Pose. La sfilata che conta è la vita

Pose ****

Avete mai conosciuto una queen regnante su una house in qualità di mother? Vi siete mai recati in una ball ad assistere ad una competizione di voguing? Se non ne sapete nulla e vi state chiedendo di cosa si tratti, Pose, serie tv andata in onda negli Stati Uniti sul canale FX, fornisce tutte le risposte. Pose è, in assoluto, una delle migliori serie del 2018. Già rinnovata per un’altra stagione, ha pochi elementi di paragone. Idealmente, la si potrebbe mettere in relazione con The Deuce. La città di ambientazione è la stessa, New York City. Entrambe le serie esplorano, con intuito sociologico, un’epoca ben definita. Gli anni Settanta di The Deuce, libertari e sboccati, sono finiti. L’età d’oro del porno è stata stroncata dall’AIDS, la peste del secolo. Gli anni Ottanta di Pose indicano vie differenti per la ribellione e l’affermazione di sé.

Ryan Murphy, già creatore di Nip / Tuck, Glee, American Horror Story, American Crime Story e 9-1-1 (un biglietto da visita invidiabile), ha messo insieme il più significativo cast di attori transgender che una serie tv ricordi. Mj Rodriguez, Dominique Jackson, Indya Moore, Angelica Ross, Hailie Saar… in Pose sono loro i protagonisti, anzi, le strepitose protagoniste, nere o ispaniche, della storia, ed è evidente, battuta dopo battuta, come ognuna di loro imprima nella recitazione qualcosa di autentico che sgorga dalle profondità del sé: un sentimento o un’esigenza di comunicazione, che trascende le righe del copione. Ryan Murphy non ha mai fatto mistero della sua omosessualità, tanto da denunciare, in un’intervista rilasciata alla rivista Rolling Stones circa un anno fa, il clima di pregiudizio avvertito nei suoi confronti, in più occasioni, all’interno dell’industria televisiva. Anche per questo la sua compagnia, la Half Foundation, promuove battaglie antidiscriminatorie a favore di tutti i soggetti deboli. Inoltre, i profitti di Murphy ricavati grazie alla serie sono devoluti a organizzazioni non-profit attive nel campo dei diritti LGBTQ.

La ricostruzione del mondo delle house ha richiesto l’intervento di uno scrittore gay e di colore newyorchese, Steve Canals. Alcuni episodi sono stati girati da registi trans come Silas Howard e Janet Mock. Il lavoro preparatorio è stato accuratissimo. E i risultati sono strabilianti. Cos’è in definitiva, una house? Tradurlo con ‘casa’ sarebbe riduttivo. Molto meglio parlare di ‘comunità’. È necessario pensare alla NYC del 1987, una metropoli spietata, attraversata da un cambiamento socio-antropologico radicale, plasmata dai soldi e dal delirio edonista. Le panchine dei parchi pubblici sono contese dagli esclusi, i reietti, i ‘peccatori’ senza speranza. Uno di loro, il giovane Damon Richards, viene sbattuto fuori di casa da genitori, che evocano il castigo di Dio di fronte all’ormai inevitabile outing. Damon vive per la danza. Chi si prenderà cura di lui? Blanca Rodriguez, trans dissociatasi dalla storica house of Abundance, ha appena fondato la house of Evangelista, in onore della top model. Blanca sa da pochi giorni di essere sieropositiva. Come organizzerà la sua vita, ora che si è messa in proprio ed è diventata una mother?

Le house hanno regole rigide, quasi monastiche. Blanca, trovato un appartamento adatto, chiama a sé Damon, gli dà un riparo, un letto, una missione. Da autentica madre coraggio, lotta affinché il talentuoso ‘figlio adottivo’ possa entrare in una prestigiosa scuola di ballo moderno. La famiglia si allarga, accogliente porto di transfughi da altre house e di esseri umani alla deriva. Blanca, vera badessa trans, impone rigidi orari di uscita e di rientro, tiene fuori dalla porta vizi vari consumati all’esterno, abolisce il consumo e il possesso di droga, tanto da espellere Lil Papi, un membro uso a spacciare nei pressi del molo, e dispensa lezioni di sesso sicuro. Soprattutto, si dà l’obiettivo di individuare un erede, una guida futura, segno del desiderio di dare continuità all’esperienza di comunità. La scelta cade su Angel, prostituta raffinata, anch’essa trans, sangue e pelle portoricana, regina dei peep show.

