Only Murders in The Building: l’imperdibile serie sul killer della porta accanto

Only Murders in The Building ***1/2

Vi ricordate di Charles-Haden Savage? Negli anni Novanta era un attore di successo. In Brazzos interpretava il ruolo principale, un detective di cui è rimasta scolpita nella memoria degli spettatori un celebre refrain: “Con questo l’indagine prende tutta un’altra piega”. Ora Charles-Haden è coinvolto in un progetto di podcast. È lui uno degli inventori e delle voci narranti di Only Murders in the Building. Come dite? Non avete mai sentito parlare né di Charles-Haden Savage nè di Brazzos? La frase citata vi è sconosciuta? Ignorate l’esistenza di un podcast con questo titolo? Forse siamo noi di Dark Mirrors ad aver confuso i piani…

Abbiamo scherzato, ma fino a un certo punto. La serie Hulu Only Murders in the Building potrebbe essere accostata a un’opera di Escher: l’illusione diventa realtà e l’incrocio delle prospettive si fa beffe dell’ordine cognitivo. Proviamo a mettere ordine, per quanto possibile… Un giorno Charles-Haden Savage, Oliver Putnam e Mabel Mora, tre inquilini dell’Arconia (un affollato condominio dell’Upper West Side newyorchese), si incrociano in ascensore. Insieme a loro, sale un quarto inquilino, un giovane con un sacchetto della spazzatura in mano.

Quella stessa sera scatta l’allarme di evacuazione. Riparati casualmente nello stesso locale, Charles, Oliver e Mabel scoprono la comune passione per All is Not OK in Oklahoma’, un podcast distribuito settimanalmente seguito da orde di fan innamorate del genere true crime. Quando ritornano a casa, il motivo dell’allontanamento si svela davanti ai loro occhi: un uomo è stato ucciso con un colpo di pistola alla testa. È lo stesso uomo che avevano incontrato poche ore prima in ascensore. Nella testa dei tre, simultaneamente, fanno capolino le prime congetture. Quindi i sospetti. Perché non è detto che sia stato un suicidio come sostiene la polizia. E, nel segno del true crime, occorre investigare e registrare con cura i progressi delle indagini, trasformando la raccolta delle prove in un racconto. Infine l’ultimo passo: creare un podcast, magari di successo. C’è un assassino a piede libero ad Arconia!

Only Murders in the Building è una commedia leggera, brillante e intelligente. La serie vive di dialoghi serrati e di battute al fulmicotone. Soprattutto, si identifica nei tre mattatori, un trio d’eccezione formato da Steve Martin e Martin Short, due pesi massimi del cinema e della televisione che non hanno bisogno di troppe presentazioni, e da Selena Gomez, ormai sbocciata anche nel cinema adulto dopo aver lavorato, nell’ordine, con James Franco, Jim Jarmusch e Woody Allen.

Steve Martin interpreta Charles-Haden Savage. Sul suo conto qualcosa abbiamo già detto. Aggiungiamo che l’ex star di Brazzos si è ritirato dalle scene, sviluppando un’evidente tendenza alla misantropia, addolcita da un velo di percepibile malinconia. Dalle sue parole e dagli scambi con Oliver sappiamo che tempo addietro c’è stata una donna importante nella sua vita. Da vent’anni, per sua stessa ammissione, conduce un’esistenza solitaria e questa condizione sembra non pesargli. Ogni sera (perché?) getta via mezza frittata nella spazzatura… La comicità di Only Murders in the Building è sottile. Sulla figura di Charles-Haden Savage, come su tutti gli altri personaggi, aleggia lo spirito della parodia. A Savage, che ricicla spezzoni di vecchi copioni, è rimasta incollata addosso la sagoma del poliziotto, il marchio del telefilm d’annata (le puntate, scopre Mabel, sono state caricate su youtube). L’elegante Savage non vede l’ora di liberarsi dalla zavorra del suo alter ego. Il podcast gli dà l’occasione di tornare in pista.

