Cinema con vista: Focus

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Nicky Spurgeon (Will Smith) è il miglior truffatore che la piazza abbia mai visto, capace di architettare i colpi più audaci e di gestire un’azienda criminale dall’enorme fatturato. Un giorno incontra Jessie (Margot Robbie), una bionda senza eguali che, sedendosi al suo tavolo, gli fa perdere i soldi e la testa.

Dopo un poco riuscito After Earth, Will Smith cerca di recuperare i fasti de La ricerca della felicità con una pellicola dalla bella confezione, ma dallo scarso contenuto. American Hustle è ormai lontano ed il tentativo di offrire qualcosa di nuovo si spegne in un classico prodotto per  le masse.

Focus – Niente è come sembra è un film che si snoda attraverso diversi generi, cercando di sopperire alle lacune con la varietà. Il thriller si fonde nella commedia, per poi sfociare nel più classico dei romanticismi, offrendo un prodotto ”già visto” che ha troppa paura di non piacere per provare ad essere originale. L’obiettivo è quello di attirare la gente in sala con una confezione patinata alla Ocean’s Eleven, in cui la storia d’amore finisce col prevalere su tutto il resto. I furti, il riciclaggio, le truffe vengono presto dimenticati per puntare sul rapporto melenso di due personaggi che non riescono ad essere più di quello che sembrano. Lui ricorda un po’ Sean Connery in Entrapment, ma con una connotazione più sofisticata ed inespressiva. Lei è la classica bambolina profumata ed insaponata, che non va oltre a qualche sorriso. Non basta avere lavorato con Martin Scorsese per avere una carriera promettente, ed anche il classico “niente è come sembra” appartiene più ai personaggi che al film in sé. Qualche volta la macchina funziona e gli spettatori vengono ingannati a loro volta, ma le occasioni sono così sporadiche da non riuscire a recuperare un film senza pretese.

Come i cocktail annacquati che tanto piacciono al buon Nicky, Focus è più un divertissement momentaneo che qualcosa che ci ricorderemo negli anni. Forse qualche sequenza rimarrà impressa, ma per il resto tutto si riduce ad un’atmosfera dai tratti giocosi, in cui la serietà sembra proprio non volere trovare il suo spazio. Una serie di situazioni ben poco credibili si susseguono senza sosta sullo schermo, fino ad un finale poco incisivo e quasi ridicolo. Da notare, però, una riuscita sequenza in cui ad introdurre la scena è un personaggio ai limiti dello sconosciuto: un chiaro omaggio a “La stangata” di George Roy Hill, in cui ad aprire le danze erano stati i piedi di una comparsa. Purtroppo le citazioni non bastano per salvare un pellicola povera e tristemente “già vista”.

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