiviso la guerra delle Falkland, quindi con due barboni ed infine con la figlia, che non vedeva da moltissimi anni.

La vita di John May è tutta segnata dalla routine del suo lavoro, che svolge con scrupolo, metodo e professionalità e con una umanità miracolosa.

Si occupa dei funerali, come di scrivere le omelie per i diversi ministri di culto, addetti alle cerimonie, evita sino all’ultimo di disperdere le ceneri dei casi irrisolti e si assicura che tutti abbiano una possibilità di ricongiungersi a famiglie lontane e spesso indifferenti.

Peccato che nel finale Pasolini esageri con il melò e spinga il tasto del sovrannaturale, aggiungendo un paio di scene inutilmente drammatiche, che compromettono il sottile equilibrio drammatico del film che poggia interamente sulle spalle di Eddie Marsan, grandissimo caratterista inglese, qui per una volta umanissimo protagonista.

Coprodotto da Raicinema verosimilmente uscirà anche nelle nostre sale: ricordatevi di uscire cinque minuti prima della fine…

Still Life 2

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4 pensieri riguardo “Venezia 2013. Still Life”

  1. Penso esattamente il contrario.
    Il finale e’ straordinario e “legittima” tutto il racconto; racconto soave ma, sino a cinque minuti dalla fine, solo fine a se stesso.
    Un film deve dare emozione, deve toccare corde profonde dello spettatore, deve condurlo alla quasi immedesimazione col personaggio; non deve soltanto raccontare.
    Se racconta soltanto, diviene documentario; magari soave, ma sempre documentario…
    Still life e’ un film, proprio grazie agli ultimi cinque minuti.
    Mi spiace, caro amico critico-criticone, ma e’ cosi’….

    1. Il finale è straordinario perchè è letteralmente fuori dall’ordinario. Non voglio pubblicare spoiler, ma in un film che evoca il verismo sin dal titolo “natura morta”, quel brusco irrompere del soprannaturale mi è sembrato del tutto incoerente e superfluo. Tecnicamente poi, la scena dell’autobus è anche girata e montata malissimo.
      Ma ognuno ha le sue opinioni ed i suoi gusti. Io non pretendo di convincere nessuno, ma di suggerire un’interpretazione. Una delle tante possibili.

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