Sulla scena del delitto – Il caso del Cecil Hotel

Sulla scena del delitto – Il caso del Cecil Hotel *1/2

Il titolo originale della docu-serie Vanishing at the Cecil Hotel rende bene l’idea della sparizione misteriosa ed improvvisa della giovane Elisa Lam, avvenuta al Cecil Hotel di Los Angeles nel 2013. La storia è presto detta: una giovane universitaria sino-canadese, Elisa Lam appunto, si reca per un viaggio turistico nella West Coast, prima a San Diego e poi a Los Angeles dove risiede nel tristemente famoso Cecil Hotel, posto ai margini della zona di Skid Row, un ghetto nella downtown che negli anni è diventato ricettacolo di violenti, emarginati e delinquenti. Poco prima di lasciare l’Hotel la ragazza scompare, la notte del 31 Gennaio 2013, senza lasciare traccia. Dopo tre settimane di lunghe ed infruttuose ricerche, il suo cadavere viene ritrovato in una delle cisterne dell’acqua poste sul tetto dell’edificio.

I quattro episodi di questa serie Netflix, realizzata da Joe Berlinger, regista del film Ted Bundy – Fascino criminale e della serie Conversazioni con un killer: il caso Bundy, crea con abilità e una buona dose di furbizia un triangolo tra le indagini della polizia, quelle parallele condotte da un gruppo di YouTuber, “segugi del web” e l’ambientazione in un hotel da molti indicato come maledetto, dove ha soggiornato tra l’altro Nightstalker, uno dei più imprevedibili e spietati serial killer americani. Puntare sulla storia dell’hotel è interessante non solo per i misteri che lo hanno avvolto, ma anche perché permette di raccontare un pezzo della storia di Los Angeles. Per i primi episodi sembra davvero che il Cecil abbia inghiottito nel nulla la giovane Elisa Lam ed il triangolo mantiene alta l’attenzione dello spettatore, alternando i pareri di giornalisti, investigatori e internet sleuth, ma la dilatazione dei tempi delle indagini, la sostanziale mancanza di veri e propri colpi di scena (a parte il rinvenimento del cadavere della ragazza) e la fragilità delle ipotesi sostenute dai segugi del web finiscono alla lunga con il far naufragare le buone premesse in un racconto senza tensione che non lascia mai davvero lo spettatore con il fiato sospeso.

Elisa è descritta come una giovane ricca di potenzialità, ma ancora fragile, in cerca del suo posto nel mondo ed alle prese con un forte disturbo della personalità. Una forma acuta di bipolarismo la porta a vivere momenti di buon umore ed energia accanto ad altri di depressione e svuotamento. Il racconto fa ampio ricorso ai post pubblicati da Elisa su Tumblr che compongono una sorta di diario intimo che descrive le emozioni di una ragazza di cui condividiamo la sofferenza e anche la rabbia nei confronti della malattia. A volte abbiamo la sensazione di essere alle prese con un’adolescente più che con una giovane donna, ma la stessa idea di viaggio da sola come momento di emancipazione e di conquistata autonomia lascia intendere che Elisa fosse ancora alla ricerca di una propria precisa identità. Dal punto di vista narrativo la scelta di ricorrere spesso ai post social finisce alla lunga per appesantire il racconto, già ampiamente spezzettato e dilatato dalle numerose testimonianze e teorie introdotte.

Con il passare degli episodi la figura di Elisa acquisisce una centralità sempre più rilevante, ma è piuttosto la sua malattia ad essere al centro del racconto e se questo è comprensibile perché sarà determinante nel finale per capire l’accaduto, al contempo costituisce una barriera che non ci permette di entrare pienamente in empatia con lei e di capire davvero cosa potrebbe aver provato durante il suo soggiorno al Cecil, perché ha smesso di prendere i suoi farmaci, quale fosse il rapporto con la famiglia durante il viaggio. Dietro alla malattia si nasconde un mondo ignoto che la serie non fa nulla per esplorare. Elisa ci appare impegnata a navigare in una realtà fluida, senza punti di sostegno, disorientante: è il mondo, più del Cecil, che ci sembra pronto ad inghiottirla.

I “segugi del web” hanno indagato con impegno e meticolosità sulla sparizione di Elisa, in molti casi arrivando al punto di sviluppare una forma di dipendenza che dura ancora oggi. Quando la polizia ha pubblicato sul web un video della ragazza nell’ascensore dell’hotel, le sue ultime immagini in vita, sperando che qualcuno si facesse vivo per aiutare a rintracciarla, si è scatenata una forza d’urto incontrollabile.

