Fortunata

Un certain regard

Fortunata

Fortunata has a difficult life, a daughter of eight and a failed marriage behind her. She works as a hairdresser in people’s houses, leaving from the outskirts to cross the city, going to the homes of the well-off to do women’s hair. Fortunata fights every day with determination to achieve her dream: opening her own salon and challenging fate, in an attempt at emancipating herself and gaining her independence and the right to some happiness. She knows that to achieve her dreams she has to be firm: she has thought of everything, she is ready for anything, but she had not considered the variable of love, the one subversive force capable of sweeping aside every certainty. Also because, perhaps for the first time, someone looks at her as the woman she is and truly loves her.

Questo Fortunata, ennesimo parto della coppia Mazzantini-Castellitto, è un altro pasticcio di buone intenzioni, con una drammaturgia da sceneggiato televisivo.

La protagonista è una parrucchiera senza negozio, che passa le sue giornate pettinando a domicilio le sue clienti. E’ separata da un marito che fa la guardia giurata e che sembra avere la violenza nel sangue. Ha una figlia che parla poco e sputa in classe. La scuola vuole che sia seguita da un assistente sociale.

Qui Fortunata conosce un dottorino, uno psicologo che naturalmente si innamora di lei, alla faccia di ogni deontologia.

Il suo migliore amico è un tatuatore tossicodipendente, la cui madre, una volta grande attrice, è ormai gravemente malata ed è uscita fuori di senno.

Se il ritratto della parrucchiera a domicilio con ex marito manesco e geloso, figlia problematica e sogni troppo grandi, è pure riuscito, grazie all’interpretazione generosa e inconsueta di una Jasmine Trinca, tutta determinazione e senso della sconfitta, è proprio la costruzione drammatica del film a fare acqua da tutte le parti.

Sempre sopra le righe, sempre forzato nel suo ostentato animo proletario, Fortunata non sembra mai davvero vero, realista, ma sempre posticcio, telefonato, ricattatorio.

Tutto sembra sempre troppo scritto e scritto male. Ogni svolta è proprio come te l’aspetti, confermando clichè di genere abusati fino allo sfinimento e cercando di trovare un equilibrio impossibile tra la leggerezza della commedia sentimentale e il dramma a tinte fosche che si accanisce sul destino di tutti.

Ne fanno le spese ovviamente tutti i personaggi di contorno, raccontati come mere funzioni narrative, burattini di un teatro in cui si vedono benissimo i fili: lo psicologo che aiuta la figlia e si innamora della madre, l’amico spiantato che non ce la fa e viene messo in mezzo anche quando non c’entra, il marito abusivo e viscido, sempre la pistola nella fondina, la grande attrice che continua a recitare una parte fuori scena, per finire con i cinesi, che si prenderanno tutto…

A zavorrare il film, soprattutto nella seconda parte è una teoria di scene madri, che schianterebbero la pazienza di qualsiasi spettatore.

Siamo dalle parti della vita come la si racconta negli studi televisivi di Maria De Filippi.

Almeno, vi abbiamo avvertiti.

Premio per la miglior interprete ad Un certain regard a Jasmine Trinca.

CREDITS

Sergio CASTELLITTO – Director

Margaret MAZZANTINI – Script / Dialogue

Gianfilippo CORTICELLI – Director of Photography

Chiara VULLO – Film Editor

Arturo ANNECCHINO – Music

Luca MERLINI – Set decorator

Alessandro ROLLA – Sound

CASTING

Jasmine TRINCA – FORTUNATA

Stefano ACCORSI – PATRIZIO

Alessandro BORGHI – CHICANO

Edoardo PESCE – FRANCO

Hanna SCHYGULLA – LOTTE

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