Angel è una dei protagonisti principali di Pose. Di lei si innamora Stan Bowes, interpretato da Evan Peters, già Quicksilver in due X-Men cinematografici. Stan in apparenza è il classico yuppie. Solo in apparenza, perché il suo animo è travagliato da emozioni nuove, perturbanti, disgreganti. Originario del New Jersey, una moglie, Patty (Kate Mara) e due figli piccoli, trova lavoro presso la Trumptower, alle dirette dipendenze di quel tycoon, che nel 2016 sarebbe diventato Presidente degli Stati Uniti… Stan è vessato dal suo superiore, Matt Bromley (James Van Der Breek, qualcuno lo ricorderà in Dawson Creek), playboy cocainomane ultramaschio alfa, longa manus di Trump e idealtipo del rampantismo più becero. Angel manda in frantumi certezze troppo fragili per restare in piedi.

La sua sessualità incerta è il richiamo delle sirene. Gli autori di Pose giocano molto sui contrasti, valoriali, estetici, perfino cromatici: bianchi contro neri, alto contro basso, sfarzo contro miseria, colori sgargianti contro spento minimalismo. A ben vedere, house e multinazionali non si discostano molto dal punto di vista formale. In essenza, sono organizzazioni umane, strutturate e finalizzate a uno scopo ed esposte al rischio di fratture interne, rivalità e invidie. Ma se le multinazionali implodono nella logica sistemica del neocapitalismo, le house, all’opposto, esplodono fuori, in luoghi di incontro e di scontro di debordante stravaganza: le ballroom, abbreviate in ball.

Nelle ball, arene intasate di vestiti esagerati e popolate da personaggi pronti a tutto per emergere, impazzano le sfide all’ultimo sangue tra le house. Sono sfilate glam, pirotecniche, pacchiane, vitalissime, rigorosamente suddivise per categorie: “metereologhe della tv”, “uomini d’affari”, “esalta la tua espressione facciale”, “Dinasty”… Qui, valutate da una giuria che anticipa, e fonda, il concetto di talent, le star delle house di NYC, Abundance, Evangelista, Xtravaganza, Ferocity e altre ancora, cercano di accattivarsi le simpatie, innanzitutto, del carismatico speaker e maestro di cerimonie, Pray Tell, interpretato da un eccezionale Billy Porter, attore, cantante, mattatore in molti musical di Broadway. Il principio di un qualsiasi contest è imitare spezzoni di realtà all’interno di una cerchia di consenso, spesso esasperando le mosse secondo le regole del voguing, danza formalizzata in una serie di passi ben precisi, ritualizzati. Nelle ball si raggiungono vertici di eleganza posticcia, apoteosi di trasgressione disciplinate nello stile. Non sono forse tutte persone segnate da marginalità? Gay, trans e queer sono esiliati da quella realtà che tentano di rappresentare. Ecco che le competizioni diventano occasioni di riscatto, rivalse surreali, risposte ironiche e provocatorie al torto subito. Specchi deformati in cui i partecipanti cercano un volto negato.

Non sono soltanto i bianchi benpensanti borghesi, i tipici WASP, a stigmatizzare i ‘diversi’ (salvo andarci a letto di nascosto). I trans di Pose non sono accettati nemmeno dai gay appartenenti ai ceti sociali privilegiati. La comunità gay degli anni Ottanta newyorchesi è una nicchia sociale che, di riflesso, detiene una fetta di potere e teme, come tutte le minoranze emancipate, di essere insidiata dalla confusione sessuale, dal trauma identitario apportato dai nuovi venuti, emersi dal nulla. I trans sfuggono alla presa altrui. L’errore che li distingue, e isola, è la non appartenenza a categorie prestabilite.

