Venezia 2019. Guest of Honour

Guest of Honour **

Una giovane insegnante di musica, Veronica, è in carcere, per aver abusato della sua posizione, seducendo uno dei suoi allievi.

Il padre Jim, ispettore sanitario, non si dà pace per un crimine assurdo, che la figlia non ha commesso.

Veronica invece insiste nel voler pagare lo stesso il suo debito con la giustizia.

Un giovane parroco, Greg, pochi anni dopo, è chiamato a celebrare il funerale di Jim – nonostante l’uomo non abbia mai messo piede nella sua chiesa.  Dalla figlia Veronica raccoglierà le informazioni importanti sulla sua vita.

A partire proprio da questo dialogo/confessione, il film racconta a ritroso i fatti che hanno spinto i protagonisti a diventare sempre più estranei e diffidenti, sopportando il peso di colpe non loro.

Tutto comincia quando la talentuosa bambina Veronica viene accompagnata dal padre a prendere lezioni di musica, a casa di un’insegnante che ha un figlio della stessa età.

Nel frattempo la madre della protagonista sta morendo di tumore e gli eventi di quel periodo stressante, si sono sedimentati nella memoria di Veronica, in modo del tutto distorto, indirizzando la sua vita verso dolore e rimorsi.

Guest of Honour è un altro lavoro di Egoyan che ritorna sul tema del passato, della sua percezione, del modo in cui lavora nella coscienza di ciascuno.

E’ sempre una questione di prospettive, di consapevolezza: Veronica ha cercato una vendetta che non aveva senso e si è trovata a doverne pagare il prezzo più alto. Quando finalmente comprende, la sofferenza di somma al dolore, spingendola a cercare una punizione purchessia.

Gli errori si accumulano, la realtà è distorta dal peso del passato e nessuno è più in grado di comprendere le ragioni dell’altro.

Particolarmente indovinata nel film di Egoyan è la costruzione del personaggio di Jim, il padre ispettore sanitario, scrupoloso ma ragionevole che si trova a dover indagare questa volta, non sulla qualità dei cibi e il rispetto delle regole di conservazione e pulizia, ma su qualcosa di molto più intimo e personale, ovvero sui fatti che hanno distrutto la credibilità e la reputazione della sua unica figlia, ovvero tutto ciò che gli rimane, oltre ad un grande coniglio bianco, che da 16 anni accudisce assieme a Veronica.

David Thewlis è perfetto nei panni dell’ispettore, un uomo qualunque, chiuso in una routine sempre uguale a se stessa, colpito negli affetti più cari troppe volte, per non domandarsi se tutto non sia in qualche modo connesso.

Il film poggia quasi interamente sulle sue spalle, lasciando all’inedita Laysla De Oliveira uno spazio decisamente marginale nel ruolo di Veronica.

L’intreccio si sfilaccia nella seconda parte, avvolgendosi su se stesso in un paio di scene francamente improponibili, come quella della confessione pubblica di Jim.

Il meccanismo narrativo è debole e implausibile e il profilo psicologico di Veronica si fa piuttosto intricato.

Guest of Honour si muove ad intermittenza, si accende quando c’è Thewlis e poi sembra perdersi quando la struttura a chiave via via si fa più chiara e la verità scolora in un finale poco convincente e frettoloso.

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