Pose 2. Il desiderio è più forte della morte

Pose 2 ****

La prima stagione di Pose iniziava con la scena, a dir poco travolgente, di un’incursione di gruppo nei locali di un museo. Qui, i protagonisti e le protagoniste della serie prendevano a prestito da ignari manichini un’intera collezione di sontuosi abiti settecenteschi da indossare nelle ballrooom, i locali dove la popolazione gay, transgender e nera di New York City sfidava, in pieni anni Ottanta, la morale conservatrice reaganiana a colpi di vogue. Vogue, un ballo figurato che coniugava breakdance, hip-hop, moda, travestitismo e provocazione.

Anche la seconda stagione si apre con un’irruzione. Differenza “ideologica” importante: stavolta, il luogo individuato per l’azione è una chiesa e gli animi, anziché essere spensierati o gioiosi, sono inclini alla lotta. Pose 2 rielabora un fatto realmente accaduto il 10 dicembre 1989, quando circa 4500 manifestanti si assieparono all’esterno della St. Patrick’s Cathedral, principale luogo di culto cattolico della Grande Mela. Fu una protesta inedita ed epocale. Il bersaglio politico numero uno del movimento Act Up (AIDS Coalition To Unleash Power) era, in quegli anni caratterizzati dalla rapida e preoccupante diffusione dell’HIV, il cardinale Joseph O’Connor, accusato di avere posizioni “oscurantiste” a proposito di contraccezione, educazione sessuale nelle scuole e omosessualità. All’interno della Cattedrale, decine di attivisti, infiltratisi tra i fedeli, a messa iniziata cominciarono a scandire slogan a favore dell’uso degli anticoncezionali, per poi stendersi a terra in mezzo alle navate. Centoundici di loro furono arrestati.

Pose 2 è ambientata nel 1990. Gli anni Ottanta, pacchiani ed esibizionisti, si concludono con il trionfo pop di MTV. Nei videoclip scorre un mondo di fantasmagorie commerciali, mentre la controcultura hip-hop comincia a essere istituzionalizzata e svuotata di valore. Il vogue sale alla ribalta grazie a un fortunatissimo singolo di Madonna dal titolo omonimo. “Guardati intorno, ovunque tu ti giri c’è angoscia, / è ovunque tu vada… / Guardati intorno, / provi tutto quello che puoi per scappare / dal dolore della vita che tu conosci, / dove tutti falliscono, / e tu desideri di essere / qualcosa di migliore di quello che sei oggi. / Conosco un posto dove puoi andare. / Si chiama pista da ballo ed ecco per cosa è fatta”. Se essere gay e povero non è semplice, essere gay, povero e nero nella New York dominata dalla finanza è ancor meno semplice.

Gli sceneggiatori Ryan Murphy e Brad Falchuk sfruttano il successo planetario della canzone e vi innestano sopra un segmento di narrazione. La trasgressione controllata di Madonna genera speranze. Coloro che avevano creato e plasmato l’arte delle ballroom, luogo inclusivo per minoranze escluse dal potere, intravedono la possibilità di uscire dal ghetto e di fare tendenza. Purtroppo le illusioni sono destinate a essere polverizzate dalla crudele legge del mercato. Il meccanismo è noto: prendi un genere originale, autentico, grezzo, quindi smussane le asperità, decontestualizzalo, mettilo nelle mani di abili produttori, rendilo appetibile, infine vendilo alle masse che tenderanno a incuriosirsi per un po’ a quei ritmi e a quei passi fino ad allora sconosciuti. In Pose 2 il vogue, sinonimo di esotismo, entra nei corsi dell’accademia di ballo gestita da Helena St. Rogers. La moda, come ogni moda, è un prodotto che si consuma in breve tempo.

La rivoluzione sessuale e del costume, ostentata da molti interpreti dello show business stellare, è una celebrazione del glamour che resta in superficie e non incide nel profondo. I neri dei quartieri malfamati, salvo rare, luminose eccezioni, restano ai margini del sistema, lontani dagli allori dei palcoscenici che contano, costretti a guadagnarsi un misero salario accettando lavori spesso illegali. La prostituzione, lo spaccio, le performance in locali equivoci per molti dei protagonisti di Pose sono soluzioni di riserva sempre attuali, vie di fuga a volte obbligate, ricatti inevitabili. Chi “batte” ai moli si porta addosso una cicatrice indelebile, uno stigma che tarpa le ali a sogni e aspettative. La libertà sta nel potere di scelta. Elektra, sciccosa e prepotente regina nera fondatrice della House of Wintour, rammenta ad uno dei tanti clienti bianchi ed abbienti provenienti da Wall Street e dintorni, devoti al sadomaso, che il suo bisogno di essere dominato subendo il supplizio del totale isolamento è un lusso. Altri, i meno fortunati, gli oppressi, sono invece costretti a sperimentare il dolore della solitudine nella forma di un’imposizione non richiesta, non voluta.

