Sono tornato

Sono tornato *

Luca Miniero, prima con Paolo Geneovese, poi in solitaria, ha rappresentato l’idea di una comicità nuova, sicuramente lontana dalla cattiveria e dallo sguardo critico della commedia all’italiana degli anni 60′, ma altrettanto distante dagli sketch puri delle vacanze di natale, come dalle commedie su misura dei nostri attori-registi degli anni ’80 e ’90.

L’attenzione allo spunto sociologico e alla rappresentazione degli stereotipi nazionali e regionali hanno fatto la loro fortuna.

Spesso i loro film partono da un gustoso spunto ipotetico: cosa succederebbe, se…?

Cosa succederebbe, se un impiegato del nord si ritrovasse a lavorare improvvisamente a Castellabate, in costiera amalfitana? Cosa succederebbe, se dovessimo rifare l’esame di maturità in età adulta? Cosa succederebbe, se leggessimo a voce alta i messaggi che ci arrivano sul telefonino?

E cosa succederebbe, se il duce, Benito Mussolini, si reincarnasse nell’Italia di oggi?

Sono tornato parte appunto da qui ed è l’adattamento del film tedesco di David Wnendt, Lui è tornato: Mussolini, al posto di Hitler, l’Italia in clima pre-elettorale, al posto della Germania della Merkel.

Scoperto da un documentarista sfigato e senza alcuna etica professionale, che lo crede un attore un po’ suonato, Mussolini si mette in viaggio con il regista, per capire com’è cambiata l’Italia negli ultimi 70 anni. Finirà prima su youtube, quindi in tv, con uno show tutto suo…

L’operazione firmata da Luca Miniero con Nicola Guaglianone – assurto improvvisamente, dopo il successo di Lo chiamavano Jeeg Robot, a deus ex machina di tutte le nostre risate – non riesce ad essere cattiva e convincente sino in fondo.

L’idea che il Mussolini reincarnato sia scambiato per un attore sempre in parte, un comico che sferza i costumi, a suon di slogan vecchi di un secolo, funziona fino ad un certo punto.

E non solo perchè lo stigma che in Germania ha accompagnato nel dopoguerra la figura di Hitler è molto diverso dalla nostalgia revanscista, che invece ha sempre caratterizzato la figura mussoliniana, malinteso simbolo di un’Italia efficiente e rispettata, che in realtà non è mai esistita.

Ma anche perchè a noi manca del tutto la gravitas tedesca e così Sono tornato non esce mai davvero dai confini della commedia di costume.

Se il film di Wnendt si faceva improvvisamente cupo e angoscioso, qui invece prevale sempre la farsa, il tono cazzone, lo sberleffo – soprattutto contro la tv manipolatoria – che arriva tuttavia con buoni vent’anni di ritardo.

Come diceva Flaiano, la situazione in Italia è sempre grave, ma non è seria.

E’ così anche per Sono tornato, che brucia l’idea iniziale, in un finale – questo sì tutto nuovo, rispetto a quello originale – di scarsissima efficacia, fiacco, telefonato, pasticciato.

C’è poi un equivoco ideologico e politico di fondo, l’idea cioè che il fascismo di un tempo sia come il populismo di oggi, con la sua sfiducia nei politici, il desiderio d’autorità, l’ignoranza di tutto, persino di sè stessi, l’omofobia, il machismo da caserma, il volto confuso della folla, che alza i forconi con ferocia contro chi arriva da lontano.

Con lo stesso qualunquismo, che il regista attribuisce agli italiani che appaiono nel suo film, Miniero confonde il fascismo per come è stato, nella sua identità storica, con quello tramandato dalla peggiore retorica destrorsa e cioè la dittatura populista e bonaria, quella dei treni in orario e delle porte sempre aperte.

Miniero forse voleva raccontarci che il fascismo non se n’è mai andato? Che l’idea dell’uomo forte al potere continua a piacere al ‘popolo più analfabeta, alla borghesia più ignorante d’Europa‘, come ci raccontavano Pasolini e Welles, ne La ricotta?

Bella scoperta. Dovevamo aspettare il film di Miniero per accorgercene, quando mezza Europa è attraversata, ormai da un lustro, da un’onda xenofoba di proporzioni gigantesche?

Il realtà purtroppo il suo messaggio suona ancora più ambiguo: racconta che l’Italia democratica non ha fatto molto meglio del ventennio. Quando il suo Mussolini dice che ‘gli italiani hanno cambiato 63 governi in settant’anni e la democrazia è un cadavere in putrefazione‘, non vuole in fondo autoassolversi, non vuole raccontarci la storia di questo paese, dal punto di vista del reduce irriducibile?

Qui il confine con l’apologia diventa molto sottile, soprattutto quando le affermazioni del Mussolini redivivo sulla classe politica e sugli italiani sono usate solo per far scattare la risata.

Ancor più imbarazzanti i duetti tra Mussolini e il regista Canaletti, una sorta di rammollito senza spina dorsale, nè talento, un utile idiota, a cui il duce insegna a comportarsi ‘da uomo’ sul lavoro e con la ragazza di cui è innamorato.

Anche qui il sottotesto è che il vero fascista sa come muoversi, sa come farsi valere nel mondo, mica come quei rammolliti che riempiono le redazioni, gli studi televisivi o hanno velleità di raccontare l’Italia multietnica del terzo millennio.

Ancora più semplice montare quattro interviste a caso, con giovani dall’orizzonte più vuoto di un pneumatico sgonfio, per mostrare l’ignominia del popolo italiano, pronto a riabbracciare il suo duce.

Se poi a queste perle di qualunquismo, viene affiancato il solito vaniloquio sui politici italiani tutti molli e ladri, il mappazzone in salsa grillina è servito ed il fascismo ridotto ad una barzelletta innocua.

A rendere il tutto completamente indigesto, come contorno, si aggiunge una satira fuori tempo massimo sulla ‘cattiva maestra televisione‘, che è mal realizzata e imbarazzante allo stesso tempo.

Frank Matano se la cava pure e la parte lo agevola, soprattutto quando il film vira verso territori d’improvvisazione e candid camera, a lui più congeniali.

Massimo Popolizio giganteggia da par suo, mantenendo la maschera dignitosa del Duce, anche nelle situazioni più grottesche. Peccato che il film non gli regali mai la serietà minacciosa, che dovrebbe accompagnare i suoi propositi di riconquista del potere, riducendolo ad un pupazzo senza spessore.

Quello che resta di Sono tornato sono, soprattutto, le immagini rubate per strada, le interviste improvvisate, l’indagine sullo spirito italiano, le sue contraddizioni. Quando si libera dalle maglie della scrittura, il film riesce anche a sorprendere, a raccontare qualcosa di vero.

E la cosa suona sinistra e paradossale, se pensiamo ad un’operazione tutt’altro che spontanea e improvvisata, come quella di Sono tornato. 

Un’occasione persa.

 

 

 

Annunci

E tu, cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...