Venezia 2012. Outrage Beyond

 

Outrage-Beyond-2012-Takeshi-Kitano-posterOutrage Beyond ***

In concorso

Straziante e definitivo ritorno di Kitano al cinema che l’ha reso grande, questo Outrage Beyond è forse il suo miglior film in un decennio.

Premessa necessaria: quando era stato presentato a Cannes Outrage ci era sembrato l’epitaffio di Kitano al genere. Nulla sembrava aver più senso nel suo cinema, incartato tra autoritratti malriusciti e autoparodie in cui l’ironia mancava il bersaglio.

Eppure quel film così volgare e fragile è stato il più grande successo di Kitano in patria, spingendolo quindi ad un inevitabile sequel. La Warner Bros che li produce non aveva fatto i conti con l’anticonformismo del regista giapponese, che qui spiazza tutti ancora una volta, rifacendo lo stesso film, ma depurato di ogni spettacolarità e di ogni azione.

Outrage Beyond ritorna ai personaggi di Outrage, con una consapevolezza funerea ed abissale.

Il suo personaggio, Otomo, era nell’originale un piccolo capo-mafia, coinvolto in una lotta senza quartiere tra due famiglie rivali, in cui la polizia giocava un ruolo determinante.

Colpito a morte in prigione, sembrava morto, ma il nuovo film sostanzialmente lo resuscita.

Chiuso dietro le sbarre ed in attesa di uscire per buona condotta, Otomo è la pedina che l’ispettore Kataoka vorrebbe usare per mettere definitivamente una contro l’altra le due famiglie che guidano Tokyo e Osaka, i Sanno e gli Hanabishi.

All’interno dei Sanno il capo Kato ed il suo secondo gestiscono il potere con crudeltà e avidità: forse sono responsabili della morte di uno sbirro corrotto trovato in un’auto, ripescata sott’acqua all’inizio del film.

Kataoka muove tutte le pedine in un gico che farà molti morti, ed in cui non ci sono più buoni e cattivi.

Otomo vuole sottrarsi alla faida, cerca protezione da un ricco e potente faccendiere coreano, ma poi le regole della yakuza lo trascinano a fondo. Si schiererà a fianco dell’amico Kimura, che l’aveva pugnalato in carcere del primo film, per vendicarsi di uno sfregio pauroso infertogli da Otomo.

La loro provvisoria alleanza con la famiglia Hanabishi porterà alla guerra.

Ma non c’è molta violenza in Outrage Beyond, come in un controcanto rispetto a Outrage, qui Kitano arriva sempre quando le pistole hanno già sparato. Poche le scene di tortura, una memorabile con un lancia-palle da baseball, l’altra con un trapano, specialità di Otomo anche in Outrage.

Il film segue soprattutto le manovre dell’ispettore Kataoka, incurante di regole e onore, capace di mettere una fazione contro l’altra per puro tornaconto personale, un po’ avveniva ne La sfida del samurai di Kurosawa.

Ma qui le famiglie della Yakuza hanno ormai già perso ogni senso dell’onore e della tradizione. Al protagonista non è neppure concesso il suicidio disperato, quell’andare incontro alla morte che ha fatto grande il cinema di Kitano.

In Outrage Beyond, Takeshi si ferma un attimo prima, lasciando anche quello in un tragico fuori-campo.

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