Jett – Professione ladra: rubare è un’abilità che va riconosciuta

Jett – Professione ladra ***

Lupin, Heist e il ritorno della Casa di carta sono tre titoli del paniere Netflix che ben rappresentano una delle tendenze della serialità recente: la rinnovata passione per le storie di rapine impossibili (e rapinatori spericolati). Jett – Professione ladra fa parte di questa ondata. Trasmessa negli Stati Uniti nel 2019 sul canale via cavo Cinemax, fratello gemello della più nota HBO, Jett è approdata in Italia sono quest’anno su Sky Atlantic. A seguito delle scelta di Cinemax di non produrre più serie originali, una decisione presa nel gennaio 2020 dai vertici di HBO MAX, la probabile seconda stagione di Jett è stata tagliata.

Daisy “Jett” Kowalski esce di prigione dopo dieci anni e, nell’ambito di un programma di reinserimento sociale, trova impiego in un bar. Daisy ha una figlia, Alice, partorita in carcere e condivide casa con un’amica spagnola, Maria, afflitta da una malattia rara e incurabile. Prima di essere arrestata, Daisy, o meglio Jett, era una ladra di livello mondiale, in grado di realizzare spettacolari colpi su commissione.

Tutto finito? Difficile voltare pagina, quando un talento è così spiccato, riconosciuto, apprezzato e… utile, almeno per qualcuno. Il vecchio “datore di lavoro”, nonché amante di Jett, il boss criminale Charlie Baudelaire, la ricontatta per un’ultima missione sul suolo di Cuba. Jett dovrà rubare un prezioso anello da una cassaforte e sostituirlo con una copia. La cassaforte è in una villa supersorvegliata. La villa, e quindi l’anello, appartiene a un rivale di Charlie, un cupo soggetto che si rivelerà essere uno spietato faccendiere moldavo, Mijan Bestic. Jett chiede di essere affiancata da Rufus “Quinn” Quinton, il suo partner e compagno di un tempo, provetto scassinatore. Piccolo particolare: Quinn è in galera e pertanto occorrerà organizzare la sua evasione. Presto detto, presto fatto. I due partono per L’Avana. Ce ne sarebbe abbastanza per riempire di contenuti i nove episodi. In realtà, l’avventura cubana è solo una sorta di prologo. Jett, scoperta, verrà assoldata, suo malgrado, dallo stesso Bestic.

Lo showrunner Sebastian Gutierrez (regista di pellicole non memorabili e autore della sceneggiatura di Snakes on a Plane, film a suo modo di “culto”) ha ritagliato il personaggio di Jett attorno a Carla Gugino, sua moglie nella vita. Gugino, convincente e perfettamente calata nel ruolo, dona a Daisy verve e fisicità dirompente. Jett è intelligente, brillante, complessa, spiazzante, pronta a rispondere alle provocazioni maschili con stilettate di umorismo nero. E interpreta la propria vocazione al furto, avvertita per sua stessa ammissione sin da bambina, alla stregua di un’aspirazione professionale pienamente legittima. “In un’economia basata sul credito, rubare oggetti è un lavoro a tempo pieno”. La personalità prorompente di Jett domina la scena. Tuttavia, nonostante l’indubbia centralità dell'(anti)eroina tornata in servizio e riportata all’azione da considerazioni di forza maggiore, Gutierrez non stringe il focus esclusivamente su di lei.

Il ritmo della serie è sostenuto e l’intreccio riesce a essere avvincente. Ogni episodio è introdotto da una citazione presa da drammaturghi, libri sacri, cantanti punk, attori di Hollywood… Il pregio più evidente di Jett è la scrittura, pulita, lucida, minuziosa nel tratteggiare i numerosi personaggi, di pari dignità e spessore, che popolano la serie e attorno ai quali è tessuta una rete di micronarrazioni spesso originali o bizzarre. Tutte queste storie, piccoli torrenti narrativi che scorrono in parallelo rispetto al filone principale del racconto, si sviluppano con una buona dose di autonomia, per risolversi nella brutalità di una fine improvvisa o di un esito assurdo. Si prenda, ad esempio, la relazione impossibile tra Bennie, uno scagnozzo di Charlie Baudelaire afflitto da sensi di colpa e paradossalmente romantico, e Rosalie, la moglie della guarda carceraria costretta a liberare Quinn, una donna capace di sorprendere e di sorprendersi, o ancora, secondo caso, la storia clandestina tra i due detective Jack “Jackie” Dillon, un altro ex di Jett, e Josie Lambert, partner di lavoro che pagherà a caro prezzo l’indagine sul figlio di Baudelaire, il sadico, psicopatico Charles Junior.

