Venezia 2012. Qualcosa nell’aria – Après mai

qualcosa-nell-aria-la-locandina-italiana-del-film-262011

Qualcosa nell’aria – Après mai ***

In concorso

“Io della mia adolescenza ho in effetti un ricordo malinconico anche se innamorato della vita. Il film è impregnato di questo ricordo. È stata un’epoca seria, è vero, forse triste”

Olivier Assayas, 2012

Perchè il nuovo film di Olivier Assayas ha fatto impazzire tutti i nostri critici sessantottini, che regnano nelle redazioni dei quotidiani? Sostanzialmente per l’onestà intellettuale del ritratto e per il minimalismo senza retorica con cui ha affondato le sue mani in un periodo, su cui tutti sembrano aver qualcosa da dire o da ricordare.

Il titolo francese è esatto: il film si concentra sulla generazione di chi arrivò alla contestazione ed alla lotta studentesca dopo il maggio ’68.

Siamo per la precisione nel 1971, fuori Parigi. In un liceo dove ancora ci sono forti fermenti rivoluzionari, seguiamo la storia di un gruppo di adolescenti, che vivono di politica, musica e cinema.

Ma gli ideali, magari confusi, eppure pieni di slancio emotivo e passione, sembrano lontani un secolo. Nel 1971 la protesta è già maniera, radicale da tutti e due i lati delle barricate.

Alle manifestazioni la polizia carica i ragazzi, usa i manganelli senza tregua e spara lacrimogeni ad altezza uomo. I gruppi politici si dividono in trozkisti, maoisti, anarchici ed in una miriade di riviste e free press, perfettamente riprodotte da Assayas.

Nel liceo, la battaglia è quella contro le guardie giurate, che presidiano l’istituto giorno e notte, cercando inutilmente di evitare che sia imbrattato da scritte politiche e da manifesti rivoluzionari.

I protagonisti sono molti, ma tre in particolare sembrano imporsi sugli altri, Gilles, pittore ed appassionato di cinema, Christine, la sua ragazza che vorrebbe fare documentari militanti e vivere la rivoluzione proletaria dove è più vera, quindi Alain, anche lui pittore velleitario, apparentemente senza alcun talento.

Dopo aver mandato all’ospedale una delle guardie, dopo una fuga notturna precipitosa, decidono di partire per l’Italia. La prima tappa è Firenze, dove conoscono una troupe che gira documentari proletari, a cui Christine si unisce e prosegue per Reggio Calabria.

Si discute di politica, ma soprattutto di arte e forma: come dev’essere un film rivoluzionario? Si possono usare i linguaggi tradizionali borghesi? O anche nella forma occorre ripensare un nuovo modo di porsi? E le masse proletarie potrebbero capirne lo sperimentalismo?

Man mano che il film procede emerge la figura di Gilles, una sorta di alter ego di Assayas, stretto tra due ragazze, il proprio percorso artistico individuale, la politica dei gruppi ed il rapporto con il padre produttore cinematografico e televisivo.

E’ lui il personaggio più complesso ed emblematico del film, quello che comprende la necessità del compromesso, che alla confusione dei messaggi ed alle velleità dei gruppi improvvisati, sceglie infine di seguire la sua ispirazione poetica, migliorandosi e acquisendo quella professionalità che nessuno dei suoi amici sembra considerare.

Il Après mai, Assayas fa un bilancio onesto e sincero di quegli anni, ricostruisce meravigliosamente ambienti, musiche, emozioni di allora, senza reticenze e senza stupide nostalgie.

Ci sono gli amori da un’ora, le droghe, il maschilismo che persiste anche tra i rivoluzionari, i sacrifici personali ed i soldi borghesi che hanno sempre consentito ai liceali di immaginare la loro comoda rivoluzione, per poi rintanarsi nelle lussuose dimore paterne.

Ci sono gli aborti clandestini e la solitudine della sconfitta, le routine dei gruppi e le illusioni mal riposte.

Il film prende quota soprattutto nella seconda parte, quando gli ardori e la passione per le idee lasciano spazio alla realtà, che risponde a logiche e codici tradizionali, spesso immutabili.

Gilles si rifugia sul set di un B-movie, dove convivono nazisti, dinosauri e ragazze in bikini. E’ un film folle e sconclusionato, ma segna ‘inizio di un percorso, che forse porterà il protagonista a trovare nel sogno del cinema la forza per sopportare le disillusioni dell’età adulta.

Assayas non cerca di strizzare l’occhio a nessuno, mettendo a nudo la sua giovinezza con grande rigore ed emozione, senza scimmiottare la fotografia di quegli anni, oggi tanto di moda, e senza usare pezzi troppo famosi neppure nel soundtrack, ma scegliendo di seguire una strada realistica ed antipoetica, senza moralismi e senza dietrologie, che gli ha consentito di mantenere la giusta distanza da un racconto che avrebbe potuto essere troppo personale, così com’è stato per Garrel, Bertolucci o lo stesso Placido.

Annunci

5 pensieri riguardo “Venezia 2012. Qualcosa nell’aria – Après mai”

E tu, cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.