The Boys 2: una critica pulp alla società occidentale ed alla sua violenza comunicativa

The Boys 2 ****

Nella prima stagione The boys ci ha presentato un gruppo di Supereroi, The Seven, che usano i propri poteri per compiere azioni non sempre irreprensibili, ma sempre sfruttate nel migliore dei modi dall’azienda che gestisce il loro marchio, la Vought. A metà tra media company ed azienda farmaceutica, la Vought è la vera potenza occulta che tira le fila dei Seven ed è anche responsabile dei loro super poteri, generati grazie ad una sostanza misteriosa, il Composto V, iniettato a loro insaputa già dall’infanzia. Per fermare la Vought si organizza un gruppo di underdog, capitanati da Billy Butcher (Karl Urban), un ex agente CIA che, per motivi strettamente personali, vuole smascherare i Seven e soprattutto eliminare il loro leader, Il Patriota (Antony Starr). La lotta è senza esclusioni di colpi, ma il rapporto speciale che si crea tra uno di Boys, il goffo e resiliente Hughie (Jack Quaid) ed una dei Super, l’idealista ed accogliente Stralight (Erin Moriarty), può aiutare ‘I ragazzi’ in quella che a prima vista sembrerebbe una missione impossibile. Al termine della prima stagione i Super scoprono infatti l’identità dei Boys e cercano di catturarli. Non ci riescono, ma la caccia è appena iniziata.

Nella seconda stagione la lotta riprende da dove si era interrotta: ritroviamo Hughie, Latte Materno (Laz Alonso), Kimiko (Karen Fukuhara) e Frenchie (Tomer Capon) nello scantinato di un negozio, mentre Butcher, accusato dell’omicidio della Vice – Presidente della Vought Madelyn Stilwell (in realtà compiuto dal Patriota) è irraggiungibile. I nostri anti-eroi sembrano sconfitti e la voglia di abbandonare la lotta è forte in tutti, tranne in Hughie che riesce a sfruttare il suo rapporto di affettuosa amicizia per spingere Starlight a recuperare una fiala del Composto V e farla pervenire ai media, scoperchiando la verità sui poteri dei Super. Per la Vought è un duro colpo, ma l’azienda nega di essere a conoscenza dell’utilizzo fatto dai suoi scienziati del Composto V e cerca di far concentrare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla lotta ai temibili Super Terroristi che minacciano l’America ed il mondo intero. Nel covo dei Boys torna Butcher, pronto a riprendere il comando della squadra e cercare una sponda nell’ex CIA Grace Mallory (Laila Robins) per mostrare al mondo come anche i Super Terroristi siano in realtà responsabilità della Vought. Nel frattempo però il CEO dell’azienda, Stan Edgar (Giancarlo Esposito) ha aggiunto al gruppo dei Super una nuova risorsa, Stormfront (Aya Cash), una donna che, dietro l’apparente femminismo anticonformistico, nasconde molti segreti e che sembra poter influenzare non solo l’opinione pubblica, ma anche lo stesso Patriota.

The Boys non è una semplice storia di supereroi: dietro alle maschere ed ai mantelli troviamo infatti un affresco graffiante e caustico della società americana e del mondo della comunicazione in particolare. Il meccanismo di influenza reciproca tra audience e produzione che sta alla base delle scelte dei politici come degli operatori dell’entertainment, anche della stessa Amazon Video, è delineato in modo semplice ed efficace. Un rapporto che assume tratti inquietanti perché in questa distopia è orientato esclusivamente alla manipolazione ed al controllo. Alcuni interventi non previsti, provenienti dagli old media (giornalisti) o dai new media (social) costringono a modificare strategie e tecniche, ma ogni cambiamento non fa che rafforzare il grande circo comunicativo che rimastica e rielabora qualunque notizia senza intaccare il prodotto Super–eroi che continua a vendere: sicurezza nazionale, esperienze ludiche, pubblicità o serie televisive poco importa. La realtà costruita dalla Vought è fluida e permeabile, pronta ad assimilare e rielaborare anche le spinte apparentemente più distruttive. E’ un quadro di grande attualità perché la Vought il cui core business, come ci ricorda Mr. Edgar/Giancarlo Esposito, è la ricerca farmaceutica, in realtà si presenta come un global player capace di spaziare in settori molto diversi, grazie ad un grimaldello straordinario, cioè i Super eroi. Poche volte in tv abbiamo assistito ad una rappresentazione del potere così sottile e moderna, soprattutto in rapporto all’audience.

Fino alla fine del secolo scorso questa storia sarebbe stata raccontata come l’epica avventura di un gruppo di eroi che si mette in gioco e rischia la propria vita per salvare il mondo; nella società degli anni ’10 invece è chiaro che il mondo non intenda essere salvato e che a nessuno dei protagonisti interessi salvarlo: le motivazioni che li spingono ad agire sono personali e nascono per lo più da un disagio che pone il singolo, in modo più o meno esplicito, ai margini della società. Proprio questa marginalità ha portato Frenchie o Kimico a varcare la soglia. Lo stesso vale per un personaggio come Hughie che sembra percorrere, con qualche esitazione, questo fragile crinale tra il bene ed il male solo a seguito della morte della propria ragazza, scena con cui peraltro si apre la serie. In realtà la predisposizione che il ragazzo ha a diventare un anti-eroe è qualcosa di più profondo e l’evento traumatico a cui assiste ha solo la funzione di detonatore. Con la precarietà del lavoro, la monotonia alienante dei ritmi di vita, l’aridità delle relazioni, la continua violenza esercitata dalla comunicazione sul singolo la società non fa che creare le condizioni perché un carattere come Hughie possa, se messo nelle condizioni giuste, diventare un anti-eroe. Lo stesso discorso vale per Butcher, il leader del gruppo: come questa serie esplicita in modo esemplare, il vero obiettivo di ogni anti-eroe è la società, intesa soprattutto nella sua declinazione occidentale.

