Emma.

Emma. **1/2

«Emma Woodhouse, bella, intelligente e ricca,
aveva quasi raggiunto i ventun anni senza subire alcun dolore o grave dispiacere»

Il nuovo adattamento del romanzo di Jane Austen del 1915 segna il debutto alla regia di un noto fotografo e regista musicale, Autumn de Wilde, collaboratore di Beck, Fiona Apple, White Stripes, Arcade Fire, Nick Cave.

Ad aiutarlo nel trasporre nuovamente sul grande schermo la storia della giovane e indipendente Emma Woodhouse, è una scrittrice neozelandese, nata a Londra, Eleanor Catton, alla sua prima sceneggiatura per il cinema, ma già vincitrice del Booker Prize – la più giovane di sempre – con il suo romanzo I luminari.

Questa accoppiata inedita, guidata sapientemente dalla produzione inglese della Working Title di Bevan e Fellner, non poteva trovare debutto più lieve e indovinato di questo, anche grazie all’incantevole Anya Taylor-Joy, che dopo aver prestato il suo viso angelico all’oscurità di The Witch, Split, Amiche di sangue e del prossimo The New Mutants, qui cambia radicalmente registro, andando alla radice delle sue origini inglesi, con studi a Kensington, nel West End londinese.

L’incipit del romanzo – e del film – sembra quasi scritto per lei, giovanissima ventitreenne, figlia di un banchiere e di una fotografa, ballerina classica prima di venire scoperta a sedici anni, uscendo da Harrods, scritturata da un’agenzia di modelle.

Il cinema arriva subito dopo, grazie all’horror di Robert Eggers.

Qui invece interpreta Emma, l’unica figlia del vedovo Mr. Woodhouse: la incontriamo la mattina in cui la sua amatissima governante convola a nozze con Mr. Weston, un uomo che lei le ha presentato.

Convinta così di potersi occupare di combinare la felicità altrui, come un cupido vanitoso, spinge la sua nuova amica, Harriett, una dolcissima diciassettenne, senza famiglia e senza identità, a rifiutare la proposta di un giovane e rispettabile agricoltore, Mr. Martin, perchè vorrebbe per lei il vicario del paese, Mr. Elton, il quale invece è un arrampicatore sociale ed ha altre ambizioni.

A cercare di dissuaderla dai suoi propositi c’è Mr. Knightley, suo vicino e fratello maggiore di suo cognato, il marito della sorella Isabella, che vive non troppo lontano dalla tenuta dei Woodhouse.

Nel frattempo fa ritorno a Highbury Frank Churchill, figlio del signor Weston, che Emma non ha mai conosciuto finora, ma per il quale ha un vago interesse, instillato proprio dai genitori del ragazzo che sperano nella loro unione.

Ritorna al villaggio anche Jane Fairfax, bella e riservata nipote di Miss Bates, una nobile decaduta ed estremamente loquace, che Emma finisce per offendere durante un picnic, insensibile ai sentimenti altrui.

La commedia della Austen si differenzia dalle sue precedenti e famosissime Ragione e sentimento e Orgoglio e pregiudizio, soprattutto perchè la sua protagonista ha risorse sufficienti da garantirle l’indipendenza. Emma si diverte così a combinare i matrimoni altrui, senza preoccuparsi troppo delle proprie questioni di cuore, immune dalla schiavitù del desiderio e dagli inganni dall’amore romantico, quasi fino alla fine.

Per lei il matrimonio è solo un gioco da guidare con la propria intelligenza e la propria arguzia e ha un valore sono in termini economici o di posizione sociale.

Le cose cambiano però, quando Harriet le confida i suoi sentimenti per Mr. Knightley: solo allora la protagonista comprende realmente se stessa e cerca di porre rimedio ad un nuovo disastro annunciato.

Illuminato alternando i toni vividi della campagna inglese, in pieno giorno, con gli interni poco luminosi e caldi delle feste e delle sere invernali, da Christopher Blauvelt (First Cow, Don’t Worry, The Bling Ring), a lungo operatore con Harris Savides, Christopher Doyle e Lance Acord, il film è piacevole, intelligente, soprattutto nella seconda parte, quando dopo l’introduzione dei tanti personaggi della storia, de Winter si concentra su Emma e sui tentativi di porre rimedio ai suoi errori.

La Taylor-Joy è perfetta per un ruolo che sembra cucito su di lei e sul suo volto di porcellana.

Mia Goth (Nymphomaniac) è il suo degno contraltare nei panni di Harriet, sempre onesta e trasparente, quanto l’altra è superba e manipolatrice, mentre Johnny Flynn, musicista con piccole parti in Qualcosa nell’aria e Sils Maria, è un Mr. Knightley assolutamente anonimo: dovrebbe interpretare Bowie nel prossimo biografia cinematografica non autorizzata, ma fatichiamo molto a vederlo nei panni istrionici del Duca Bianco e di Ziggy Stardust.

Impeccabile e silenzioso invece papà Woodhouse, interpretato da Bill Nighy, con aplomb regale.

Il debutto di de Winter è apparentemente lontano dai suoi lavori di fotografo musicale, molto più compito, ordinato, di maniera, diremmo. Assolutamente rispettoso del lavoro della Austen e di quello della Catton che l’ha adattato per lo schermo.

La direzione degli attori è curata, i costumi di Alexandra Byrne sono da applausi e dopo un’inizio un po’ farraginoso, il film scorre veloce e trova il suo ritmo nella seconda parte.

Emma è un esordio complessivamente riuscito, ma non certo memorabile, grazioso intrattenimento pomeridiano, quando ancora si poteva andare a cinema la domenica, all’ora del thé.

Il film infatti avrebbe dovuto uscire nelle sale italiane l’11 giugno, dopo aver debuttato il 14 febbraio in Inghilterra e il 21 febbraio negli Stati Uniti, ma è stato distribuito in digitale, dal 20 marzo, a causa delle chiusure imposte dalla pandemia di coronavirus.

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