La seconda stagione affronta il tema dell’AIDS con più decisione ed efficacia drammatica rispetto agli esordi. Blanca e Pray Tell, rispettivamente mother della House of Evangelista e maestro di cerimonie, alias M.C., di una delle principali ball, sono sieropositivi, una condizione che per entrambi si è tramutata oramai in malattia conclamata. Una dottoressa lesbica, bianca, di nome Judy, amica e consigliera della comunità nera, si ritaglia in Pose 2 uno spazio importante, ulteriore conferma dello spostamento del focus verso le tematiche della salute. Pose 2 costruisce la sua poesia sulla fragilità dei corpi e sulla forza della determinazione umana. Proliferano i riferimenti espliciti ai mezzi, alle misure d’igiene, agli stratagemmi utilizzabili per contenere il virus. La malattia è esplorata guardando alla pratica concreta, al come affrontarla. Ne consegue l’insistenza drammaturgica sulle tecniche terapeutiche allora innovative, vedi il celebre farmaco AZT, terapia che, almeno gli inizi, si componeva di un numero esagerato di pillole da assumere con regolarità durante il giorno. L’AIDS impone un nuovo regime alimentare e un cambiamento radicale di mentalità presso i contagiati. L’AIDS è un fatto politico che richiede un’alleanza nella società, orientata al raggiungimento di obiettivi concreti. Il realismo narrativo di Pose 2 si riflette in altri ambiti delle relazioni umane, ad esempio nelle riunioni operative bimestrali dei maestri delle ball, dove si ragiona sulla sostenibilità economica dei premi assegnati durante le gare, oppure nella scelta di introdurre i filmati in VHS delle imprese dei nostri eroi, una simulazione del reportage tanto elementare quanto incisiva.

Ospedali, lacrime, camere ardenti, funerali, decessi (non solo per AIDS). “Ci ammazzano perché non accettano l’idea di amare”, dice la statuaria Elektra a commento dell’omicidio di Candy, un crimine destinato a restare senza colpevole e senza condanna. La morte aleggia su chi rimane in vita. Pray Tell, di cui scopriamo il triste passato di angherie e soprusi vissuti in famiglia, dice che “essere un sopravvissuto è sia una benedizione che una maledizione”. Raggelanti sono già le sequenze del primo episodio, l’ennesima tumulazione di un nero gay in un cimitero. È la scintilla che spinge il funambolico M.C. ad affiliarsi al movimento Act Up e a motivare i suoi compagni di ball affinché facciano altrettanto. La seconda stagione è un inno all’impegno civile. Ogni episodio termina con una citazione attribuita a un qualche attivista, artista o scrittore riconducibile alla comunità nera LGBT. Questi dieci episodi hanno comunque il dono di essere accattivanti e perfino più divertenti dei precedenti. Black humour e ironia pervadono la serie. Pose 2 riesce a fondere con estrema naturalezza generi e registri diversi, dramma, tragedia, commedia dark, sit com, musical e farsa, rappresentando il conflitto tra desiderio e morte come pochi prodotti televisivi sanno fare.

In Pose 2 la storica solidità di molte relazioni è incrinata da pulsioni sentimentali, insospettabili attrazioni fisiche e intime ribellioni. La house of Evangelista va in crisi. Scopriamo che all’interno della comunità gay nera una liaison tra un quarantenne e un ventenne è quasi un tabù, soprattutto se l’adulto è considerato una guida. Paradosso: un adulto dovrebbe sacrificare la propria sessualità e quindi mettere una museruola al piacere, in nome di un bene superiore? Ebbene si. Il piacere non è un imperativo categorico assoluto e la house non è solo un rifugio o un riparo estemporaneo per derelitti. La house ha una funzione superiore che trascende le accidentali rotture. Vivere sotto il tetto di una casa gestita da una mother significa sottoporsi a un’intransigente disciplina. Il singolo deve mostrare rispetto per se stesso, abbandonare i vizi invalidanti e cercare un impiego onesto. Se la ball è valvola di sfogo e regno dei piaceri, la house è una piccola accademia, una fucina di modelli comportamentali ed etici positivi che i “vecchi” (Blanca, sebbene trentenne, è una madre, un’anziana, una detentrice di saggezza) comunicano, con il proprio esempio, ai giovani.

