Cannes 2015. Thierry Fremaux difende il festival

Thierry-Fremaux

In una lunga intervista, pubblicata da Le film francais e ripresa in parte anche da Screen International, Thierry Fremaux difende il festival dalle critiche e dagli attacchi, che inevitabilmente si sono riversati sulla manifestazione, nel primo anno della nuova presidenza, affidata a Pierre Lescure.

Fremaux ha innanzitutto difeso il ruolo dei partner privati nella vita del festival: il 50% delle risorse viene dalle sponsorizzazioni, esattamente come in passato, ma Lescure è stato più prodigo di ringraziamenti, rispetto al presidente cinephile Gilles Jacob. Questo non altera la fisionomia del festival che rimane l’unico a non presentare marchi sui propri cataloghi e sulle immagini ufficiali.

Il direttore ha quindi sottolineato la necessità non tanto di erigere un nuovo palazzo del cinema, quanto di avere a disposizione almeno due nuove sale da 500 posti, in modo da gestire il grande flusso di giornalisti e pubblico, che hanno davvero messo in crisi le strutture festivaliere, sostanzialmente immutate dal 1982.

Quanto all’eccessiva presenza francese in gara e nel palmares, nonostante la modesta accoglienza riservata dai critici, Fremaux si è rimesso al giudizio della giuria ed alla sua provvisorietà.

La forza del cinema francese e il peso delle produzioni e co-produzioni nazionali rivela solo la buona salute di quell’industria, che inevitabilmente, secondo Fremaux, si manifesta nei festival internazionali e ancor di più a Cannes.

Il direttore ha fatto ammenda sulla fragilità di The Sea of Trees di Van Sant, ma ha invece difeso l’altrettanto impresentabile film della Donzelli.

Ha rivendicato per le animazioni un posto nella selezioni ufficiale, ma forse non ancora in gara, nonostante Inside Out e Il piccolo principe fossero tra le cose migliori del festival.

Ha poi attaccato duramente la mania delle critiche a caldo su Twitter e la smania di essere il primo a dire qualcosa, non importa cosa, sui film in anteprima, a scapito di una maggiore serenità di giudizio.

Una difesa a tutto campo, parrebbe di capire. In parte giustificata, in parte figlia di una selezione debole e poco ragionata, come abbiamo già scritto su Stanze di Cinema.

Se sarà l’inizio di una nuova Cannes o solo un accidente temporaneo, ce lo diranno le prossime edizioni…

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