Jett non lesina sparatorie, accoltellamenti, morti ammazzati e non ci risparmia brutalità, nefandezze, esecuzioni efferate, inclusi ammiccamenti autoriali a una certa tradizione horror. La sceneggiatura offre divagazioni, spinge la trama in vicoli ciechi e semina trappole qua e là. Non va quasi mai come ci si potrebbe aspettare. Rosalie ribalta il rapporto vittima – carnefice, Josie esce sconfitta dal “gioco dell’impiccato” cui la sottopone il terribile Junior, Jackie imbocca la strada più corta e pericolosa per farsi vendetta.

Jett non incarna né il bene né il male, una dicotomia che non ha senso in un mondo sconvolto dalla violenza mafiosa. Sopravvivere è l’unica regola. Eppure una forma di etica resiste e affiora continuamente in Daisy. Uccidere, a differenza della morale ultracinica dei malavitosi, è un accidente da evitare. Jett, nel difendere sua figlia da un nemico onnipresente e invisibile, chiede aiuto a pochi amici fidati. Oltre a Maria, complice ideale e sorella acquisita, la superladra coinvolge Phoenix, una svalvolata ex tossicodipendente e sex worker per necessità conosciuta in carcere. Phoenix, ossessionata da un fratello aggressivo perennemente al verde, si unisce al trio formato da Jett, Maria e Alice.

Nella serie l’elemento femminile, associato al coraggio, alla provocazione, all’onestà, al vitalismo, alla spregiudicatezza contrasta la gretta logica maschile. È una questione di potere e di sottomissione. Quando Rosalie “cattura” Bennie, la relazione si capovolge. Perché, pur ammettendo che Bennie prova un sincero rimorso per le azioni compiute in casa altrui, allo stesso tempo non consente a Rosalie di essere libera. La protezione della mafia non è libertà. I valori della mafia sono un retaggio patriarcale. Trasformarsi in cavaliere della donzella ferita, come fa appunto lo scagnozzo di Baudelaire, equivale ad assolversi, arrogandosi un diritto, un vantaggio, una predominanza: solo io ti salverò e, inesorabilmente, ti innamorerai di me. Nel loro primo “incontro”, notiamolo, Bennie dice a Rosalie di non capire perché le donne tradiscano i mariti, oltre a prometterle in caso di sgarro punizioni che, per usare un eufemismo, comportano la violazione reiterata dell’intimità femminile. Questo corpo di donna, declassato a oggetto di scambio e giudicato moralisticamente da uomini convinti di poterne disporre a piacimento in nome di una mascolinità ferita, finalmente nel settimo episodio si ribella. Rosalie esercita una punizione sull’elemento maschile di stampo dialettico (ora a differenza di prima sei tu in mio possesso) e dialogico (ti spiego perché andava male con mio marito e quali sofferenze ho patito).

Che Jett sia un action crime centrato sul potere è un’evidenza riscontrabile nella trama e nelle parole stesse degli antagonisti di Charlie Baudelaire. Il capo è indebolito e questa inattesa fragilità è attestata tanto dalle mosse dei rivali esterni, il narcotrafficante Jacinto Salas e il tirapiedi della mala russa Miljan Besic, quanto dagli elementi di destabilizzazione interni, ovviamente Jett, strepitosa nel suo doppiogiochismo e nel suo muoversi agile all’ombra del ricatto, e il figlio Junior, omossessuale dichiarato (in una struttura gerarchica, ribadiamolo, a trazione maschile), amante del lusso e devastato da una follia mentale esacerbata da un consumo smodato di cocaina. Così, la celebre canzone Save me, messa sul giradischi da Charlie in una scena chiave, riflette nel titolo e nel testo (“Promised myself after the first romance I wouldn’t give ya a second chanceSomebody help me, this man wants to taunt me… I’m in so much trouble I don’t know what to do) l’ironia della situazione. L’avido collezionista di musica soul in vinile reclama Jett adottando come codice di richiamo il pezzo cantato da Nina Simone. Mentre Jett si concede a Baudelaire, è lecito chiedersi se sia convenuto al boss reclutarla per la seconda volta, second chance, se sia l’uomo a ingannare la donna o viceversa, this man wants to taunt me, chi tra i due sia più nei guai, I’m in so much trouble.