I pargoli escono a uno a uno dal nido, spinti da legittime ambizioni. Angel tenta la scalata dei concorsi di moda e diventa modella per Ford. Ricky e Damon si lanciano nella carriera del ballo e della coreografia, finché sono scritturati nel pilot di un redivivo show televisivo, il mitico Solid Gold, andato in onda dal 1980 al 1988. Lil Papi si improvvisa manager e strappa un contratto alla stessa agenzia di Angel. La cocaina, droga dei ricchi, è il demone in agguato. Le regole interne, non scritte, proteggono dalle cadute. Blanca, malata, braccata dalla paura della morte, ingaggia una battaglia, che sarebbe bello chiamare LOTTA DI CLASSE, con Frederica, esponente della upper class newyorchese. Intanto Candy, angelo ghignante che millanta di chiacchierare nell’al-di-là con Robert Mapplethorpe, si materializza letteralmente agli occhi dei vivi, perché i morti, spettri delle nostre mancanze, sono i cardini della comunità.

Il cast principale di Pose 2 è identico a quello della prima serie, salvo l’esclusione di Evan Peters e Kate Mara ed il contemporaneo ingresso di Patty LuPone, leggenda di Broadway, vincitrice di un Tony Award nel 1980 per il musical Evita, e di Sandra Bernhard, cantante e grande amica (nella vita) di Madonna. MJ Rodriguez, Billy Porter, Dominique Jackson, Indya Moore, Angel Bismark Curiel, Angelica Ross, Dyllon Burnside, Ryan Jamaal Swain, Charlayne Woodard, Hailie Saar sono i nomi di una squadra di attori formidabili, che annientanto la sterile contrapposizione professionismo – non professionismo. Sono ciò che recitano. Recitano ciò che sono. Il sesto episodio, centrato sul ricovero visionario di Pray Tell, è splendido e la lezione impartita nel penultimo capitolo da Elektra ad un’arrogante ragazzina bianca esemplare per acume e intelligenza. Il viaggio delle “regine” a Long Island, alla scoperta dell’oceano, è pura emozione. Gli autori hanno tessuto Pose 2 con i fili della cultura, del coraggio politico e della sapienza letteraria.

Scrive Judith Butler: “Il genere è qualcosa che riceviamo, ma non è semplicemente iscritto sui nostri corpi come fosse gesso sull’ardesia, come fossimo passivamente obbligati a portare un marchio. Ciò che siamo obbligati a fare, semmai, è recitare la parte di genere che ci è stata assegnata”. Il desiderio non mente. Il desiderio è più forte della morte. Desiderio di essere semplicemente “persone”, con i propri pregi e difetti, desiderio di emergere dal fango del pregiudizio, desiderio di non sentirsi cucita addosso l’etichetta di anomalia genetica, desiderio di essere amati, apprezzati, invidiati, desiderio di “influenzare la cultura popolare”, secondo le parole indirizzate da Blanca a suo “figlio” Damon, desiderio di libertà.

Live, Work, Pose! Chi sceglie di essere una madre sceglie di dare forma al mondo.

CONSIGLIATA A CHI: da uomo, ha provato a camminare sui tacchi a spillo; da donna, sogna di essere salvata da un David Hasselhoff nero;

SCONSIGLIATA A CHI: si esibisce nel lip-sync sotto la doccia ma non lo dice a nessuno; non crede all’esistenza dei preservativi giganti;

PERCORSI PARALLELI:

  • Un film: Hedwig – La diva con qualcosa in più (2001)

  • Un libro: Tutte le poesie di Dario Bellezza, Mondadori, 2015

  • Le fotografie di Robert Mapplethorpe e il ricordo di Patti Smith raccolto in Just Kids, Feltrinelli, 2015

TITOLO ORIGINALE: Pose – Seconda stagione
NUMERO DI EPISODI: 10
DURATA DEGLI EPISODI: da 41 a 67 minuti l’una
DISTRIBUZIONE originale: FX
PROGRAMMATA negli STATI UNITI: dall’11 Giugno 2019
PROSSIMA DISTRIBUZIONE ITALIANA: Netflix

UNA SEQUENZA SIMBOLO: Blanca che, nell’ultimo episodio, esce dall’ospedale e va nella ballroom, dove si esibisce cantando l’inno americano

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