Venezia 2015. Non essere cattivo

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Non essere cattivo ***

Claudio Caligari è mancato la scorsa primavera, dopo aver quasi terminato il suo ultimo film, il terzo in 32 anni di carriera dopo Amore tossico e L’odore della notte.

Non essere cattivo debutta a Venezia, anche grazie alla determinazione dell’amico Valerio Mastandrea, che si è incaricato di terminare il montaggio, regalandoci il primo vero brivido di un festival finora in tono minore.

Caligari torna lì dove tutto era cominciato, alla rotonda di Ostia e ad un gelatino mangiato da uno dei suoi personaggi. Solo che gli anni sono passati e i ragazzi di borgata degli anni ’90 non si fanno più di eroina, ma di pasticche sintetiche e di cocaina quando va bene. Passano le notti in discoteca, con donne da poco e vivono di piccoli furti, imbrogli e spaccio soprattutto. Tutto, tranne che lavorare.

Il protagonista è Cesare, perennemente strafatto, vive con la madre e con la piccola nipotina malata di aids. Sua sorella  è morta prematuramente della stessa malattia.

Vittorio è il suo migliore amico: una vita insieme tra giornate che finiscono solo all’alba.

L’inizio è travolgente: la descrizione del loro mondo è partecipe e commovente, piena di ironia e ferocia. Caligari conosce bene i suoi personaggi e li racconta con grande onestà e spirito mai compiaciuto.

Le cose cambiano quando Vittorio incontra per caso una madre single, Linda, estranea al loro mondo: per amore decide di abbandonare gli stravizi e il milieu criminale, lavorando come muratore e poi aprendo un bar.

Gli altri amici non riescono a comprendere fino in fondo quella svolta e vorrebbero di nuovo coinvolgerlo nei loro piccoli imbrogli, nella loro vita fuori controllo.

Nel frattempo Cesare si mette assieme a Viviana, l’ex fidanzata di Vittorio, con la quale cerca di costruire un futuro meno precario, ma il mondo del lavoro non fa per lui e le scorciatoie della droga sono sempre troppo semplici da imboccare.

Anche se la vita sembra allontanarli, Vittorio non riuscirà mai ad abbandonare davvero l’amico di sempre.

Il racconto di Caligari utilizza la straordinaria simpatia dei suoi protagonisti per evitare un naturalismo troppo greve. Non c’è mai compiacimento nel suo sguardo, ma partecipazione divertita e commossa. Il film si ferma sempre un passo prima della tragedia o della farsa, mantenendo un miracoloso equilibrio drammatico, che è poi quello della vita.

Questo naturalmente senza voler giustificare le scelte dei suoi protagonisti e senza mai cercare di giudicarli, mostrandone però tutte le asprezze, i difetti, le debolezze.

Quello che colpisce profondamente è la sincerità struggente e malinconica del suo racconto, anche imperfetto magari, ma onesto nel racconto di queste vite sospese e buttate via, in un ambiente sempre ostile, estraneo, in cui i protagonisti si trovano costantemente fuori posto.

Una nota di merito va spesa, questa volta, per i produttori Taodue, Kimera Film e Raicinema, nonché per i quattro meravigliosi protagonisti, Luca Marinelli – mai così bravo in passato – e Alessandro Borghi, Silvia D’amico e Roberta Mattei.

Il lungo applauso, commosso e partecipe, che ha chiuso la proiezione ufficiale in Sala Grande a Venezia è solo un piccolo riconoscimento tardivo ad un talento capace di guardare nella sua breve carriera tanto al Pasolini degli esordi quanto alla lezione di Scorsese e del cinema delle mean streets, capace di un’umanità senza finzioni.

Amore tossico e L’odore della notte avevano forse un’urgenza narrativa più forte, una forza drammatica feroce, una rabbia antropologica e politica al tempo stesso. Ma Non essere cattivo rimane il testamento di Caligari, la sua dichiarazione di poetica e di affetti, per quel piccolo mondo di strada, attraverso il quale guardare la vita da una prospettiva marginale, inconsueta, mai consolatoria.

Non essere cattivo esce oggi nelle sale italiane. Andate a vederlo. Non ve ne pentirete.

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