Jett esplora il passato della protagonista rompendo la narrazione diretta attraverso l’uso di frequenti slittamenti temporali. Ricostruiamo, pezzo dopo pezzo, gli eventi accaduti un decennio prima, quando Daisy era nella banda di Frank Sweeney, un criminale un tempo potente e ora, sempre a proposito della perdita di potere, ridotto sulla sedia a rotelle da un colpo di pistola alla schiena. Vediamo incrociarsi Daisy e Maria, già consapevole della gravità della sua malattia, in uno sperduto motel con annessa piscina… Ammiriamo le prodezze di Daisy in carcere e apprendiamo l’origine del suo legame con Phoenix. Scopriamo quanto fosse intenso, e insieme ambiguo, il rapporto tra lei e Jack Dillon. L’espediente tecnico dello split screen, lo schermo diviso, serve a sottolineare lo scorrere parallelo di vicende destinate, comunque, ad assere abbracciate da un solo sguardo. E, restando sullo sguardo, non si può non lodare l’ultima sequenza, avvolgente e ipnotica: Jett fissa la camera e, complici noi spettatori, supera quel senso di angoscia che, per una manciata di interminabili secondi, ci ha mostrato una donna sorpresa e smarrita.

Occorre ribadire la compattezza dello script, merito degli autori, bravi nel raccordare gli elementi di volta in volta accumulati, protagonisti, figure minori, antefatti, contesti, ambientazioni, rendendoli funzionali al filone principale del racconto. Carla Gugino, nel dare vita a Jett, allinea corpo e mente per entrare nella pelle di una donna trasgressiva, sicura di sé, mai banale, raggiungendo una delle migliori performance attoriali della sua carriera. Carlo Esposito, volto noto per aver lavorato con il giovane Spike Lee, nonché una delle icone di Breaking Bad / Better Call Saul, è Charlie Baudelaire, il boss rappresentato nei suoi rifugi ultimi, alcove, bar, ristoranti, campi da golf, un ex intoccabile sul viale del tramonto, incorniciato da un’aura di spleen. Michael Aronov (Hedwig and the Angry Inch, The Americans) è Jackie Dillon, poliziotto borderline. Jodie Turner-Smith (Queen & Slim, Without Remorse) interpreta la volenterosa e sfortunata Josie Lambert. Elena Anaya, vista nel recente Rifkin’s Festival di Woody Allen e coprotagonista di La pelle che abito di Pedro Almodovar, è la misteriosa Maria. Gaite Jansen (Peaky Blinders) interpreta l’eccentrica Phoenix. Christopher Backus (Bosch, Mindhunter) è Bennie, il guardaspalle imbranato di Charlie.

Jett è elegante, violenta, estrosa, articolata con intelligenza, densa di humour nero e dialoghi non scontati, costruita con puntiglio. Nel complesso, un pregevole prodotto. Il bagno di una casa dove si è appena consumato un regolamento di conti, Jett allo specchio, i vestiti orrendamente imbrattati, il cellulare che suona, il gesto di prenderlo in mano, la maestra di Alice, ovviamente ignara della professione di Jett, che le chiede di andare a prendere la figlia perché perde sangue dal naso, l’esitazione (“è un brutto momento, signora?”), il riflesso di una donna dedita al crimine, il simulare e il dissimulare (“sto lavorando”), il ritorno nei panni di madre (“no, non lo è, arrivo”): una sequenza che vale, da sola, la visione della serie.

Titolo: Jett – Professione ladra
Numero degli episodi: 9
Durata ad episodio: 60 minuti l’uno
Distribuzione in Italia: Sky Atlantic
Data di distribuzione in Italia: dal 2 al 23 agosto2021
Genere: Action, Crime Drama

Consigliato a chi: pensa che i garage altrui siano più sicuri di una cassaforte, ha un rapporto ipnotico con la fiamma dell’accendino, sa distinguere il messaggio dal messaggero.

Sconsigliato a chi: vorrebbe investire i risparmi in lingotti d’oro, nasconde un istruttore di Jujitsu nella doccia, ha visto una fata durante un trip lisergico e l’ha confusa con la donna della sua vita.

Visioni e letture parallele:

La lista degli heist movies è infinita. Ne segnaliamo due recenti: Widows. Eredità criminale di Steve McQueen (2018) e American Animals di Bart Layton (2018), entrambi disponibili a pagamento su Amazon.

Rubare è divertente… Non ci credi? Allora devi leggere: John Niven, Le solite sospette, Einaudi Stile Libero (2016).

Una frase da ricordare: “Non bisogna vergognarsi di svenire, ma in un mondo ideale, non sulla scena del crimine!” (Bennie a Rosalie)

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