Se la serie ideata dallo showrunner Eric Kripke (Supernatural) sembra irridere in modo sarcastico il conservatorismo muscolare trumpiano, non se la passano meglio né la retorica femminista né l’approccio multietnico e politically correct dei Democratici. Anche la senatrice democratica Victoria Neumann (Claudia Doumit), paladina delle campagne per il controllo dei Super-eroi, nasconde un insospettabile segreto: è lei infatti responsabile del massacro nell’aula in cui era in corso l’audizione all’ex CEO della Vought che avrebbe potuto con la sua testimonianza assestare un colpo decisivo all’azienda. Victoria fa esplodere la testa non solo dell’ex amministratore delegato, Jonah Vogelbaum (John Doman), ma anche a molte altre persone più o meno innocenti. Il suo personaggio ricorda, sia fisicamente che idealmente, quello di Alexandria Ocasio-Cortez, la più giovane donna eletta al Congresso degli USA, poco tenera con i grandi colossi della new economy.

Il racconto ci permette di seguire la traiettoria anti-eroica di personaggi ricchi di umanità e capaci di suscitare da subito grande simpatia nello spettatore. E’ questo un tratto fondamentale per il successo della serie e la seconda stagione ci permette di indagare il passato de “I Ragazzi” in modo più approfondito rispetto alla prima. E’ una scelta diffusa, spesso già prevista in fase di approvazione del progetto e consente di rinsaldare il rapporto tra gli spettatori ed i protagonisti di una serie: così possiamo condividere il passato di Butcher e quello di Frenchie, rivivendo situazioni che hanno profondamente influito sul presente dei nostri anti-eroi. Sono momenti narrativi importanti, in cui possiamo immergerci in sequenze più drammatiche e meno adrenaliniche, gestite sempre con grande fluidità ed essenzialità. Pause necessarie per staccare dalla violenza profusa. A livello visivo la scelta è stata infatti quella di accentuare i tratti iconici della prima fortunata stagione, con numerosi momenti degni di uno slasher movie: crani spezzati, corpi esplosi, uomini tagliati a metà, etc. Tanto sangue, tanta violenza e nessuna reticenza nel rappresentarla. La presenza di nuovi super-villain ha spinto fino al limite i superpoteri (c’è anche un uomo con un membro allungabile che utilizza come arma per attaccare Latte Materno!) ed anche se a volte sembra un po’ eccessivo il ricorso a queste soluzioni, esse ci appaiono come il corrispettivo della violenza culturale con cui la società intende controllare e indirizzare il singolo. La violenza dei messaggi subliminali, della reiterazione dell’immagine dei Super, del loro essere presi a modello e fonte di ispirazione non è meno fastidiosa o nauseante. Il rischio è però quello di assuefare lo spettatore al sangue e quindi di far perdere a queste scene la funzione di shock emotivo, finendo per far assumere alla violenza ipertrofica un mero valore stilistico.

Con questa serie Amazon riesce in quello che non era riuscito ad una prima stagione di grande successo e qualità come American Gods: non arretra, ma anzi rilancia sul piano dei contenuti, mantenendo un’identità forte e chiaramente riconoscibile. La capacità di realizzare un prodotto che interseca diversi generi, ma ha una voce sua del tutto peculiare rende The Boys una serie che si può amare od odiare, ma che di certo non lascia indifferenti.

La terza stagione, già confermata, arriverà sugli schermi nel tardo 2021 anche se l’incognita legata all’emergenza sanitaria pesa sui tempi di lavorazione che potrebbero slittare al 2022.

Titolo originale: The Boys
Durata media degli episodi: 55 minuti
Numero degli episodi: 8
Distribuzione streaming: Amazon Video
Genere: action drama comedy sci-fi

Consigliato: a chi è pronto ad affrontare un viaggio culturale in un universo distopico segnato da violenza visiva, verbale e culturale, ma in cui le relazioni umane ed i valori come l’amicizia fanno diga e resistono alla piena di volgarità e di opportunismo della società.

Sconsigliato: a quanti non amano l’eccesso, specie di violenza. La serie può inoltre risultare ostica a quanti non si trovano a loro agio nelle rappresentazioni distopiche.

Visioni parallele: l’unica critica della società così radicale nelle serie contemporanee è presente ne Il racconto dell’ancella. Una distopia in cui la violenza, fisica ma soprattutto psicologica, è pari, se non superiore a questa, ma in cui l’aspetto stilistico e quello formale appaiono molto diversi.

The boys, il fumetto che ha ispirato la serie. Realizzato da Garth Ennis e Darick Robertson è edito in italia da Panini Comics in 7 volumi deluxe con copertina rigida. Da leggere e collezionare.

Un’immagine: il saluto beffardo con cui William Butcher ritrova i compagni: “State tranquilli … papà è tornato a casa!”. Butcher è un maschio alfa che si relaziona con gli altri maschi alfa della serie, Patriota e Mr. Edgar basandosi solo sul proprio sentire, senza accettare imposizioni né consigli.

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