Nel video Elisa manifestava un comportamento bizzarro, schiacciava i pulsanti in ordine casuale, gesticolando e dimostrandosi preoccupata per la presenza di qualcuno fuori dall’ascensore. Per alcuni una chiara prova della presenza di un uomo (l’assassino) o di qualcosa (un fantasma) al di fuori dal campo visivo della telecamera. I contributi degli internet sleuth, per quanto appassionati, sono stati ininfluenti per le indagini, addirittura dannosi quando hanno identificato in un cantante deathmetal messicano, conosciuto come Morbid (vero nome Pablo C. Vergara) il potenziale assassino della ragazza. Contro di lui, colpevole solamente di aver soggiornato al Cecil un anno prima e di aver composto una canzone con allusioni facilmente attribuibili alla morte di Elisa, si è scatenata un’onda di odio e di insulti di una violenza estrema. Per quanto animati da buone intenzioni ed in grado di mantenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica verso le indagini, questi YouTuber hanno finito per perdersi in teorie complottiste senza fondamento: dalla rievocazione della trama del film Dark water ad una cospirazione degli impiegati del Cecil per arrivare fino alla formulazione dell’ipotesi che Elisa fosse stata utilizzata per diffondere la tubercolosi tra la popolazione senza tetto di Skid Row al fine di ridurne drasticamente il numero e così favorire successive speculazioni immobiliari.

Il web che consente di mantenere viva la memoria di Elisa grazie ai suoi post che ancora oggi vengono letti e commentati è al contempo ricettacolo di una violenza da tastiera che, senza reali prove, incolpa, giudica e condanna. E’ questo il tema più interessante sollevato dalla serie ed ha un interesse che va oltre alla storia crime, ma che evapora velocemente perché, al di là di qualche considerazione estemporanea e qualche teoria folcloristica, non fornisce allo spettatore elementi per una riflessione più strutturata sul fenomeno.

Dal punto di vista tecnico Vanishing at the Cecil Hotel riprende gli stilemi tipici del genere docucrime, con una predilezione, presente anche nella sigla, per tonalità fluo che omaggiano una serie Tv storica come CSI. L’estetica di CSI è diversa da stagione a stagione, ma mantiene alcune caratteristiche, come la forte caratterizzazione espressiva ed il lavoro sull’immagine realizzato in fase di postproduzione. Elementi comuni con la serie di Berlinger, ma il paragone regge solo a livello stilistico perché se parliamo di capacità di intrattenere lo spettatore, beh … Horatio è di un altro pianeta! In particolare pesano le molte interpolazioni narrative con continue riprese dall’alto del Cecil e delle sue insegne scolorite, immagini di YouTuber intenti a digitare sulla tastiera, schermi con i post pubblicati da Elisa su Tumblr: una zavorra che toglie fluidità e ritmo ad una vicenda che soffre delle numerose dilatazioni, delle troppe interviste, dalla mancanza di una prospettiva unitaria in grado di valorizzare i diversi filoni di indagine e di umanizzarne il contenuto.

Titolo originale: Crime scene: the vanishing at the Cecil Hotel
Durata media degli episodi: 50 minuti
Numero degli episodi: 4
Distribuzione streaming: Netflix
Genere: Documentary Crime

Consigliato: a chi vuole approfondire i fenomeni legati al web ed alle investigazioni tramite YouTube.

Sconsigliato: a chi è in cerca di una docu-serie crime con ritmo ed alti livelli di adrenalina.

Visioni parallele:

Per gli amanti del genere hotel maledetto (e delle sue numerose declinazioni cinematografiche) è imperdibile la quinta stagione di AHS: Hotel, ambientata all’Hotel Cortez di Los Angeles costruito negli anni ’20 e diventato un luogo infestato dalle anime che vi hanno perso la vita. Attenzione a Lady Gaga nei panni della matrona dell’albergo! Per quanti invece prediligono ambientazioni montane consigliamo un soggiorno all’Overlook Hotel, dove Stanley Kubrick ha ambientato un capolavoro come Shining; se siete di fretta e cercate una sistemazione più economica allora un Motel potrebbe fare al caso vostro: Alfred Hitchcock ve ne potrebbe consigliare uno, gestito dalla famiglia Bates. In questo caso tenete presente che oltre a Psyco anche la serie Bates Motel merita la vostra attenzione.

Un’immagine: il Cecil Hotel è tra le fonti di ispirazione di una serie di grande successo, American Horror Story. Ryan Murphy si è infatti ispirato al Cecil per l’Hotel Cortez presente nella quinta stagione. Sarà per la fama cinematografica, ma l’edificio è stato riconosciuto nel 2017 dalla Città di LA come “esempio rappresentativo degli inizi dell’industria americana” diventando monumento di interesse storico e culturale. Attualmente è in fase di ristrutturazione, in attesa di tempi migliori.

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