David di Donatello: Perfetti sconosciuti miglior film, Garrone miglior regista, 7 premi a Lo chiamavano Jeeg Robot

perfetti sconosciuti

I gloriosi David di Donatello per il cinema italiano hanno visto ieri sera un vincitore a sorpresa, Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese. E non siamo nella realtà ipotetica del film. E’ successo davvero.

In una stagione che ci ha regalato tre film italiani in concorso a Cannes, l’ultima commovente opera di Claudio Caligari e la Coppa Volpi a Valeria Golino, la rinascita inattesa del cinema di genere con Garrone, Mainetti, Rovere e Sollima, l’Orso d’oro di Gianfranco Rosi e quello che è stato scelto dall’EFA come il miglior film europeo – Youth di Paolo Sorrentino – la nostra piccola giuria dei David ha scelto, alla fine, la commedia di Genovese, girata tutta in una camera da pranzo romana: un film che ha incassato benissimo e che ha colpito l’immaginario collettivo delle coppiette in libera uscita il sabato sera.

Perfetti sconosciuti è tuttavia un film costruito, che parte da un’idea curiosa e paradossale, di sociologia spicciola, che poi affonda nell’artificiosità, senza mai avere davvero il coraggio della cattiveria, rimangiandosi in extremis lo sconquasso creato nella vita dei suoi protagonisti, con una soluzione consolatoria, buona per mandare tutti a casa con un bel sospiro di sollievo.

Su Stanze di Cinema ne abbiamo parlato poco. C’era poco da dire: un lavoro dignitoso, professionale, con sette dei nostri migliori attori, studiato a tavolino per épater quella piccola borghesia, che ancora si lascia scandalizzare da una relazione extraconiugale e da un amico omosessuale…

Come insegnano gli americani, questi sono i film sui quali si regge l’industria, ma non sono quelli che, di solito, vincono i premi alla fine dell’anno.

Il migliore nel lotto dei candidati era senza alcun dubbio, il dolente e vitale Non essere cattivo, testamento spirituale di Claudio Caligari. Il suo terzo film in 35 anni di cinema, seguito ideale di Amore tossico e L’odore della notte, .
La sua è un’opera di sincerità disarmante, piena di rabbia e umanità, che descrive un microcosmo marginale, periferico, lontano non solo nello spazio, ma anche nel tempo.

Non ci sono giochini coi cellulari nel film di Caligari.

Così come non ce ne sono in un altro grande film italiano completamente snobbato, il fantastico Bella e perduta di Pietro Marcello.

La giuria ha preferito andare sul sicuro, confortando con premi pleonastici, i timidi segnali di ripresa della nostra industria cinematografica, perennemente sull’orlo di una crisi di nervi.

I David di Donatello, per la prima volta affidati a Sky, hanno almeno smesso di sembrare una sagra raffazzonata e provincialissima, per assomigliare alle cerimonie di premiazione già sperimentate in tutto il mondo occidentale.

Anche se qualche riserva ancora rimane sulla conduzione di Cattelan, almeno la serata è stata veloce, classica, elegante, piena di parole giuste e presentatori non costretti alla marchetta, per il prossimo film in uscita.

Peccato per l’esito infausto: fino a quel momento si erano imposti soprattutto l’originalissimo Lo chiamavano Jeeg Robot e Il racconto dei racconti, 7 premi ciascuno, seppur ben al di là dei rispettivi meriti, in una serata sobria e persino indovinata, nel segnalare un evidente ritorno del cinema italiano al film di genere, tra fantasy, cinecomics, crime movie…

I quattro attori premiati sono il quartetto di Lo chiamavano Jeeg Robot: se il premio a Luca Marinelli è sacrosanto, anche per il suo lavoro enorme in Non essere cattivo, quelli alla Pastorelli, a Santamaria e ad Antonia Truppo, appaiono un po’troppo generosi. Ma onestamente bisogna considerare che, in campo femminile, non c’erano purtroppo grandi alternative, se escludiamo l’icona-Binoche.

Sui premi tecnici c’è poco da dire. Il racconto dei racconti, che se li è aggiudicati quasi tutti, è un lavoro internazionale, decisamente fuori scala rispetto agli altri concorrenti.

Di seguito tutti i vincitori e i link alle nostre recensioni:

Miglior film
Perfetti sconosciuti, regia di Paolo Genovese

Miglior regista
Matteo Garrone – Il racconto dei racconti – Tale of Tales

Miglior regista esordiente
Gabriele Mainetti – Lo chiamavano Jeeg Robot

Migliore sceneggiatura
Paolo Genovese, Filippo Bologna, Paolo Costella, Paola Mammini e Rolando Ravello – Perfetti sconosciuti

Migliore produttore
Gabriele Mainetti per Goon Films, con Rai Cinema – Lo chiamavano Jeeg Robot

Migliore attrice protagonista
Ilenia Pastorelli – Lo chiamavano Jeeg Robot

Migliore attore protagonista
Claudio Santamaria – Lo chiamavano Jeeg Robot

Migliore attrice non protagonista
Antonia Truppo – Lo chiamavano Jeeg Robot

Migliore attore non protagonista
Luca Marinelli – Lo chiamavano Jeeg Robot

Migliore direttore della fotografia
Peter Suschitzky – Il racconto dei racconti – Tale of Tales

Miglior film straniero
Il ponte delle Spie – Steven Spielberg

Miglior film europeo
Il figlio di Saul

Migliore musicista
David Lang – Youth – La giovinezza (Youth)

Migliore canzone originale
Simple Song #3 – musica e testi di David Lang, interpretazione di Sumi Jo – Youth – La giovinezza (Youth)

Migliore scenografo
Dimitri Capuani e Alessia Anfuso – Il racconto dei racconti – Tale of Tales

Migliore costumista
Massimo Cantini Parrini – Il racconto dei racconti – Tale of Tales

Migliore truccatore
Gino Tamagnini, Valter Casotto, Luigi d’Andrea e Leonardo Cruciano – Il racconto dei racconti – Tale of Tales

Migliore acconciatore
Francesco Pegoretti – Il racconto dei racconti – Tale of Tales

Migliore montatore
Andrea Maguolo, con la collaborazione di Federico Conforti – Lo chiamavano Jeeg Robot

Migliore fonico di presa diretta
Angelo Bonanni – Non essere cattivo

Migliori effetti digitali
Makinarium – Il racconto dei racconti – Tale of Tales

Miglior documentario di lungometraggio
S is for Stanley – Trentanni dietro al volante per Stanley Kubrick, regia di Alex Infascelli

Miglior cortometraggio
Bellissima, regia di Alessandro Capitani

Premio David giovani
La corrispondenza, regia di Giuseppe Tornatore

Premio Social Mercedes-Benz
Lo Chiamavano Jeeg Robot – Gabriele Mainetti

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