Army of Thieves

Army of Thieves **

Sei anni prima di Army of The Dead, Ludwig Dieter, il mago delle casseforti coinvolto nel colpo a Las Vegas, in mezzo all’epidemia zombie, è un solitario contabile di Potsdam e si chiama Sebastian.

Appassionato di meccanismi e leggende, pubblica su Youtube un video su Hans Wagner, un misconosciuto geniale creatore di casseforti, ispirate alla quadrilogia de L’anello del Nibelungo.

Grazie a quel video, una banda di ricercatissimi ladri internazionali, capitanati da Gwendoline, lo tiene d’occhio, poi lo mette alla prova, quindi lo invita nel team, per tentare un colpo mai riuscito prima.

I quattro – Korina, un’esperta informatica, Brad Cage, un duro da film americani, Rolph, un driver imprendibile e l’abilissima ladra Gwen – con Sebastian scassineranno le tre casseforti superstiti create da Hans Wagner in pochissimi giorni, prima che vengano ritirate e sostituite.

L’Oro del Reno si trova in una banca di Parigi, la Valchiria a Praga e il Sigfrido in un casinò di St.Moritz.

Ma dopo il primo colpo, sulle loro tracce c’è l’Interpol, mentre i sentimenti di Sebastian per Gwendoline, suscitano la gelosia di Brad Cage e il gruppo di spacca.

Spin-off europeo dell’action zombie diretto da Zack Snyder per Netflix, questo Army of Thieves, nato da un’idea del regista della Justice League, scritto da Shay Hatten e diretto dall’attore Matthias Schweighöfer è un heist movie piuttosto tradizionale con derive giallo-rosa.

Nonostante la durata eccessiva che supera le due ore e un andamento piuttosto prevedibile che non subisce vere scosse rispetto al piano iniziale, ipotizzato da Gwen e dalla sua banda, Army of Thieves è intrattenimento leggero, perfetto per il sabato sera, senza grandi ambizioni e timido, come il suo protagonista, che sembra voler solo fare le cose per bene.

Il classico team di nerd ed eroi è assemblato da manuale, le liasons sentimentali scorrono sotto traccia, il protagonista ordinario costretto in un contesto straordinario funziona bene e il classico tour de force di location turistiche, questa volta concentrate nella Vecchia Europa, è altrettanto risaputo.

Il resto lo fanno la simpatia degli interpreti: innanzitutto l’incantevole Natalie Emmanuel, reduce da Game of Thrones, a cui basta sorridere, perchè è evidentemente baciata dalla macchina da presa, e lo stesso Schweighöfer, che già appariva tra i personaggi più interessanti del primo film, e qui ha tutto lo spazio che vuole in quello che è di fatto un film di origini e un prequel all’avventura di Zack Snyder, ricollegandosi direttamente a quella nel finale.

I comprimari sono più anonimi e per il ruolo dell’agente dell’Interpol evidentemente era finito il budget, perchè il francese Jonathan Cohen non lascia mai la sensazione di potercela fare.

I valori produttivi sono assolutamente ordinari, in un film che sembra l’anonimo e insipido risultato a cui Netflix ci ha spesso abituato, questa volta con meno inciampi e meno vertigini.

Non basta il riferimento colto a Richard Wagner e alla sua opera somma, di cui pure si ascoltano alcuni temi, per aggiungere spessore vero, ad una storia fin troppo lineare.

Nel finale riappare Dave Bautista a legare questo Thieves al film precedente. Gli zombi ritorneranno in Planet of The Dead, a cui Snyder sta già lavorando: francamente non ne sentivamo il bisogno, ma evidentemente Netflix ha idee diverse.

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