Cannes 2015. Marguerite et Julien

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Marguerite et Julien *1/2

Valerie Donzelli, dopo La guerra e’ dichiarata, decide di adattare una scneggiatura scritta originariamente da Jean Grualt per Truffaut e mai realizzata.

Assieme a Jeremie Elkaim, qui anche nei panni del protagonista, accanto a Anais Demoustier, ha messo mano a quel copione, per sottoporlo allo stesso trattamento che aveva riservato alla storia della malattia di suo figlio, al centro del film precedente.

E cosi’ il racconto dell’amore impossibile e incestuoso tra i fratelli Marguerite e Julien nella Francia del XVII secolo e’ messo in scena senza vere coordinate temporali, con anacronismi evidenti, chiuso in una cornice moderna.

Un esercizio da nouvelle vague che mentre aveva pagato con La guerra e’ dichiarata, qui mostra tutti i suoi limiti e la camera-stylo della Donzelli appare francamente fuori tempo massimo. Anche perche’ il soggetto e’ di quelli troppo controversi per potersela cavare con il bello stile. Difficile identificarsi con i due amanti, peraltro non particolarmente empatici, neppure quando la Donzelli li descrive come fuggitivi dalle convenzioni sociali.

Solo che quelle convenzioni non sono ne’ superate ne’ irragionevoli.

Ne nasce quindi una sorta di continuo cortocircuito, che spinge il film verso una sgradevolezza che mette a disagio.

E che lascia il vostro umile cronista senza mezzi per difendere l’indifendibile.

 

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