Il loro marchio d’infamia è il rifiuto opposto a qualsiasi dualismo, schematismo, modello mentale o culturale consolidato. È forse possibile definire il desiderio? Stan si professa non gay, eppure ama Angel. Che nome dare alle sue emozioni? Lo scandalo che i trans indossano come un vestito di scena è la libertà, la decisione di ripudiare la biologia ricevuta dalla nascita. Elektra compie il gesto iconoclasta di cambiare sesso, ovvero farsi operare per diventare donna, allineando, grazie al bisturi, mente, corpo, idee e sensazioni. Il suo amante, bianco e miliardario, constatato il passaggio, la ripudia. Le motivazioni sono tanto chiare quanto abbiette: non vuole una donna, ma un ibrido, una chimera, un simulacro da adorare. Le fantasie di uomo benestante esigono rispetto. Il resto è capriccio.

Pose regala allo spettatore momenti di intensa vivacità coreografica. Le inquadrature della Grande Mela dall’interno della scuola di ballo, dove studia Damon, sono sontuose. Meravigliosa, in apertura di primo episodio, l’incursione delle queen di house of Abundance nel museo locale, per ‘prendere in prestito’ pregiatissimi vestiti d’epoca, da indossare in competizione. Forse il merito maggiore della serie è il saper mantenersi in equilibrio tra leggerezza e tragedia, tra spensieratezza e dolore. Bellissimo e rivelatorio, ad esempio, è il dialogo tra Stan e Angel nel secondo episodio, un accenno di catarsi che il giovane dirigente bianco, stretto nella morsa ipocrita degli obblighi familiari, compie solo in parte. Toccante è la scena della cena di Natale nel terzo, una resa dei conti con il passato per i membri della house of Evangelista. E che dire delle sequenze girate nei peep show? Semplicemente, grande cinema. Intere puntate si focalizzano attorno a un tema, l’AIDS, il senso di essere madre, le dinamiche di coppia (etero e gay). In nessuna occasione Pose indugia strumentalmente sui temi trattati. La serie di Ryan Murphy ha il dono di essere sincera, spudorata e trasgressiva. “Onorarsi fino alla fine dei giorni”, dice Pray Tell a Blanca, un comandamento morale autoimposto, dopo aver visto morire il fidanzato in un letto d’ospedale. Una confessione da sieropositivo a sieropositivo. Una lezione autentica, per tutti noi. House is much more than a home!

CONSIGLIATA A CHI: ha un concetto allargato, molto allargato, di famiglia; desidera un coach personale per decidere quale vestito mettersi; ha un capo che prenderebbe volentieri a cazzotti;

SCONSIGLIATA A CHI: vede la vita in bianco e nero anziché a colori; non riesce a trovare nulla di buono nei gloriosi anni Ottanta; la sera è troppo stanco per andare a ballare.

PERCORSI DI VISIONI E LETTURE PARALLELE:

  • Il film Blue di Derek Jarman (1993), testamento del geniale regista, diario poetico su vita, morte, arte, malattia e politica;

  • Il romanzo Le mille luci di New York di Jay McInerney (Bompiani): la NYC degli Eighties, inondata di cocaina e persa in una crudele fatuità. Il libro che fotografa una generazione.

TITOLO ORIGINALE: Pose
NUMERO DI EPISODI: 8
DURATA DEGLI EPISODI: da 43 a 77 minuti l’uno
DISTRIBUZIONE originale
: FX
DATA DI USCITA negli USA: Giugno 2018
DISTRIBUZIONE italiana: Netflix
DATA DI USCITA in Italia: 31 gennaio 2018

UNA FRASE PER RIASSUMERE LA SERIE: “La paura per noi è come l’acqua per un pesce” (Blanca a proposito della diffusione dell’AIDS).

UN’IMMAGINE PER RIASSUMERE LA SERIE: Angel riceve in regalo un paio di scarpe di pelle rossa con i tacchi, il giorno di Natale. Fu un furto di scarpe simili, anni prima, a certificare davanti alla famiglia la ‘stranezza’ di Mateo. Mateo sarebbe diventato Angel.

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