Venezia 2019. Mosul

Mosul **1/2

Il debutto alla regia dello sceneggiatore Matthew Michael Carnahan è un corposo racconto di guerra, ambientato nella città distrutta di Mosul, negli ultimi mesi della guerra tra le autorità locali e i terroristi dell’ISIS, qui chiamato Daesh.

Nel suo lavoro di sceneggiatore, Carnahan ha molto spesso raccontato i conflitti mediorientali, sul campo e a Washington in Leoni per agnelli, State of Play, The Kingdom. E se i suoi ultimi lavori si sono allontanati dal tema con World War Z, 21 Bridges, Deepwater Horizon, ecco che il suo esordio dietro la macchina da presa torna a indagare sul campo, le atrocità della War on Terror.

I protagonisti di questa storia sono i volontari della squadra SWAT di Mosul, la città irachena una volta conosciuta come Ninive, caduta in mano alle milizie dell’ISIS nel 2014 e poi riconquistata da curdi e forze armate irachene, in collaborazione con gli americani, a partire dal 2016 e liberata quasi un anno dopo, con un prezzo di vite umane enorme, stimato in oltre 40.000 vittime.

La squadra SWAT al centro del film di Carnahan era uno dei gruppi non militari più temuto e organizzato. All’inizio del film salvano due poliziotti locali assediati dai terroristi, poi arruolano il più giovane dei due tra le loro file, per una missione segreta nel cuore della città.

Tutti li credono finiti e dissolti, ma i dodici rimasti venderanno la pelle a caro prezzo, per portare a termine un piano che sopriremo solo alla fine.

Nel corso del loro viaggio all’interno delle rovine di una città completamente distrutta, molti resteranno indietro, ma l’obiettivo è troppo importante per arrendersi.

La SWAT incontrerà altri miliziani curdi, si troverà ad affrontare assalti e tradimenti, cecchini ed esplosioni.

Il film di Carnahan è sorprendentemente locale, racconta una sporca dozzina, con un occhio certamente competente e di genere, ma con una precisione frutto di una conoscenza non superficiale delle forze in campo.

Nessun divo americano, solo attori arabi, a testimoniare la serietà del progetto, nonostante il film sia prodotto dai fratelli Russo.

Tra i tanti film che negli ultimi vent’anni hanno raccontato il medioriente, Mosul si ritaglia il suo spazio e se non possiamo dire che si tratti di un lavoro effettivamente originale, l’utilizzo controintuitivo degli strumenti di genere, ne fanno un lavoro certamente dignitoso e interessante.

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