Venezia 2016. Piuma

Piuma

Piuma **

Una commedia che vuole giocare sui toni dell’ironia e dell’emozione. Il mondo visto da due adolescenti cresciuti in famiglie diverse, ma con gli stessi problemi da affrontare. Il film racconta una storia dell’Italia di oggi, quella di Ferro (Luigi Fedele) e Cate (Blu Yoshimi Di Martino), due adolescenti come tanti alle prese però con una gravidanza inattesa e il mondo che inizia ad andare contromano: la famiglia, la scuola e i fatidici esami di maturità, gli amici impegnati ad organizzare le vacanze, il lavoro che non c’è. Tra tentennamenti e salti nel buio, prese di responsabilità e bagni di incoscienza, i due protagonisti attraverseranno i nove mesi più emozionanti e complicati della loro vita, cercando di non perdere la loro purezza e quello sguardo poetico che li rende così speciali.

Terzo lungometraggio del giovane Roan Johnson, dopo I primi della lista e Fino a qui tutto bene, è una commedia adolescenziale indovinata e riuscita, ambientata in una Roma irriconoscibile, se non per l’accento e le battute dei protagonisti.

Alla fine della prima proiezione stampa, urla scomposte e maleducate: forse Johnson è fuori dalle claque romane, ha pochi santi in paradiso.

Il suo è un film magari esile, forse inadatto alla pretesa seriosità del concorso ufficiale, se volete anche chiuso nel raccordo anulare, ma con un gruppo di protagonisti credibili, simpatici, che potrebbe avere una certa fortuna al botteghino, se solo gli adolescenti italiani andassero ancora a cinema e non si affidassero al download.

Johnson racconta la maternità di Ferro e Cate, due diciottenni all’ultimo anno di scuola.

La famiglia di Ferro cerca di trovare una soluzione ragionevole, che non pregiudichi l’avvenire dei ragazzi, ma l’aborto non è una possibilità.

La famiglia di Cate non si pone neppure il problema. La madre non c’è, il padre è uno spiantato fanfarone.

I fatidici nove mesi sono un salto nel buio delle responsabilità, un tour de force personale e familiare, pieno di dubbi, di ripensamenti, di scelte improrogabili, di errori grandi e piccoli.

Le famiglie dei due ragazzi finiscono per andare in pezzi: le decisioni di Ferro e Cate si ripercuotono su di loro, sui loro desideri, sulle loro aspettative.

A complicare le cose una seconda gravidanza e un viaggio dopo la maturità verso la Spagna e il Marocco.

Johnson vola leggero sui tetti della città e riempie le vite dei suoi personaggi con parole e pensieri sempre indovinati. Piuma non pretende di spiegare il senso della vita, non ha ambizioni inarrivabili, ma si attiene ad un minimalismo che si nutre della straordinaria naturalezza dei suoi interpreti.

Blu Yoshimi e soprattutto Luigi Fedele hanno i volti giusti per le parole che Johnson ha scritto per loro. Sono due adolescenti un po’ incoscienti, che si fidano solo dei propri sentimenti.

Sono in fondo due romantici: la loro è una scommessa, più o meno consapevole.

A qualcuno forse darà fastidio l’assoluta mancanza di cinismo del film, il suo ottimismo irragionevole, l’assenza di quella cattiveria che ha fatto grande la nostra commedia.

Ma qui siamo da tutt’altra parte: i riferimenti di Johnson non sono nel nostro glorioso, lontano passato, ma nella commedia indie americana, quella del Frat Pack, di Doremus, Dayton e Faris, Chbosky, Gomez-Rejon, Famuyiwa.

Certa critica, un po’ pigra, dovrebbe cominciare a prenderne nota…

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