Martin Short è invece Oliver Putnam, regista teatrale fallito. Oliver è burlone, affabile, prodigo di aneddoti e ciarliero all’inverosimile. Indossa un cappotto viola, un colore con un preciso significato per un uomo del mondo dello spettacolo, e l’idea del podcast è sua. Oliver ha un disperato bisogno di soldi e spera che Only Murders in the Building (la serie prende il titolo dal podcast o viceversa? That is the question…) sia la classica gallina dalle uova d’oro. Dove trovare uno sponsor? Ad Arconia, guarda caso, vive il ristoratore Teddy Dimas, suo munifico finanziatore fino a Splash, un musical “con piscina” destinato a diventare uno degli insuccessi più eclatanti di Broadway. Acqua passata. Il greco Dimas, dopo un’iniziale titubanza, accetta la sfida e sgancia un consistente assegno. Fiuto per gli affari o scelta tattica? Sia lui che il figlio Theo probabilmente non sono del tutto estranei alla storiaccia dell’omicidio (che Timo Kono sia stato ammazzato è soltanto un’ipotesi, ricordiamolo). Quel mattacchione di Oliver trasforma gli indagati nei protagonisti di un casting. E scrittura fan estasiati per ricostruire la scena del crimine. Anche questa è parodia.

Mabel Mora è interpretata da Selena Gomez. Mabel, una disegnatrice, vive nell’appartamento in via di ristrutturazione di sua zia. Mabel, cresciuta a Long Island, trascorreva le sue estati ad Arconia. Con Oscar, Zoe e Tim formava un gruppo di amici inseparabili, appassionati di esplorazioni urbane (leggi: entrare nelle case altrui per il gusto di sentirsi investigatori privati e occasionalmente ladri), che nella sua fantasia assimilava alle avventure degli Hardy Boys, personaggi protagonisti di una serie di libri gialli per bambini importati in Italia da Mondadori negli anni Settanta.

Il lettore più attento avrà sicuramente individuato un nome, quello di Tim. Ebbene sì, la fredda e distaccata Mabel era amica di Tim Kono, il ragazzo ammazzato. La storia ci riporta ad una notte di Capodanno di molti anni prima, quando la bionda Zoe volò giù dal tetto del palazzo. Oscar fu accusato dell’omicidio e finì in galera. Per uscirne lo stesso giorno della morte di Tim. Era lui l’uomo “psichedelico” che saliva le scale mentre tutti scendevano per l’allarme? “A volte è più facile scoprire i segreti di qualcun altro che non affrontare i propri”, recita Charles-Haden al termine del primo episodio di Only Murders in the Building. Come dargli torto?

Tutti ci siamo chiesti ‘quanto conosciamo a fondo i nostri vicini di casa’, ma la domanda è un po’ strana se il vicino in questione si chiama Sting e di professione fa la rockstar . In Only Murders in the Building c’è anche lui che interpreta… se stesso. Sting, che a quanto pare non ama i cani, nemmeno il suo, finisce sulla lista dei sospettati. “Suonava nei Police, che ironia!” chiosa la millennial Mabel quando i suoi attempati partner di indagine le spiegano chi è quel settantenne in piena forma e dall’aria misteriosa. La scena del tacchino, non aggiungiamo altro, è una delle più spassose della serie. Anche perché rivela la scarsa propensione di Charles, Oliver e Mabel nel decifrare le metafore e risolvere facili equivalenze.

Tra bottiglie di latte alcolico e gelati all’olio e sale marino vegano, Only Murders in the Building si fa beffe con gentile sarcasmo delle manie individuali proprie di una certa filosofia di vita newyorkese, ma non solo. La tendenza a trasformare anche le minuzie del quotidiano in podcast milionari, le mode alimentari astruse e i forum dedicati a qualunque cosa: la serie decostruisce la società basata sull’intrattenimento e si sbarazza di molti miti del conformismo culturale caro ai ceti medi “educati”. E poi gatti conservati nel freezer, urne funerarie che contengono tutto a parte le amate ceneri, libri pieni di luccicanti sorprese… Gag e trovate si susseguono senza sosta, pur con un ricorrente retrogusto amaro. Si ride molto, si sorride anche di più. In fondo, Charles e Oliver lottano per dimostrare al mondo di non essere finiti. Scherzare è lecito, ma con garbo. Steve Martin e Martin Short fanno ciò che i grandi possono permettersi di fare, ovvero prendere in giro se stessi. L’intarsio di Only Murders in the Building potrebbe essere preso ad esempio da chi, oggi, desidera scrivere una farsa lontana sia dalle grossolanità sia da certi intellettualismi mainstream.

Only Murders in the Building è innanzitutto un mistery, di cui preserva tutte le caratteristiche e gli elementi essenziali, la vittima, le indagini, i soliti e gli insoliti sospetti, gli interrogatori, le ricostruzioni, le soffiate, gli inevitabili depistaggi. Il genere true crime è oggetto di una sagace caricatura e, insieme, destinatario di un sincero tributo.

Limiti e debolezze? Qualcuna. La formula è piacevole, ma alla lunga anche la leggerezza può stancare. Selena Gomez a tratti non sembra stare al passo dei due mattatori. Se poi non amate la comicità di Steve Martin, beh, non è la serie che fa per voi… Per il resto, Only Murders ha molti punti a favore. La sceneggiatura, attenta al minimo dettaglio, è perfetta nel conciliare il giallo con la commedia, l’onirico con il noir, la comicità con l’introspezione. Steve Martin condivide il ruolo di showrunner con John Hoffman (suo è Northern Lights, film Disney con Diane Keaton del 1997 dalla sorte poco felice). Su Only Murders c’è anche la firma di Dan Fogelman, sceneggiatore di This Is Us, serie ormai giunta alla quinta stagione, qui invece nelle vesti di produttore esecutivo. Un elogio va al settimo episodio, originale e delicato, privo di sonoro perché girato nella “prospettiva” di Theo, figlio sordomuto di Dimas. Raffinati i titoli di apertura e quelli di chiusura.

I comprimari dei magnifici tre vanno a comporre un cast stellare. Teddy Dimas, boss con il trauma del genocidio greco-armeno impresso nel DNA, è interpretato da Nathan Lane (tre Tony e due Emmy Awards nel suo palmares di attore). Jan, una musicista di mezza età con cui Charles-Haden allaccia una relazione, ha il volto di Amy Ryan (The Wire, The Office e In Treatment, per citare solo le serie nelle quali ha lavorato). Cinda Canning, la spocchiosa regina dei podcast contesa a suon di miliardi dalle grandi società di produzione, è interpretata da una star della comicità d’oltreoceano, Tina Fey (due Golden Globe e sette Emmy Awards), prima donna a capo degli autori del Saturday Night Live della NBC e celebre per aver imitato la governatrice dell’Alaska Sarah Palin ai tempi della sua candidatura alla vicepresidenza.

Da ultimo, Only Murders è debitrice del genio di Woody Allen, anche lui, in filigrana, omaggiato con ironia. Woody, che nell’Upper West Side ha girato quattro film, nella sua autobiografia (A proposito di niente, La Nave di Teseo, 2020) ha scritto: “Una volta rimasi con una gomma a terra sulla West Side Highway, alle tre di notte. Ne venni fuori solo grazie alla gentilezza di un tipo che si fermò. Se lo sconosciuto che mi mostrò come si cambia una gomma non avesse avuto tanta pazienza e invece fosse stato, per esempio, il Killer dello Zodiaco, non sarei qui a raccontarvelo”. Potrebbe essere una battuta uscita dalla bocca di Oliver Putnam e degna del suo imperdibile podcast, non vi pare?

Titolo originale: Only Murders in the Building
Numero degli episodi: 10
Durata ad episodio: 30 minuti l’uno
Distribuzione: Star Original su Disney+
Programmata in Italia: dal 31 agosto al 19 ottobre 2021
Genere: Mistery, Comedy, Whodunit

Consigliato a chi: ha una controfigura segreta, quando sente freddo al cervello mette il pollice sul palato, vince le partite a Scarabeo usando estro e fantasia.

Sconsigliato a chi: non ha mai infilato un bigliettino sotto la porta, ha chiesto con eccessiva insistenza un anello in restituzione, non sa come si pulisce un fagotto.

Letture e visioni parallele:

– La citata autobiografia di Woody Allen. Per i fan, per chi ama New York City.

– Non potete fare a meno di indovinelli strani ed enigmi da risolvere? Vi piacciono le crime stories che incrociano la follia? Allora leggete: Joe Meno, Billy Argo. Il ragazzo detective fallisce, Pidgin Edizioni, 2018.

– Tra i moltissimi True Crime a disposizione nel catalogo Netflix, consigliamo The Confession Tapes (2017 – 2019).

Quattro domande da porsi per risolvere un caso: Who? How? Why? Why Now?

Una frase da telefilm: “Eravamo entrambi destrorsi, ma usavamo le forbici con la sinistra. Potevamo suonare qualsiasi strumento, ma se ci davi un problema di algebra…”

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